Beirut-Roma, andata e ritorno: dove ci sentiamo a Casa?

Beirut-Roma, andata e ritorno: dove ci sentiamo a Casa?

Immigranti, emigranti, residenti ed espatriati; chiunque di voi stia cercando un luogo, qualcuno o qualcosa che si possa chiamare Casa, sia allegro: non è solo. Stili di viaggio, nomadismo intellettuale, scambi culturali e globalizzazione stanno offrendo a chiunque stia sulla terra opportunità non già di esplorare ma anche di sperimentare la dissoluzione di spazio e tempo attraverso mobilità, tecnologia e perfino arte. Adesso Casa può essere dovunque, comunque. Un anno fa ho lasciato Beirut per un Master in Italia, tra Firenze e Roma. Per me, come per molti, l’ambiente italiano permette un adattamento facile e rapido: è un ambiente caotico, corrotto, paralizzato nell’infrastruttura e culturalmente dinamico. Mi sono sentita a casa.

 

Dal 15 novembre 2017 e fino al 20 maggio 2018, nell’ambito della serie “Interactions across the Mediterranean”, il MAXXI dedica il terzo capitolo a Beirut. Trentasei artisti, architetti, cineasti, musicisti, danzatori, ricercatori e attivisti raccontano la storia di una città che resiste, culla di innovazione artistica, attraverso più di cento opere. Curata da Hou Hanru e Giulia Ferracci, “Home Beirut. Sounding the Neighbors” descrive questa capitale del Mediterraneo con la stessa diversità nella quale sono cresciuta. La mostra è divisa in quattro sezioni e descrive ingegnosamente la scena artistica vibrante di Beirut: produzioni d’arte contemporanea che si dibattono tra il dichiarare al mondo che Beirut guarisce dalle ferite della guerra da una parte, e cercando di fatto di farla guarire dall’altra.

 

Ecco le quattro sezioni della mostra.

 

“Home for Memory”: Roma è eterna, Beirut incostante. Beirut continuerà a cambiare ma esisterà per sempre, è la sua storia a riempirsi di tentativi di distruzione che costruiscono la sua resilienza. L’arte contemporanea libanese è stata un prisma della guerra ma ha costantemente negato di esserne prigioniera. In “33 Jours” Laure Ghorayeb racconta della guerra del 2006. Per quanto breve la lunga serie di disegni ne illustra le tracce persistenti, l’asprezza delle sue immagini e la violenza delle sue parole. Le guerre possono finire, ma le loro cicatrici sono davvero lenite?

 

“Home for Everyone?”: Beirut è un mosaico di fazioni religiose, un asilo per rifugiati dei Paesi vicini, una sorgente di multiculturalismo e un innesco di posizioni politiche globali. Chi sono i suoi proprietari? Chi gli inquilini? E gli abitanti? Ziad Abillama rappresenta un esodo di massa di Arabi nella sua installazione senza titolo. Spiazzati dalle proprie capitali gli Arabi cercano, e trovano, riparo dovunque. Gli stranieri diventano residenti e I residenti diventano espatriati, dunque ognuno può esser tuttora benvenuto? E dove?

 

“Home for Remapping”: Immaginiamo una Beirut, studiamola, riconosciamola, pianifichiamola, sogniamola e creiamola; costruiamo, distruggiamo, ricostruiamo e non fermiamoci mai. Nella frammentata “Beirut Caoutchouc” di Marwan Rechmaoui i pezzi tagliati imperfettamente rendono in modo perfetto la struttura urbana complessa dela città. Ci cammini sopra per contemplarne le strade e cerchi di capire il tessuto urbano, ma non ci riesci. Che cosa può dirci una mappa incolore in una stanza incolore, circondata dall’incolore “Proposta per un sito del Museo di Beirut” dell’architetto Bernard Khoury e dell’artista Walid Raad? Tanto. Ci dice che una città come Beirut non può avere un colore, un aspetto, ci dice che può cambiare di continuo e che cambierà costantemente.

 

“Home for Joy”: La melodia familiare e distante da una canzone di Oum Koulthoum ci dà il benvenuto all’ingresso della mostra, poi incontriamo danzatori, cantanti e molte anime felici, perché Beirut è una casa felice e gli spari celebrativi non sono che la piccola rappresentazione di un giorno ordinario a Beirut. La video installazione di Ziad Antar, intitolata “Wa” è un semplice esempio di come la gioia può essere trovata in questo Paese: cuori puri, musica e sfide.

 

“Home Beirut” ci porta in viaggio in una terra di molteplicità e ci mescola nella mistura ce questa città fa costantemente fermentare. Ogni artista ha descritto Beirut in un modo che può essere riconosciuto da ogni visitatore, e Beirut a Roma vale la visita. Alla città che è stata Casa per me negli ultimi mesi, dalla città che – dovunque io possa trovarmi – sarà sempre la mia Casa: Grazie. Hai saputo mostrare a me e a tutto il mondo in che modo Beirut, ma anche Roma, è Casa per ciascuno.

 

 

Joya Sfeir

 

English Version

 

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