ABUSI E SOPRUSI: IL CASO FARM CULTURAL PARK

ABUSI E SOPRUSI: IL CASO FARM CULTURAL PARK

 

“Sicily: the art project that saved a town”
THE GUARDIAN

“Favara: la Sicilia che non ti aspetti da scoprire in due”
LA STAMPA, IL SECOLO XIX

“Prendi l’arte e cambia il mondo”
D – Blog LA REPUBBLICA

“Storie di un notaio «pazzo» e dei ragazzi di Favara”
IL SOLE 24 ORE

 

“Io ho una certa pratica del mondo; e quella che diciamo l’umanità, e ci riempiano la bocca a dire umanità, bella parola piena di vento, la divido in cinque categorie: gli uomini, i mezz’uomini, gli ominicchi, i piglianculo e i quaquaraquà.”

Molti dicono che si tratti proprio di quegli ominicchi del Giorno della civetta che lo scorso 29 luglio hanno ordinato la rimessa in pristino dello stato dei luoghi (cioè i Sette Cortili) occupati dall’ormai lontano 2010 dall’Associazione senza scopo di lucro Farm Cultural Park. Siamo in Sicilia a Favara, un comune di più o meno 32.000 abitanti nella provincia di Agrigento.

Prima di Farm Cultural Park la sfortunata cittadina di Favara, in provincia di Agrigento, era a malapena nota ai meno per ordinarie storie di abusi edilizi e degrado urbano, in stato talmente avanzato da provocare nel 2010 un grave incidente che, a causa del crollo di una palazzina fatiscente nel centro della città, costò la vita a due bambine.

Nel 2010 a Favara, il notaio Andrea Bartoli e sua moglie Florinda Saveia, entrambi nati e cresciuti lì, decidono di prendere in mano la situazione e impegnarsi per dare alle nuove generazioni ma anche agli abitanti stessi, una nuova prospettiva di crescita e speranza. È così che i due coniugi intraprendono, a loro spese, la riqualificazione di un’area dismessa nel centro della città sicula, chiamata i Sette Cortili.

La realtà di Favara grazie alla fattoria culturale e questo visionario e audace progetto diventa uno dei più riconosciuti e importanti poli culturali non solo in Italia, ma diviene inoltre punto di riferimento a livello internazionale.  Favara, da fatiscente terra di nessuno ottiene uno status diverso, un territorio in cui accogliere giovani e anziani, un luogo da cui ripartire per creare qualcosa insieme.

 

 

La città degli artisti e dei giovani – così viene definita – proprio di quegli stessi giovani che spesso in mancanza di valide opportunità si sentono costretti a spostarsi alla volta di luoghi più attrattivi e in grado di offrire loro maggiori possibilità.

Farm Cultural Park inizia la sua attività ospitando mostre e attività ricreative, fungendo da casa per tutti quegli artisti, musicisti, architetti, studiosi o semplici persone che credono nella necessità di condividere, di ricominciare e scommettere su un luogo apparentemente ostile, in grado però di creare, in vero, uno dei maggiori centri culturali e un case study di notevole importanza in fatto di rigenerazione urbana.

Le attività di Farm Cultural Park, il riconoscimento dell’associazione a livello nazionale e internazionale, la grande popolarità acquisita dall’importante riscontro mediatico ottenuto hanno permesso a Favara di diventare un nuovo polo non solo culturale, ma anche turistico e grazie all’attenzione degli imprenditori locali, ad aprire innumerevoli strutture turistiche e culturali dando vita ad una nuova economia. La notorietà di Farm Cultural Park e il relativo impatto sul territorio trovano un rapido riscontro anche sul web, non caso googlando su internet, il terzo risultato dopo le pagine del Comune e l’immancabile Wikipedia è proprio la Fattoria culturale.

Eppure tutto ciò non è bastato. Purtroppo capita, più spesso di quanto ci piaccia pensare e ricordare, che le cose finiscano a schifio.

Il giorno 29 luglio il notaio Bartoli riceve un’inaspettata telefonata da parte di un giornalista di un quotidiano locale che chiede dichiarazioni in merito alla recente ordinanza del Comune di Favara che prevede la rimessa in pristino dello stato dei luoghi.

Dopo aver accertato la veridicità della notizia, si apprende effettivamente che Farm ha 90 giorni per smantellare le opere d’arte presenti all’interno dei Sette Cortili ed in più pende sulla testa dell’associazione una sanzione pecuniaria che può arrivare fino a 20.000 euro.

Il casus belli è la prolungata attesa da parte di un signore, tra l’altro residente all’estero, con la propria macchina per uscire da un garage che si trova effettivamente all’interno dello spazio dei Sette Cortili. Fa riflettere, indubbiamente, come il motivo dell’ordinanza sia da ricercare nell’abusività di due installazioni – Butterfly Home e Equi-latera – per le quali era stato richiesto con ben tre mesi di anticipo il nulla-osta per il loro allestimento, ma d’altra parte data la non segreta lentezza dei tempi biblici della burocrazia italiana, tale iter sembra quasi normale.

Inoltre, quasi pleonastico è ricordare la difficoltà nel finanziare e sostentare iniziative di tali portate nel campo culturale che prevedono non indifferenti sforzi economici da parte dei Fondatori, di volontari e da poche imprese e privati che credono nella causa, nonostante grazie alla Farm, Favara abbia acquisito un flusso di visitatori e turisti che risulta superiore ai 100.mila l’anno. Per ultimo preme sottolineare che Farm paga il suolo pubblico su cui lavora e risiede, venendo così incontro alle lente pratiche amministrative realizzando opere di facile smantellamento e temporanee.

Quello che sconcerta è che ancora oggi la scelta di rischiare, di ridare dignità alle comunità, alle loro terre e ai beni comuni a proprie spese è soffocata e messa a tacere. Sembra quasi, e forse è proprio così, che la burocrazia invece di sostenere e incoraggiare iniziative in grado di portare un cambiamento e miglioramento del territorio, le ostacolino sbarrando la strada a qualsiasi ventata di freschezza e novità.

Ci auguriamo che la Farm non ceda a questi “ricattucci” e vinca le sue battaglie legali per continuare a far vivere in una delle terre più belle del mondo un posto magico come la fattoria.

Nonostante gli impedimenti, non bisogna desistere e cedere all’ignoranza e prepotenza ma è fondamentale lottare per uscire da questa ignavia dilagante e combattere per la sopravvivenza di una cultura che sia sinonimo di vita, sociale economica e artistica partendo dalle persone, dai cittadini, da noi.

 

Tools for Culture è con Farm Cultural Park, ci vediamo il 29 ottobre 2017 a Favara.

 

Federica Antonucci

Tools For Culture

Tools For Culture

Tools for Culture è un’organizzazione non profit attiva nel campo della ricerca, della consulenza e della formazione per l’economia, il management e le politiche dell’arte e della cultura. Il suo obiettivo è contribuire a estrarre il valore dalle risorse creative e culturali, rafforzando il loro impatto sulla qualità della vita, stimolando la creazione e il consolidamento di un network di professionisti, imprese e competenze, e fornendo assistenza strategica e tecnica in campo culturale.

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One thought on “ABUSI E SOPRUSI: IL CASO FARM CULTURAL PARK

  1. Abusi creativi, soprusi bizantini, ma anche tanta schizofrenia: con una mano le istituzioni si dichiarano consapevoli del valore culturale di Farm (tanto una dichiarazione non costa granché), con l’altra mano appongono i sigilli e sequestrano i sette cortili dopo appena poche ore. Si potrà dire che la mano destra non vede cosa fa la sinistra, certo. Ma già solo il fatto che le istituzioni pubbliche si muovano in questo modo risulta inquietante. La sciatteria istituzionale italiana ci fa passare anche sotto queste Forche Caudine: chi sono le istituzioni? E che poteri/facoltà/attribuzioni hanno? Ecco l’ennesimo danno della sovra-regolamentazione. Confondere il cittadino (magari non hanno mai letto Kafka), legittimare l’arbitrio (magari non hanno letto Orwell), alimentare e incoraggiare la disaffezione (magari non hanno letto un bignami di storia). Non sarà l’ultima goccia, ma tutte quelle accumulate sistematicamente, a far traboccare il vaso della nostra pazienza.


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