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Congiunti, ai sensi dell’opportunismo

By 30 Aprile 2020 No Comments

Da giorni ripenso al DPCM del 26/04/2020 e a come- paradossalmente- una legge possa introdurre il caos.

Quel “congiunti” citato nell’articolo 1 comma a, è arrivato prepotente nella sua banalità, come uno schiaffo in pieno volto.

E tutti si sono chiesti: “Ma io sono il ‘congiunto’ di qualcuno? Qualcuno è ‘congiunto’ a me?”.

Sono bastate tre sillabe per scardinare la sicurezza di quella folta schiera dei trentenni che da anni si dichiarano “amici”, “amici speciali”, “amici con benefici”. Si, avete capito: quelli per cui avere per tre anni lo stesso partner, non costituisce un motivo valido per rinunciare allo status di “single”. Quelli che vanno a letto assieme; quelli che vanno in vacanza assieme; quelli che “resta a dormire da me e non schiodare da casa per l’intero fine settimana”; quelli che “ti presento i miei e tu mi presenti i tuoi”; quelli che vengono al funerale di tua nonna, del tuo cane, al matrimonio di tuo fratello; quelli che festeggiano San Valentino, l’anniversario; quelli che vanno al bagno assieme, si sentono mentre fanno pipì e parlano di movimenti intestinali senza più alcun pudore… Eppure, questi stessi li vedi perdere tutta la loro scioltezza se gli si chiede: “si, ma state assieme oppure no? Insomma, siete o no una coppia?”.

I crociati dell’amore liquido si pietrificano davanti alla richiesta di etichettare le loro relazioni.

Per anni hanno temuto che definire le loro relazioni, riconoscere di essere il “congiunto” di qualcuno, li avrebbe privati della loro libertà. Per troppo tempo hanno distorto il pensiero di Bauman, hanno rispolverato vecchie teorie da “figli dei fiori” sull’amore libero, hanno strumentalizzato quelle sulle necessità fisiologiche dell’animale uomo. Si sono presi persino il disturbo di inventare neologismi: l’abominevole univerbazione “scopamici” che associa il nobile valore dell’amicizia alla più bassa espressione mai inventata per definire un rapporto sessuale.

Per quanto ancora pensavano avrebbe potuto reggere la loro strategia di evitamento, i timidi dell’amore?

Per fortuna ci ha pensato l’ultimo Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri a smascherare i “congiunti ingenui” (come ci hanno insegnato i the JackaL).

Nel decreto, all’articolo 1 comma a, si legge che saranno considerati “necessari gli spostamenti per incontrare congiunti purché venga rispettato il divieto di assembramento e il distanziamento interpersonale di almeno un metro e vengano utilizzate protezioni delle vie respiratorie”.

Lo stesso premier ha chiarito, poi, in una dichiarazione: “È una formula un po’ ampia e generica. Per dire che […] Si andranno a trovare persone con cui ci sono rapporti di parentela o ci sono stabili relazioni affettive“.

E allora? Tutti a rivendicare lo status di “congiunto”, strumentalizzando anche il DPCM.

Ecco che gli smemorati, improvvisamente, si ricordano di quei tre anni di Natale, Capodanno, Pasqua trascorsi con la stessa persona; ed eccolo quell’epifanico momento in cui, dopo aver letto il primo articolo del decreto, gli opportunisti dell’amore – sollevando uno sguardo pazzo per l’incontenibile lascivia – hanno esclamato

“SI-PUO’-FARE!”. O, meglio: “SONO-UN-CONGIUNTO!”.

È paradossale come dal rifiuto categorico di riconoscersi “congiunto” a qualcuno in nome della libertà individuale, si sia passati in meno di 24 h. ad inseguire il medesimo status proprio per vedersi riconosciuta la libertà. Quel “congiunto” da sbarrare sull’autocertificazione ha adesso il sapore di un sigillo apposto su carta franchigia.

Ora, sia chiaro, ci sono benefici sia nell’essere “soli” che nel ritrovarsi ai lati della congiunzione “e”. La società si è battuta da sempre per vedersi riconosciuti i diritti legati all’uno o all’altro stato, per abbattere le discriminazioni di cui si può essere vittima in ciascuna delle due circostanze. Uomini e donne di alto valore ci hanno insegnato come mantenere una certa dignità sia che ci si trovi ad essere single, sia che ci si trovi a vivere una relazione amorosa; ci hanno mostrato come onorare noi stessi in qualunque stato.

Penso all’esempio di vita di Oriana Fallaci, Coco Chanel, Condoleeza Rice, alla sublime Jane Austen, all’austera Elisabetta I di Inghilterra, a Leonardo da Vinci e al nostro contemporaneo “prova-a-prendermi-ma-amo-solo-i-Koala” Leonardo di Caprio (a ogni epoca, il suo Leonardo).

Penso alle coppie più o meno pop che ci hanno insegnato cosa vuol dire stare assieme e che, nonostante le avversità, non hanno mai mollato: Francis Scott e Zelda Fritzgerald; Frida Kahlo e Diego Rivera; Sandra Mondaini e Raimondo Vianello; Beyoncè e Jay Z; Yoko Ono e John Lennon…e, per i nostalgici del “bicchiere di vino con un panino”, i ruspanti Al Bano e Romina.

Non vi pare di fare un torto a tutti loro, ma soprattutto di prendere in giro voi stessi ogni volta che giocate- secondo convenienza- con le parole dell’amore, transitando con passo leggero da “libero”, “single”, “disponibile” a “occupato”, “congiunto”, “innamorato”?

Se la quarantena vi ha fatto dono di una più chiara visione dei vostri sentimenti, rivelando un amore sopito che a lungo avete relegato nel campo dell’amicizia, allora scendete pure in strada, brandendo l’autocertificazione, per ri-congiungervicon l’altro lato della “e”.

Ma se siete opportunisti alla ricerca dell’ennesimo alibi per dribblare le vostre responsabilità – sia in quanto “cittadini”, sia in quanto partner – allora vi chiedo: “Ai sensi dell’art. 1 comma a del DPCM 26/04/2020, usateci la cortesia di restarvene a casa e riscoprite pure la dignità insita nel darsi a pratiche onanistiche di amore per sé stessi!”.

Serena Fabozzi

 

l’immagine è di @sussindieario_illustrato un illustratore freelance attivo su instagram. Si intitola “Speed date ai tempi del coronavirus”

 

 

 

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