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Come vivere in un appartamento. I consigli di William Heath Robinson

By 29 Aprile 2020 No Comments

How to live in a Flat!

Si prega di leggere il titolo con enfasi. Non suona come uno spot pubblicitario?!

Potrebbe essere il titolo di una contemporanea rivista per arredamenti: “Scopri i mille modi per abitare un appartamento!!”

In realtà altro non è che una breve riflessione emersa una domenica pomeriggio al tempo della quarantena.

Penso a quanto la nostra casa stia diventando il luogo in cui ci stiamo riappropriando della nostra identità e lo spazio in cui quotidianamente ne creiamo altre mille, e d’improvviso mi imbatto in fantastiche e spinte illustrazioni.

Voglio saperne di più!

Leggo la firma in una illustrazione.

Cerco l’autore.

Me ne innamoro.

Nasce così l’amicizia fra me e William Heath Robinson.

Robinson nasce a Finsbury Park, a nord di Londra, nel maggio del 1872.

Fin da piccolo ha un’unica ambizione: quella di diventare un pittore di paesaggi.

Si iscrive dapprima alla Islington School of Art per poi frequentare corsi di pittura presso la Royal Academy ma capisce ben presto che per poter guadagnare qualche soldo in più è necessario optare per un diverso percorso artistico.

Decide così di seguire i fratelli maggiori e, alla ricerca di un lavoro più redditizio, inizia a lavorare come illustratore.

Comincia a dare prova della sua bravura illustrando i poemi di Poe, Shakespeare e Kipling.

La sua fama cresce a partire dal 1905, anno in cui si dedica alla composizione di illustrazioni dal carattere umoristico, che saranno pubblicate in riviste molto popolari.

Il successo è ormai alle porte.

E’ il momento in cui Robinson ragiona su una propria identità artistica, volendo trattare una tematica dai connotati ben riconoscibili.

L’uomo e il rapporto con la macchina sono al centro della sua indagine; ecco che nasce il gadget-Robinson.

La serie di cartoni animati per “The Sketch” intitolata “Flat Life”, raffigura vari gadget, progettati per sfruttare al massimo lo spazio limitato disponibile all’interno di un appartamento.

William Heath Robinson, ‘Ideal Home’ – “The Gadgets”, Ideal Home Exhibition, Londra, 1934

Cosa manca?

Non ci sono le pareti.

L’interno dell’appartamento si offre per mostrare le ingegnose macchine progettate da Robinson.

Trenta sono i personaggi in movimento indaffarati in semplici attività domestiche ma alle prese con ingranaggi e macchinari moderni.

“contraptions”, così come definiti i dispositivi robinsoniani, sono oggetti completamente inventati dall’autore.

Tentano di fornire una risposta alle banali, ma necessarie, esigenze della vita quotidiana, come fare la barba, preparare il pranzo, bere un tè.

Più semplice è l’azione da compiere più complesso è il gadget da azionare.

“The Gadget King” è l’epiteto formulato per identificare Heath Robinson, e tale epiteto finirà col tempo per designare qualcosa di “ingegnosamente o ridicolmente complicato nella sua progettazione”.

Le costruzioni Heath Robinson originali e forse un po’ideali offrono soluzioni per abitare piccoli appartamenti, privi di spazi esterni.

In The Folding Garden in un sospeso giardino in fiore un signore legge il giornale e fuma la pipa, seduto su di una poltrona.

Usando un pedale, con il piede destro, culla il suo bambino. O forse una bambina.

Il cane fa capolino dalla sua cuccia, avvertiti i passi della signora che sta per servire il tè.

Il profumo dei fiori e quello della bevanda calda si confondono con quello di pulito dei vestiti stesi al vento, in alto, su un filo retto da palloncini.

Qualche vicinato più in là e si sente più baccano.

In An Ideal home, sullo sfondo di un paesino di montagna, i condomini del palazzo ideale trascorrono il proprio tempo svolgendo le più svariate azioni.

Immaginiamoli così.

Paul al quinto piano pesca in una piscina messa a disposizione dalla signora Kate, chiusa in cucina, probabilmente intenta ad impastare il pane.

Va di moda in questi tempi.

Il professore di biologia gioca a catturare farfalle.

George si diletta col croquet. Più in basso, la giovane Mary prepara il caffè da servire ai gemelli intenti in una partita di tennis.

Mario prova a competere giocando a racchette, sporgendosi dalla sua finestra.

I coniugi al settimo piano accompagnano il pomeriggio in festa con i loro applausi.

E’ il poco che possono fare, non sono tipi sportivi!

Ok, guardo dalla mia finestra.

Vediamo se qualcuno prova a sfidare i condomini inglesi.

I palazzi mi sembrano gli stessi, eppure fuori non c’è nessuno.

Sullo sfondo di cubi colorati, panni svolazzano al vento, profumi indistinti si mescolano all’odore di cucina.

Alle 12 si intona l’Angelus, alle 18 si prega il Santo Rosario e poi, di nuovo, il vicinato tace.

Non si canta nemmeno più sui balconi.

Le pubbliche manifestazioni canore, talune discutibili, che al tempo del Corona Virus hanno accompagnato i nostri pomeriggi italiani, ci hanno ricordato quanto il silenzio fosse assordante e desideroso di esplodere in sorrisi e abbracci.

Cosa fa ora il mio vicino?

E la nonna? Cosa racconterà ai propri nipotini?

Non si sente più il rumore del pallone rotolare nel cortile.

Nel giardino del signor S., intravedo la piccola tartaruga.

Lei sì che va fiera e, noncurante del lento scorrere, solitaria e silenziosa si avvicina alla sua cena: foglie di lattuga.

I miei spazi cominciano a starmi stretti.

Necessito di evasione ed ecco che Robinson mi soccorre con How to live a Flat, libro di illustrazioni a pagina intera.

E’ il primo capitolo della lunga serie “How to…”, pubblicato nel 1936.

Si tratta di illustrazioni che descrivono sobborghi, edifici, appartamenti, balconi e finestre dal design ultramoderno che sfida le regole architettoniche.

La vita risulta più semplice e piacevole.

Heath Robinson fa un passo ulteriore.

How to live in a flat” lascia il campo della fumettistica umoristica per approdare al concreto design architettonico.

Diviene un’ispirazione rilevante per la vita in Gran Bretagna a partire dal 2014, anno in cui si cerca di massimizzare il più possibile gli spazi dei piccoli appartamenti.

Letti che si ripiegano negli armadi, mobili multiuso, pareti comunicanti.

Robinson entra in gioco vincendo a mani basse.

Proposta.

Che ne dite di mettere da parte le istruzioni Ikea e provare a viaggiare nel mondo fantasioso di Robinson?

L’artista, in anticipo sui tempi, non poteva immaginare che la sua proposta innovativa avrebbe avuto un sapore profetico.

La nostra casa luogo dei gesti semplici, della quotidianità ormai dimenticata, diviene rifugio necessario che inizia a pesare.

Se solo trovassimo un antidoto

Beh, potremmo per esempio provare a scovare nuovi metodi per sopravvivere alla quarantena.

Innamoriamoci del nostro vicino e con una buona dose di humor sfidiamo il nostro equilibrio esistenziale.

Donatella Valentino

CultureFuture

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