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Chiamata alle arti. Esperimenti di rigenerazione urbana fuori dai confini urbani

By 8 Febbraio 2020 No Comments

L’Italia è il paese dei paradisi nascosti (bene), delle opere d’arte nelle chiesette di provincia, degli scorci trovati a caso perdendosi tra i rovi, dei manufatti incredibili di artigiani persi in botteghe di stradine secondarie.

Potrà sembrare cliché, ma si tratta in realtà di una riflessione che va ben oltre il ricordo dei tempi andati e la tipica denuncia dell’incapacità tutta italiana all’autopromozione. Se la cosiddetta e tanto chiacchierata “rigenerazione urbana” ha finora interessato in particolare le grandi città mondiali, con il proposito di rispondere al degrado di determinati quartieri, spesso legato a povertà e disagio sociale, è altrettanto vero che l’Italia ci può raccontare di tante altre realtà, urbane e non, altre necessità e altre grandissime opportunità a cui guardare per adattare questo importante paradigma e per sviluppare nuovi racconti e nuove prospettive.

La storia di Pont Canavese è la storia di tanti comuni dell’area Pedemontana sulla via Francigena. Un tempo importanti centri di commerci e passaggio, vibranti di vita, di esperienze, di influenze internazionali e di commercio, ricchi di attenzione edilizia e sapienza artigiana, subiscono poco a poco la sorte di quelle aree tagliate fuori delle nuove vie di comunicazione: senza più spinte economiche, si svuotano gradualmente non solo dell’attrattiva commerciale, ma così anche degli stimoli culturali e del radicamento sociale. Così, le strade e il centro storico e sociale finisce per perdere le botteghe e le antiche maestrie, per riempirsi di locali sfitti e di vuoti malinconici.

La differenza l’hanno fatta due giovani ragazze, figlie del paese, ma figlie anche della generazione che le ha portate a studiare e a lavorare “fuori”, a fare esperienze nell’ambito delle politiche culturali e del turismo in differenti realtà sociali. E così, grazie ad una cittadinanza altrettanto reattiva e propositiva e ad un Comune pronto a supportarlo, è stata lanciata una vera e propria “chiamata alle arti” (così piace definirla) per salvare il Centro Storico della città: la Contrada Maestra.

Artigiani e artisti impegnati sul territorio sono stati invitati a ridare nuova vita al quartiere centrale di Pont Canavese. I vincitori dei progetti in gara, infatti, hanno avuto la possibilità di ricevere gratuitamente delle vere “residenze artistiche”: proprio le vecchie botteghe abbandonate, gentilmente offerte dai proprietari degli immobili, in cui hanno la possibilità di esprimere il proprio estro creativo, ma anche di incentivare la vita economica e sociale di Pont. Il progetto non si propone, infatti, il solo scopo di “ripopolare” il quartiere, al contrario, l’obiettivo è quello di trovare occasioni per farlo rivivere all’insegna della cultura, dell’arte, degli eventi e dello scambio di idee. L’onore ed onere della “residenza ad honorem” è infatti il compito di creare, attraverso l’attività artistica e artigiana specifica di ogni nuovo inquilino, iniziative e attività per la comunità di Pont Canavese, volte a incentivare la cultura, l’arte, ma anche le occasioni di aggregazione e interazione sociale e le opportunità per tutti i settori della popolazione.

A supportare gli artisti, il Comune stesso si è a sua volta impegnato ad attivare una serie di iniziative culturali, che rafforzino l’opera di Contrada Maestra e riescano a creare nuove interazioni e spunti di interesse per cittadini e turisti. Non per nulla, dopo l’inaugurazione, il 1° maggio, del progetto con una musica, aperitivo e l’invito delle istituzioni e della stampa, il 2019 ha visto la prima estate di cinema all’aperto tra gli archi di Caviglione e, in occasione della tradizionale festa autunnale della “transumanza”, gli artisti di Contrada Maestra hanno partecipato attivamente, aprendo i loro spazi alla cittadinanza e ai turisti con iniziative ad hoc.

E la storia è solo all’inizio! Il progetto è stato portato all’attenzione di Hangar, l’incubatore culturale della città di Torino, dove è stato sottoposto a monitoraggio e tutoraggio, con l’obiettivo di studiare l’attività, di migliorare il format e comprenderne e svilupparne le potenzialità. Ad un anno di distanza, il progetto ha ricevuto il sostegno della Fondazione CRT per lo svolgimento di attività rivolte alla popolazione nell’arco dell’anno 2019/2020 ed è oggi avviato e pronto ad ingrandirsi, con residenze artistiche già attive e altre in fase di attivazione, ma anche con nuove ambizioni:

“Contrada Maestra nasce dai pontesi stessi, dalla voglia di far pulsare nuovamente il cuore del paese: obiettivo ambizioso, ma concreto. È un progetto di rigenerazione urbana a base culturale e quindi, per sua stessa natura, ha bisogno di tempo, energie e pazienza per andare avanti e per fare in modo che dia i suoi frutti. Le prospettive sono lunghe, l’orizzonte lontano ma il percorso molto chiaro. È un percorso fatto di consolidamento della fase di startup (coinvolgimento e attivazione degli artisti che hanno vinto il bando) e di densificazione. Questo significa che ci auguriamo si aggiungano altri spazi da destinare ad artisti che già hanno bussato alla nostra porta e che desiderano creare all’ombra dei nostri portici. In questo modo, arricchendo e diversificando l’offerta, i risultati sul territorio pontese e canavesano saranno sempre più pregnanti. Contrada Maestra è un progetto già molto seguito e conosciuto, ma per fare in modo che diventi volano per altre realtà simili deve crescere, consolidarsi ed essere comunicato, ed è quello che cerchiamo di fare”.

Giulia Corino

 

 

Gli artisti ospiti del progetto Contrada Maestra:

Ivan Tozzoli facebook – sito web

Livio Girivetto Mensio facebook – sito web

Davide Franzoso facebook

 

 

CultureFuture

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