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Chi mangia patatine salverà il mondo. Un ragionamento su pratiche – più o meno – resilienti

By 4 Giugno 2020 No Comments

Se chiedessimo ai millenials di ricordare l’11 settembre, la stragrande maggioranza risponderebbe che si trovava davanti alla tv e che la notizia, a rete unificate, ha interrotto la trasmissione della melevisione [1]. Quegli stessi millenials hanno allora conosciuto l’emozione di un grande accadimento epocale che, seppur troppo piccoli per comprenderlo davvero, ne ha sconfortato gli animi – addirittura oscurando Tonio Cartonio!  Allo stesso modo quegli stessi millenials, seppur cresciuti, ricorderanno la sera del 9 marzo scorso, sapranno spiegare esattamente dove erano e insieme a chi, potranno riconsiderare le emozioni provate all’annuncio del Presidente Conte – capaci di recitare a memoria – sulle misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’epidemia covid19.

La sera del 9 marzo, prima di andare a letto, non c’è stato tempo di ordinare quella che sarebbe stata l’ultima pizza per molto tempo, di recuperare dai nonni il cappellino dimenticato al pranzo della domenica, di salutare quell’amico che sarebbe tornato a casa dai genitori lontani in un’altra città.

L’indomani del 9 marzo, un martedì, nessuno si sarebbe presentato all’ingresso della palestra. Mercoledì, le pseudo-conoscenze riguardanti i tipi di mascherina esistenti, il tipo di protezione delle stesse, se contraddistinguessero una persona egoista o altruista, erano note a ciascuno di noi. La corsa alle farmacie ha costretto i farmacisti a immolarsi nell’arduo compito di spiegare perché scegliere una mascherina piuttosto che un’altra. Allora siamo diventati in parte virologi, i restanti economisti e chi quotidianamente si occupava di politica estera e immigrazione ha risolto i problemi (tacendo).

Gli esperti conoscitori di virus e batteri hanno richiesto prodotti per la pulizia quotidiana, come la carta igienica, e per la disinfezione delle mani, attraverso almeno il 60% di alcol e i 60” di insaponamento. Dopo poco, è stato automatico sfilare via i guanti in maniera sicura, senza che le mani nude toccassero la plastica esterna, possibilmente contaminata, così come organizzare scarpiere fuori dalla porta di casa e pulire le zampe degli ignari cani al rientro dalla passeggiata. Le conversazioni social avevano acquisito nuovi argomenti.

Chi scrive si trovava all’estero dove la percezione dei contagi nel Nord Italia e il rischio per il resto della popolazione risultava davvero difficile da considerare, impossibile. Le opinioni di chi, italiano, sentiva e leggeva della cronaca del proprio paese, su distanziamento sociale e misure di prevenzione, erano considerate allarmistiche dai cittadini delle regioni del Nord Europa e dai colleghi stranieri, spagnoli, inglesi, americani. Nella concitazione di quei giorni che hanno preceduto il rientro in Italia, la preparazione del viaggio, i mezzi pubblici per l’aeroporto, l’attesa al gate sono stati i luoghi dell’osservazione.

La mattina del 14 marzo a Fiumicino la coppia che sedeva di fronte, distante almeno due metri dagli altri in attesa dell’imbarco, indossava le mascherine e i guanti. Ha seguito le regole anche quando invece di consumare la colazione alla caffetteria dell’aeroporto, ha acquistato degli snack dai distributori automatici, più sicuri per scongiurare il contagio. Uno dei due ha aperto il pacchetto di patatine e insieme, abbassate le mascherine per poter mangiare, hanno infilato le mani nella confezione; in tutto ciò, avevano tralasciato di sfilare i guanti. Se ai più sensibili alla igiene la descrizione di questa colazione “in tempi di pace” sarebbe stata motivo di discussione, dal punto di vista dei virologi (e siamo tutti virologi! ndr) lo è necessariamente. “Le difficoltà rafforzano la mente”, ma non è detto verso quale direzione, corretta o meno che sia.

L’antropocene ha già distrutto il mondo e la consapevolezza che ne risulta dimostra i resti di questo naufragio. Il termine, appena coniato nei primi anni 2000, definiva l’impatto dell’uomo sull’equilibrio del pianeta; oggi, in maniera più approfondita, l’antropocene definisce la direzione in cui i processi dell’evoluzione crescono, soprattutto verso la consapevolezza e il pensiero e le forme hanno un’influenza sempre maggiore sugli ambienti circostanti. Attraverso questa nuova definizione viene sottolineato perciò il potere crescente dell’uomo nell’essere attore del proprio futuro e di quello dell’ambiente.

In termini resilienti, l’evento che ha portato alla quarantena forzata è stato uno shock acuto, che ha seguitato uno stress latente (definito appunto dall’epoca). E’ noto che il modus operandi imperfetto dinnanzi all’ambiente ammette la presenza di alcune eccezioni: chi ha agito quasi correttamente e ha avvisato dei rischi appresi, fermo restando che poiché non del tutto prevedibili, la chiave di volta avrebbe ruotato attorno la capacità di reazione dell’uomo. Infine è lecito chiedersi, seguire le regole con coscienza e non per imposizione, imparare dall’attuale situazione pandemica norme di comportamento civile, sensibile, razionale e applicare il buon senso previo le imposizioni.

Se comprendessimo sinceramente che indossare le mascherine chirurgiche permetterebbe solo ai sanitari e alle persone a rischio contagio di proteggere se stessi dai malati con quelle più elaborate; se comprendessimo che indossare le mascherine chirurgiche porterebbe il contagio più che al minimo; se comprendessimo la necessità di usare i guanti per evitare di toccare parti sensibili con le mani possibilmente infette, allora, chi mangia patatine salverà il mondo!

Dora Bellamacina

 

 

[1] Programma tv per bambini trasmesso intorno ai primi anni 2000.

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