Cannes Lions: dove tutto è ispirazione da portarsi a casa

Creatività o tecnologia? Il gotha della creatività mondiale si è riunito come ogni anno a Cannes, dove si parla di Futuro.

Cannes Lions: dove tutto è ispirazione da portarsi a casa

Non è facile raccontare Cannes Lions, il festival che raccoglie in un unico (meraviglioso) luogo i creativi, marketer, brand, agenzie di tutto il mondo della industry della creatività e dell’advertising e per una settimana li nutre di ispirazione ed energia. Letteralmente.

Quest’anno Cannes è stata colorata dalle bag azzurre e blu dei partecipanti dal 18 al 22 giugno e in  questi 5 giorni (edizione snellita rispetto ai 7 giorni degli anni precedenti) gli input sono stati davvero tantissimi. Ogni giorno, al Palais des Festival, decine e decine di seminari hanno raccontato ciò che sta avvenendo nel mondo della creatività, ma soprattutto hanno provato a raccontare ciò che accadrà, i trend, le sfide e le opportunità. Ma al Festival della Creatività più famoso al mondo non ci sono solo i seminari tra gli ingredienti di questa carica incredibile che resta addosso per mesi. C’è la Promenade de la Croisette dove le spiagge private dei grandi hotel vengono scelte dai brand  – Facebook, Spotify, The Economist, solo per citarne alcuni – come quartier generale. E allora ti ritrovi ad ascoltare qualcuno che parla di nuovi disruptive business model da un dondolo vista mare. Il contesto è un boost alla creatività di brand che già sono conosciuti per le loro idee. E’ un’ispirazione continua che spinge in avanti i confini.

A festival concluso, dopo una settimana frenetica nel cercare di non perdersi nulla – nessuna esperienza, nessun super ospite, nessun seminario dal titolo imperdibile – emergono dalla mole di contenuti nella propria testa delle parole chiave. Come dei fili conduttori o delle “etichette” attorno alla quali si raccolgono pensieri più o meno sparsi; connessioni che poi verranno a galla durante tutto l’anno.

Sì, perché Cannes è davvero un fare scorta di energia e ispirazione per i dodici mesi in avanti.

In un’epoca sempre più tecnologica, dove i termini AI, chatbot e blockchain (di cui si è parlato parecchio, specialmente ai Lions Innovation) si avviano a diventare di uso quotidiano, la creatività conta ancora?

Conta eccome. E’ la creatività il vero driver che trasforma la vita delle persone, non la tecnologia. A dirlo è stato Google, che con la tecnologia ha creato il suo impero. “La tecnologia da sola non è niente fino a che non ha un impatto positivo nella vita delle persone”. L’hanno detto Steve Vranakis, Executive Creative Director di Google, e Robert Wong, Vice President di Google Creative Lab, mostrando una carrellata di campagne made by Google che dimostrano coma la creatività sia il vero driver per rendere il mondo migliore. Si sente spesso dire che sia la tecnologia a spingere in avanti il futuro. Come ha detto Robert Wong, Vice President di Google Creative Lab, è l’immaginazione degli esseri umani che ci permette di disegnare nuove idee e trasformarle poi in cose reali.   Usiamo la creatività e l’immaginazione per immaginare un mondo migliore. E poi costruiamolo insieme.

 

Qui sotto alcune mie (personali) parole chiave di questo 65mo Cannes Lions International Festival of Creativity.

  1. Empatia

Non poteva mancare come parola chiave una delle mie preferite in assoluto: empatia.

Ne hanno parlato in molti, tra cui Apple che, in un seminario dal titolo “Reimagining  the Retail Experience”, ha svelato una delle sue regole cardine nella selezione dei propri dipendenti: l’empatia, appunto. Il tema è uno di quelli che di grande attualità (e urgenza, oserei dire, visto che non possiamo più permetterci di ignorarlo): il binomio esperienza e spazio fisico. Un po’ come sta accadendo negli spazi culturali, dai musei ai teatri, l’esperienza in-store è quella che fa la differenza, è quella che genera il valore aggiunto. Se ne parla da un po’ ma tra il dire e il fare c’è ancora troppo spesso di mezzo il mare. Quasi come uno spazio culturale, Apple è molto chiara sul fatto che i suoi dipendenti non devono vendere nulla. Devono arricchire le persone con storie che insegnino loro cose che ancora non sanno. Perché Apple è nel people business e – come ha detto Angela Ahrendts, Senior Vice President of Retail and Online Stores – il suo lavoro è quello di umanizzare la tecnologia, diffondere la cultura della creatività ma sempre con il focus sulla human connection, – che è il vero elemento che Apple punta a misurareche altro non è che ciò che definiamo empatia.

  1. Trust e Purpose

Due parole ripetute spesso in vari seminari. In quello dal titolo “Founders’ Formula: Pioneering for Purposeful Growth” di Unilever, Keith Weed, Chief Marketing and Communication Officer, ha ricordato la storia di William Hesket Lever quando, negli anni 90 del 1800, aveva iniziato a rendere il mondo un posto migliore con il suo sapone, scrivendo le sue idee su esso ed esportandolo poi in tutto il mondo. Solo se ciò che facciamo ha un intento (‘purpose’ mi pare suonare più forte di ‘intento’) forte, chiaro e definito, può avere successo nel cuore delle persone. E costruire la fiducia, mattoncino dopo mattoncino, è il passo successivo.

Sul palco con Weed c’era anche Guido Martinetti, fondatore di Grom.

Personalmente non conoscevo bene la storia dietro a Grom e devo dire che, da amante di metafore, parallelismi e voli pindarici mentali vari, mi ha affascinato. Guido lavorava in un’azienda di vini in Europa … lavava i pavimenti. Lì ha cominciato a capire il concetto del terroir e ha iniziato a prendere forma nella sua testa una domanda: “Perché non applicare al gelato la filosofia della produzione del vino,  coltivando i migliori ingredienti con l’obiettivo di fare il gelato migliore del mondo?” A Torino, con pochi soldi, ha aperto una piccola gelateria. E quando vendeva il gelato non era più un venditore. Era più un agricoltore del quale le persone hanno iniziato a fidarsi. E alla fine anche gli agricoltori da cui acquistava gli ingredienti hanno creduto nel suo approccio. “Se dimentichi i tuoi sogni e i tuoi obiettivi perdi la tua anima e il cliente e le persone con cui lavori si accorgono che manca qualcosa.” è la sua frase che mi porto in tasca. Può sembrare banale ma i momenti di “dimenticanza” possono capitare per mille motivi durante l’anno.

  1. Mentor

Questa è una di quelle parole chiave che mi ronzano per la testa da qualche tempo. A  Cannes Lions ne ha parlato in particolare una persona che ha un posto speciale nel mio olimpo di persone ‘inspiring’ e da prendere come modello. E’ David Droga, Founder e Creative Chairman della sua Droga5, l’agenzia pubblicitaria con la quale ha collezionato premi su premi. E’ stato lui ad aprire il festival con un primo seminario che sembrava più un racconto del suo viaggio nel mondo della creatività.  Il suo è stato un vero e proprio invito ad uscire dalla propria comfort zone. Quando siamo in dubbio, meglio scegliere i giusti mentor piuttosto che optare per il comfort e la sicurezza. Se a questo aggiungiamo le buone intenzioni, il talento e l’etica, allora è molto probabile che siamo sulla strada per arrivare a essere esattamente ciò che vogliamo essere.

Per concludere, una selezione di tre delle più belle campagne premiate a questi Cannes Lions.  Non c’è dubbio che anche qui ritroviamo come filo conduttore un raccontare le emozioni mettendo al centro l’uomo (la connessione umana di cui hanno parlato Apple, Unilever, Google, solo per citarne alcuni). Enjoy!

  1. Hope

Grand Prix nella categoria Film Craft, Hope è la campagna realizzata da Blur Films Madrid e Sra. Rushmore per la Croce Rossa Internazionale (ICRC – International Committee of the Red Cross). Due minuti per un film che, credo, sia quasi impossibile da vedere senza versare anche solo una lacrima. “Niente ospedali, niente speranza” è il payoff. La campagna vuole portare l’attenzione su tutte le vittime della guerra, anche quelle che vengono abbandonate a loro stesse togliendo anche l’ultima speranza dopo aver perso quasi tutto.

Qui il video

 

  1. Trash Isles

La campagna è stata creata dall’agenzia AMV BBDO (Londra) per The Plastic Oceans Foundation e LADBible. Trash Isles ha vinto il Grand Prix nella categoria Design per la creatività applicata nel generare consapevolezza e attirare in maniera forte l’attenzione pubblica su un problema così serio come quello della plastica negli oceani. Nel nord del Pacifico c’è una massa di rifiuti di plastica grande quanto l’intera Francia.. qualcosa che, scritta così, sembra impossibile passi inosservata, mentre invece viene ignorata dai governi del mondo. Quello che è stato fatto è stato proporre, l’8 giugno 2017 – Giornata Mondiale degli Oceani -, questo enorme ammasso di rifiuti chiedendo alle Nazioni Unite per il riconoscimento come vero e proprio Stato.  Perché, hanno pensato i promotori della campagna, se è riconosciuto come Paese ufficialmente, allora altri Paesi saranno obbligati ad aiutare. Ecco allora che è stata creata un’identità per il nuovo paese ed è stato chiesto al pubblico di supportarlo diventando cittadini.

Qui il video

 

  1. Today at Apple

E’ la campagna (realizzata da TBWA\Media Arts Lab, Los Angeles) con la quale Apple ha vinto un Grand Prix in “Brand Experience and Activation”. Con questo programma – chiamato appunto “Today at Apple” – il brand fa il salto tra il dire e il fare nel grande tema della retail experience del futuro mirando a trasformare i suoi negozi fisici in educational center, veri e propri luoghi di incontro con workshop dove imparare e lasciarsi ispirare.

Qui il video

 

 

Eugenia Morato

Tools For Culture

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Tools for Culture è un’organizzazione non profit attiva nel campo della ricerca, della consulenza e della formazione per l’economia, il management e le politiche dell’arte e della cultura. Il suo obiettivo è contribuire a estrarre il valore dalle risorse creative e culturali, rafforzando il loro impatto sulla qualità della vita, stimolando la creazione e il consolidamento di un network di professionisti, imprese e competenze, e fornendo assistenza strategica e tecnica in campo culturale.

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