Castellinaria: più teatro per un pubblico decentrato

Aggiornamenti dalla scena teatrale e musicale del Lazio.

Castellinaria: più teatro per un pubblico decentrato

Il Lazio, secondo i dati SIAE in “Annuario Spettacolo 2017”, è la seconda Regione italiana per maggior numero di spettacoli teatrali con 18.192 allestimenti tra prosa, lirica, rivista e commedia musicale, balletto, burattini e marionette, arte varia e circo. L’offerta di spettacolo è tuttavia concentrata quasi esclusivamente sul comune di Roma, mentre le aree più estese prive di attività teatrale si trovano nelle province di Rieti e Frosinone. La Ciociaria vanta un solo dato rilevante,  relativo alla XV edizione dei Fasti Verolani, Festival internazionale del Teatro di Strada, che nel 2014 conquista il livello di partecipazione più alta in Regione con ben 3.891 ingressi a spettacolo (dati Mibact in “Panorama Spettacolo 2016”); un dato che da solo non basta a rimediare a quella che è a tutti gli effetti un’assenza, contrastata da poche compagnie amatoriali e da piccole rassegne comunali di cui poco o nulla si conosce. Per arricchire l’offerta sono necessari contenuti tangibili e fruibili, e in questa estate 2018 giunge inaspettata nella Valle di Comino una ventata di freschezza e buoni propositi che ha la forma di un Festival del Teatro Pop denominato Castellinaria: «per stare all’aria aperta, immersi nel buio, a vedere le stelle grandi e stare con la testa tra le nuvole. Perché vogliamo osare, costruire un castello in aria e far sì che le fondamenta siano solide», nuovissima iniziativa della compagnia romana Habitas (Livia Antonelli, Chiara Aquaro, Niccolò Matcovich) e del regista alvitano Ivano Capocciama.

Le rovine di un castello che da secoli domina la piana di Alvito, un luogo decentrato e dal quale di giorno è bello osservare il verde della vegetazione e il giallo del grano e di notte è magico scoprire le luci che animano la scura e vasta vallata: così possiamo descrivere Castello Cantelmo, un luogo accogliente, le cui mura perimetrali, all’interno delle quali si sono succeduti dal 21 al 27 luglio gli allestimenti teatrali del Festival, appaiono sotto forma di loco deputato alla messinscena. Un teatro senza soffitta, che se c’è la luna e si vedono le stelle non si potrebbe desiderare scenografia migliore.

Sette spettacoli per sette serate: “E quindi uscimmo a riveder le stelle” con Giorgio Colangeli e Tommaso Cuneo, “Siante e Breghiande” di e con Fulvio Cocuzzo, “L’imbroglietto – Variazioni sul tema” di Niccolò Matcovich, “Aplod” di Rodolfo Ciulla, “Questa è casa mia” di Alessandro Blasioli, “Semi” di Compagnia Vulìe Teatro e “Abu sotto il mare” di e con Pietro Piva. Due esibizioni musicali dal vivo: “Illusion of eternity – Modular in concerto” con Adriano Matcovich, Federico Procopio e Nicolò di Caro e “Mario Insenga & Blue Stuff”. Tre laboratori curati rispettivamente da Andrea Cosentino (“B Clown”), Teatro e Critica (“Lo sguardo nel castello”) e Bologninicosta (“C’era quella volta che”). E inoltre da segnalare l’interessante incontro tra le compagnie presenti e Hilenia De Falco, rappresentante di C.Re.S.Co. – Coordinamento delle Realtà della Scena Contemporanea, progetto avviato nel 2010 il cui obiettivo è mettere assieme gli operatori e gli artisti italiani della scena contemporanea e permettere loro di lavorare congiuntamente per costruire un progetto e una sensibilità che siano insieme poetici e politici. Durante il dibattito sono emersi alcuni temi “sensibili”, come quello relativo alle difficoltà incontrate dagli artisti nei processi organizzativi e distributivi. La discussione si è focalizzata dunque sulla figura dell’organizzatore, ritenuta dai giovani artisti difficile da identificare e coinvolgere nelle produzione a causa delle risorse limitate; questa lettura è stata in parte smentita durante l’incontro, dove è emersa la disponibilità di giovani ma qualificati professionisti nel seguire l’attività di compagnia e sposarne il progetto, investendo onestamente sulla crescita e la qualità artistico-produttiva senza pretese economiche irreali.

A tal proposito la cura dell’aspetto organizzativo si è rivelata fondamentale per Castellinaria, permettendo l’avvio di un tangibile legame con il territorio ospitante, obiettivo perseguito non solo attraverso il contributo della Camera di Commercio di Frosinone, il patrocinio della Provincia e del Comune di Alvito, ma soprattutto grazie alla partecipazione attiva di alcune aziende del territorio, impegnate nella promozione di prodotti enogastronomici a kilometro zero (Deep Beer, Caffè Martino, Ottavio Ape Pizza, Casa Lawrence e Da Celeste), e dalla partecipazione dell’Associazione Terra dei Cinque Miracoli, promotrice di una giornata di trekking attraverso le antiche strade che univano i castelli di Alvito, Vicalvi, il Lago di Posta Fibreno e la Comunità rurale fortificata di Fontechiari. Uno dei percorsi più suggestivi della Ciociaria per panoramicità e storia, luoghi in cui il paesaggio racconta il passato ultramillenario, fatto di culti benedettini, feudalità, tracce del passaggio napolenonico, borghesia rurale, fino all’abbandono delle campagne e alla deindustrializzazione. La promozione del territorio è un valore aggiunto da riconoscere a questo Festival, il cui spirito riporta alla memoria la manifestazione musicale estiva denominata Castello Reggae, ospitata per diciassette anni presso Castello Cantelmo nel mese di Agosto; evento in grado di popolare il piccolissimo borgo di giovani appassionati di musica reggae, ska e dub. Contenuti e modalità di azione differenti ma entrambe in grado di ridare vita a un luogo affascinante e con interessanti prospettive di utilizzo.

L’iniziativa ha offerto, inoltre, l’importante opportunità di circuitazione della proposta teatrale contemporanea in Ciociaria, ponendo in essere un fertile incontro di carattere artistico, culturale e sociale. I professionisti provenienti da diverse parti d’Italia (ci auspichiamo che nelle prossime edizioni si aprano orizzonti internazionali) si sono esibiti davanti un pubblico “nuovo”, spesso non abituato alla fruizione teatrale, e ciò ha rappresentato un’opportunità di arricchimento e scambio per ambo le parti; gli artisti locali (doveroso citare il teatro dei burattini di Fulvio Cocuzzo) hanno disposto di una vetrina di tutto rispetto, così come le imprese del territorio, invitate a investire su un prodotto culturale destinato a crescere, hanno potuto incrementare la propria visibilità mediatica.

La risposta del pubblico è stata positiva, con un’affluenza di circa duecento partecipanti a serata, a dimostrazione che il terreno individuato è fertile e lo sviluppo di interesse cittadino favorirà un incremento di pubblico nelle edizioni future.

Castellinaria rappresenta un esperimento virtuoso, una buona pratica del giovane teatro contemporaneo, esempio positivo che ci auspichiamo giunga a molti addetti ai lavori a dimostrazione che attraverso le competenze e la propositività si può dare vita a prodotti culturali in grado di coinvolgere pubblici inattesi.

 

 

Valeria Gaveglia

Tools For Culture

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