Apriti cielo!

La fotografia come ricerca e pratica in alcune esperienze laboratoriali.

Apriti cielo!

Negli ultimi anni, contestualmente al mio lavoro di ricerca artistica, mi sono spesso interrogata sul “luogo” mentale nel quale le immagini sono create, pensate. Ciò che ho letto è che le immagini non si pensano in senso stretto e nemmeno si vedono così come siamo forse abituati a credere. A volte si ha la sensazione che esse nascano quasi all’improvviso, che si manifestino di colpo come le idee che sembrano proprio materializzarsi dal nulla. Questo luogo misterioso quanto il cilindro di un illusionista non è che il nostro cervello impegnato globalmente e in ogni singola parte in quello che si chiama processo creativo. È   possibile esplorare queste stanze sconosciute in cui avviene la creazione delle immagini ed è ugualmente possibile essere più consapevoli del processo che in esse avviene, in modo da poterlo riattivare più o meno coscientemente.

Superfici stratificate di senso, in qualche modo viventi e spontanee, le immagini sembrano non esistere prima di vederle ma invece esistono eccome, si stratificano nella nostra mente, fino a creare un bagaglio personale dal quale attingiamo per conoscere, interpretare e rappresentare a nostra volta il mondo che ci circonda. I nostri ricordi e le immagini che hanno nutrito il nostro sguardo fin da piccoli, sono determinanti nella codificazione di ciò che vediamo: la percezione è stimolata dalla nostra memoria visiva fino a creare un confine labile fra ciò che è reale e ciò che è immagine nella nostra mente. Come un onnipervasivo testo visivo, la realtà si presenta al nostro occhio che è capace di registrarla, interpretarla e narrarla.  L’esplorazione di questo limite labile permette di ricostruire un percorso personale attraverso l’accesso consapevole ad un linguaggio contemporaneo, quello dell’immagine, molto diffuso ma paradossalmente poco familiare.

La fotografia, nel corso dei secoli, ha permesso di amplificare questo processo, producendo sempre nuove immagini, influenzando il modo di vedere il mondo e di conoscerlo, costituendo archivi reali e inconsci ai quali ognuno fa riferimento. Cominciamo, per esempio, ad associare l’immagine, che vediamo in una vetrina qualunque, alla cameretta della casa dove siamo nati: certi colori o inquadrature ci fanno tornare indietro a sensazioni e luoghi precisi o ci ricordano altre immagini, magari viste nel nostro archivio di famiglia.

Mettere in relazione le immagini ha qualcosa di magico, una sorta di incantesimo che prende vita nel momento in cui si comincia a scomporre la stratificazione di cui ogni testo visivo è composto. Il loro accostamento, secondo assunti formali o concettuali, mette direttamente in comunicazione il nostro modo di vedere con l’inconscio, che continuamente crea associazioni in base alle proprie immagini mentali. Così ogni parola diventa visione, ogni ricordo e sensazione ha una sua proiezione che può essere ritrovata qua e là nel mondo, riconosciuta e ricostituita.

E’ proprio Bruno Munari che intitolava un suo libro  “Pensare confonde le idee”, un ironico gioco di parole che è diventata un’inaspettata traccia per alcuni laboratori che sto conducendo e che sono nati grazie alla mia esperienza di ricerca. Ho pensato fosse molto interessante potersi avvicinare all’immagine fotografica abbandonando per un attimo la linearità del pensiero razionale, confrontandosi con essa in maniera libera, sperimentale e potenziale. Esplorare una grammatica visiva che, a partire dal lavoro sulle e con le immagini, costruisce possibili percorsi di narrazione e interazione con gli altri e con lo spazio circostante. Questo approccio implica l’importanza di un metodo di ricerca dell’arte e nell’arte senza il quale la creazione non potrebbe avere piena realizzazione: accanto all’intuizione coesiste infatti un processo fatto di senso, un itinerario che permette, nel momento in cui lo si percorre, di verificare le proprie iniziali ipotesi intuitive attraverso l’osservazione, la conoscenza, il confronto.

Allo stesso modo, i laboratori sono momenti di approfondimento di metodi di ricerca ed interazione con le immagini, attraverso cui è possibile stimolare una relazione con esse che sia il più possibile consapevole della loro natura, ma al contempo libera da rigidi paradigmi. E’ in questo modo che è possibile attivare coscientemente l’interazione fra l’immenso patrimonio visivo-emotivo che abita la nostra mente e le immagini che ci circondano.

Nella nostra epoca le immagini viaggiano veloci e raggiungono facilmente l’intimità delle nostre vite attraverso Internet, diventando sempre più saldamente connesse alla nostra esperienza quotidiana. I loro racconti si fondono a quelli della nostra vita vissuta, stimolando nuove potenziali storie in cui realtà fotografata e vita vera si intrecciano indissolubilmente.

Con l’intento di stimolare una consapevole interazione fra testo visivo e racconto nasce un altro esperimento laboratoriale che è attualmente in corso, in collaborazione con un vivaio di Roma, Vivaio Albero Blu: Una serra, un archivio. Il vivaio è un territorio particolare, chiuso e aperto nello stesso tempo, fermo e in movimento; la serra, come un gioco di scatole cinesi, è un microcosmo dentro un macrocosmo. Questo laboratorio si propone di esplorare (metaforicamente e fisicamente) una serra come luogo di trasformazione e confine fra realtà, rappresentazione e racconto, educando ad uno sguardo consapevole. La serra diventa dunque un grande archivio in cui l’universo poco esplorato delle piante si intreccia a quello delle immagini inconsce e reali rappresentando pensieri, suggestioni e storie che fanno parte del nostro bagaglio visivo.

L’intento di questi percorsi didattici è quello di accedere alla fotografia nella sua complessità: l’immagine, come la parola, diventa così materia di ricerca, processo artistico e riflessione per accedere a se stessi e al mondo.

 

 

Novella Oliana

Tools For Culture

Tools For Culture

Tools for Culture è un’organizzazione non profit attiva nel campo della ricerca, della consulenza e della formazione per l’economia, il management e le politiche dell’arte e della cultura. Il suo obiettivo è contribuire a estrarre il valore dalle risorse creative e culturali, rafforzando il loro impatto sulla qualità della vita, stimolando la creazione e il consolidamento di un network di professionisti, imprese e competenze, e fornendo assistenza strategica e tecnica in campo culturale.

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