Alla ricerca del “corpo” perduto

Il potere della danzaterapia

Alla ricerca del “corpo” perduto

Uomo liquido, reticolare, multi-tasking, connesso, a-temporale, precario, visibile, frammentato, plurale, ibrido… quale modello o non-modello di uomo sembra emergere oggi, in quella che chiamiamo post-post modernità?

 

L’identikit potrebbe coincidere con un tipo di uomo fortemente cerebralizzato, incline al ragionamento analitico, dotato di grande abilità tecnica, capace di entrare entro schemi logici precostituiti, ma nello stesso tempo destituito di capacità creative e di produzione di senso. E allora la questione dell’identità, la presenza nel tempo e nella storia, una meta a cui tendere costituiscono ancora questioni fondate e fondanti, o sono destinate a svanire nell’incessante cambiamento e flusso informativo? I bisogni più fondamentali dell’uomo, quelli attinenti alla sfera della ricerca di senso, come possono trovare un valido supporto, come possono essere esplicitati? Questioni così profonde a cui timidamente ci affacciamo …

 

Le più recenti scoperte nel campo delle neuroscienze hanno evidenziato che non solo l’organismo costituito dall’associazione corpo-cervello interagisce con l’ambiente come un tutt’uno, ma che lo “stato emotivo” del corpo influenza i processi cognitivi (Changeux, Ricoeur, 1998). La non scissione dalla propria unitarietà psicofisica (quello che gli anglosassoni chiamano “the embodied self”) è dunque una condizione indispensabile per riuscire a percepire sé stessi, per riconoscersi, per avere con gli altri una “relazione vivificante”. A quale tipo di uomo, quindi, le neuroscienze ci conducono? Chi o che cosa è necessario scoprire o ri-scoprire?

 

Il presupposto di base sembra dunque essere quello di una visione compiuta della persona come essere relazionale, corporeo, che trova la propria autorealizzazione  nella costruzione di relazioni umane attraverso un linguaggio simbolico e non più impoverito dal moltiplicarsi dei rapporti indiretti perché mediati dai nuovi mezzi della comunicazione. È allora necessario che vengano ricreati spazi e occasioni di “integrazione” e di consapevolezza rispetto a sé stessi e al proprio modo di stare al mondo (per percepirlo come “attivo” e per non subire stimoli, richieste, bisogni imposti ed estranei a sé) e che le istituzioni formative diano il loro contributo nel promuovere un cambiamento che è insieme culturale ed etico-politico.

 

Uno degli spazi privilegiati in cui attivare e accompagnare processi di crescita e cambiamento è rappresentato dalle innumerevoli possibilità di declinazione dei linguaggi artistici in quanto mediatori di un’esperienza connotabile come creativa, immaginativa, corporea, espressiva, comunicativa, estetica e relazionale. Tra questi, in particolare, un percorso di DanzaMovimentoTerapia consente trasformazioni profonde in tempi brevi perché coinvolge il soggetto nella sua interezza; da modo inoltre di comporre in nuovi modi le differenti polarità che lo caratterizzano e, nel rispetto dei suoi tempi e dei suoi bisogni, lo aiutano ad affrontare la crisi che accompagna ogni reale apprendimento, inteso come messa in discussione delle proprie certezze e destrutturazione e riconnessione delle proprie conoscenze e prospettive.

 

Apprendere attraverso l’arte (e nello specifico, attraverso la DanzaMovimentoTerapia) significa “mettere insieme, ricomporre a partire da semplici elementi che ci appartengono; mettere insieme in modo nuovo, a partire dai nostri limiti per trasformarli in possibilità; comprendere non nel senso intellettuale del termine ma nel senso di fare spazio, dare tempo alle diverse istanze che ci appartengono e che spesso avvertiamo come contraddittorie e minacciose”.

 

Nel momento in cui il soggetto viene concepito come “attivo” e “costruttore” della propria conoscenza, l’apprendimento viene intimamente connesso all’idea di cambiamento e quindi alla capacità di mettersi in discussione, di tollerare il dubbio, di contemplare l’imprevedibilità e quindi di poter affrontare il nuovo e “non conosciuto”. E tutto questo sembra veramente, realisticamente, drammaticamente necessario; in fondo lo sappiamo da tanto, tantissimo tempo … solo “l’arte ci salverà”!

 

 

Marina Raglianti

 

 

Riferimenti
Changeux, J.P, Ricoeur, P. (1998) “La natura e la regola. Alle radici del pensiero”, Raffaello Cortina, Milano
Tools For Culture

Tools For Culture

Tools for Culture è un’organizzazione non profit attiva nel campo della ricerca, della consulenza e della formazione per l’economia, il management e le politiche dell’arte e della cultura. Il suo obiettivo è contribuire a estrarre il valore dalle risorse creative e culturali, rafforzando il loro impatto sulla qualità della vita, stimolando la creazione e il consolidamento di un network di professionisti, imprese e competenze, e fornendo assistenza strategica e tecnica in campo culturale.

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