Da Bodoni a FMR, la bellezza inevitabile

Da Bodoni a FMR, la bellezza inevitabile

Non si è mai scritto così tanto come oggi. Ogni giorno fiumi in piena di parole, singhiozzando al ritmo di 140 caratteri o poco più, inondano i monitor da sei pollici dei nostri smartphone e quelli dei computer. Eppure mai come oggi la cura e l’attenzione per la scrittura sembra aver perso d’importanza, tra orrori ortografici, che non fanno più arrossire nessuno, e segni di punteggiatura scomparsi, nella migliore delle ipotesi. Che senso può avere, in questo panorama, parlare dell’eleganza del carattere, della raffinatezza del segno e dell’impaginazione? Chi troverebbe di un qualche interesse l’equilibrio tra i pieni e i vuoti sulla pagina bianca o l’alternarsi di linee spesse e sottili nella composizione della parola? Eppure basta ascoltare le parole di un “vecchio editore”, quel Franco Maria Ricci che dagli anni Sessanta del secolo scorso ha rivoluzionato il concetto stesso di libro e rivista d’arte, per farsi travolgere, tutti, nessuno escluso, dalla passione per la bellezza del carattere tipografico inventato alla fine del Settecento da Giambattista Bodoni.

“Io nasco dalla scoperta di Bodoni e di tutto quello che gli gira intorno. Non era semplicemente un tipografo: era un inventore di bellezze e di eleganze nella tipografia. Lui portava la modernità attraverso l’arte grafica. Ha disegnato un carattere stupendo e non sarà più possibile crearne uno più bello di quello bodoniano. Io me ne innamorai subito, del modo in cui si presenta, delle sue proporzioni. Per me Bodoni non è solo un catalogo di caratteri. È usare i caratteri e, soprattutto, l’impaginazione per esprimere un concetto di bellezza e di eleganza”. Franco Maria Ricci, dal documentario Éphémère – La bellezza inevitabile

Non importa quanti # e quante emoticon mi aiutino ogni giorno a riassumere in poche righe quel che penso e provo. Di fronte all’emozione contagiosa che traspare ancora dagli occhi di questo genio visionario, quando sfoglia adorante i volumi della sua collezione di opere bodoniane o quando mostra con orgoglio i suoi libri su carta azzurrina di Fabriano, la forma della parola torna a essere protagonista. Non forma vuota, ma anch’essa portatrice di senso e di bellezza. Come un logo, come un abito di un grande stilista, come una casa.

“Ecco lui con il Bodoni creava come delle costruzioni, delle case, dei luoghi che potevano ricevere tutto”. Tullio Pericoli, dal documentario Éphémère – La bellezza inevitabile

Franco Maria Ricci, dal 1965, ha ristampato alcune delle opere più importanti del “tipografo” parmigiano Giambattista Bodoni: il Manuale Tipografico, l’Oratio Dominica, l’Encyclopédie di Diderot e D’Alembert. Opere monumentali e visionarie, diventate sorprendentemente all’epoca dei best seller e dei must-have (e oggi collezionate come opere d’arte). E poi, con il carattere Bodoni e con la sua essenza, Ricci ha continuato a pubblicare tutti i suoi libri straordinari, su temi straordinari, con immagini straordinarie e con la collaborazione di scrittori straordinari: Jorge Luis Borges, Octavio Paz, Italo Calvino, Roland Barthes, Umberto Eco, solo per citarne alcuni (e scordarne molti, altrettanto importanti).

La sua storia, i suoi libri, i suoi ricordi, i suoi amici illustri e le sue avventure visionarie saranno raccontate l’8 dicembre alle 12, al Teatro Regio di Parma, con la prima mondiale del documentario Éphémère – La bellezza inevitabile, di Simone Marcelli, Barbara Ainis e Fabio Ferri, in occasione dei festeggiamenti per il suo ottantesimo compleanno. Una festa grandiosa, aperta a tutti (ingresso gratuito), in perfetto stile ricciano… ma per lui sarà una sorpresa!

Ginevra Bartoli
Tools For Culture

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