Auguri per sempre

Propositi per il nuovo anno.

Auguri per sempre

Tardo pomeriggio di uno di quei giorni fra Natale e l’Epifania nei quali sembra impossibile orientarsi senza il calendario, di quelli in cui ci si ritrova a chiedersi almeno un paio di volte “ma è domenica?”. No, non è domenica, o forse sì, ma poco conta: questo disorientamento vacanziero (anche per chi resta al lavoro, inevitabilmente travolto dallo smarrimento causato dalle saracinesche abbassate e dai post con troppi mari e troppe montagne) porta con sé un’improvvisa attitudine al bilancio dell’anno che si appresta ad essere salutato e, fra un dolce alla frutta candita e apocalittiche domande sui programmi per la notte di San Silvestro, spuntano, sui social o sulle timide pagine delle agende retrò, gli elenchi dei buoni propositi.

In questo giovedì travestito da domenica un po’ di smarrimento colpisce anche me e mentre passo la penna fra le dita e scarabocchio un foglio, troppo disorientata anche per avere buoni propositi, mi ritorna alla mente un elenco che, anche se non è stato scritto per annunciare buone intenzioni, mi sembra essere il più adatto da augurarmi.

L’autore è Ettore Sottsass ed è stato scritto nel 2003:

“Un po’ di calma, un po’ di silenzio, un po’ di dubbi, un po’ di debolezza, un po’ di curiosità, un po’ di domande, un po’ di ambiguità, un po’ di pensiero, un po’ di cura, un po’ di solitudine, un po’ di spavento, un po’ di forse, un po’ di chissà, un po’ di attenzione, un po’ di aiuto, un po’ di perplessità, un po’ di dolce, un po’ di amaro. ciao vado… Ettore”

Lo leggo e rileggo e quella musicalità così elementare e al contempo esaustiva e totalizzante mi fa scivolare nell’incredibile universo di Ettore Sottsass. Fra i tanti libri letti nel corso degli anni, riprendo la pubblicazione dedicata ai suoi libri d’artista (a cura di Giorgio Maffei e Bruno Tonini, Corraini 2011) e ci ritrovo la brulicante vitalità centellinata nell’elenco. Ciò mi sembra quanto mai inevitabile ricordando che l’avventura editoriale di Sottsass, condivisa in ogni suo dettaglio con Fernanda Pivano, ha avuto inizio nel 1962 quando la coppia si trasferì a Palo Alto, in California, per seguire delle cure necessarie a Sottsass affetto da una grave malattia: durante la permanenza in ospedale Pivano propose la redazione di una rivista, intitolata «Room East 128. Chronicle», a metà tra il diario personale e il bollettino medico, con la preziosa collaborazione di scrittori americani dei quali era amica. Nel giro di pochi mesi furono pubblicati quattro numeri, sempre più consistenti e strutturati, benché lo spirito che li animava era più goliardico che artistico, tanto che lo stesso Sottsass disse del secondo numero: “È venuta fuori una cosa un po’ fessa e un po’ patetica come le torte fatte in casa, crude di dentro e bruciate di fuori. Solo chi ci vuole molto bene ci ha perdonato quella torta”.

In realtà non è stato necessario perdonare loro un bel niente perché quella rivista mal stampata è stato l’inizio di Edizioni East 128, una straordinaria avventura editoriale continuata a Milano a partire dal 1963 fino al 1970, fonte di ispirazione per il variegato mondo dell’editoria d’artista e della controcultura della seconda metà degli anni Sessanta e del decennio seguente. La proposta editoriale di Edizioni East 128 ha avuto una forte cifra biografica, tale da restituire l’affasciante rapporto, sia artistico che privato, di Sottsass e Pivano. Innanzitutto i contatti internazionali della coppia sono stati da subito parte integrante dell’esperienza editoriale, come dimostrano “Tao” (1963), libro a fisarmonica, in 300 esemplari numerati, con illustrazioni di Hsiao Chin, nonché la frequente collaborazione di scrittori e poeti americani, come nel caso di “Monday, In the Evening”, 21: VII: 61 (1963) con testi e disegni di Philip Whalen e fotografie di Sottsass; “Thirteen Mad Sonnets” (1964) con testo e disegni di Michael Mc Clure e fotografie di Sottsass. I libri furono anche strumento di racconto di un mondo intellettuale affascinato dall’Oriente, dalla fuga dai confini della cultura e della società occidentale, diffuso in quegli anni e che coinvolgeva entrambi. Si pensi a “Auguri per sempre” (1963), edizione in 309 copie con testi di Pivano, autori mistici indiani e serigrafie di Sottsass; a “Diario di famiglia” (1963) e ancora “Fernanda Pivano e Ettore Sottsas (abitanti in via Manzoni 14) 20121 Milano invocano…” (1967), pubblicazione di pochi fogli composta da testi e disegni ispirati al misticismo, pubblicato come augurio per il nuovo anno.

Ed ecco che fra gli auguri pacifisti di Sottsass e Pivano e il calendario del 1963 stampato in Auguri per sempre riprendo coscienza della mia dimensione spazio temporale e anche se forse è domenica o forse no, capisco che è opportuno, come non mai, fare buoni propositi.

Il mio buon proposito è di vedere (e fare) libri belli come quelli delle Edizioni East 128 perché, per usare ancora le parole di Sottsass, “stampare libri è un piacere speciale, depositare un po’ della vita propria o di chiunque altro sulla carta stampata, far girare tra la gente un po’ della vita, suscitare vita, suscitare pensieri, emozioni, odio, disprezzo, allegria, conoscenza, forse anche trovare la propria reale posizione sul pianeta. Se il libro non si vende, restano in magazzino metri cubi di carta stampata: non importa molto. Il libro si è fatto, il poco o tanto della vita è stato depositato sulla carta stampata e resta la speranza che la carta sia buona”.

 

 

Federica Boragina

 

[Nella foto: Ettore Sottsass e Fernanda Pivano, Auguri per sempre, East 128 Edizioni, Milano 1963]
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