Cosa mi racconti, oggi, Teatro?

Per capire a che punto è la lirica in Italia, da dove viene, dove sta andando.

Cosa mi racconti, oggi, Teatro?

In tutto il mondo quando si pensa al Teatro d’Opera si pensa al bel canto e all’Italia. Furono il nostro Paese e la città di Firenze, a dare i natali a questo genere teatrale che attraverso musica e canto mette in scena gli uomini e le loro passioni: oggi con i suoi 46 Teatri di cui 14 Fondazioni Lirico Sinfoniche l’Italia detiene il primato nel mondo. Forse per questo raccontare il Teatro d’Opera è un po’ come raccontare il nostro Paese.

La Lirica è una signora con più di 400 anni nel corso dei quali è stata sostenuta dai soggetti più diversi. Nata come spettacolo “dei principi” venne finanziata da ricchi mecenati, nel XIX secolo il passaggio a sistemi di sostegno pubblico rese la cultura affare dei governi, nel 1936 una legge fascista decretò il completo finanziamento (e controllo) dei teatri da parte dello Stato. Oggi dopo un lungo processo di liberalizzazione le Fondazioni Lirico-Sinfoniche godono di una gestione semi-privata che vede l’incontro e la fusione di finanziamenti statali, regionali e provinciali, di donazioni e di ticketing. Le numerose trasformazioni sul piano gestionale unite all’attuale situazione di semi-privatizzazione hanno inciso e continuano a incidere sul funzionamento day-by-day dei teatri e sulla loro ‘identità.

Oggi i Teatri d’Opera si rimpossessano in prima istanza della loro essenza di Luoghi (con la L maiuscola) e chiedono, alcuni a gran voce altri solo sussurrando, di tornare ad essere centro di aggregazione e fucina culturale per la città che li ospita. Per riuscire nell’intento è necessario un doppio lavoro che va al di là del bilancio, del FUS e dei piani di risanamento; da un lato è necessario cambiare una mentalità diffusa per la quale l’Opera è spettacolo per pochi ed il Teatro d’Opera è un luogo dedicato “alla gente bene”, dall’altro bisogna impegnarsi affinché chi lavora nei Teatri lavori per i Teatri e per la città, abbandonando la paura  del cambiamento ed abbracciando le novità come possibilità, stimolo ed arricchimento.

Due sono i temi chiave affrontati quotidianamente, e più o meno consapevolmente, all’interno dei Teatri: la comunicazione e la gestione degli spazi.

Comunicazione tra chi lavora nei diversi reparti (quello artistico, quello tecnico e quello amministrativo) che, operando spesso a compartimenti stagni, pur consapevoli gli uni degli altri, non si ritrovano mai ad un tavolo per un confronto aperto. Una comunicazione carente e latente che crea incomprensioni, allunga i tempi d’azione e facilita l’errore.

Comunicazione tra gli uffici: quelli “istituzionalizzati” e quelli “nati da poco”, per trasmettere e affermare la tradizione del Teatro da un lato, per cercare di mostrare approcci diversi alla cultura e farsi riconoscere dall’altro. Equilibri difficili da mantenere, necessari per lasciare spazio al nuovo senza buttare quanto di buono c’è nella tradizione.

Comunicazione rivolta al pubblico di domani, composto da giovani e da giovanissimi, speranza per tutti coloro che credono nel Teatro. Bisogna avvicinarsi a loro gentilmente per mostrare la magia del luogo: accompagnarli nella crescita ed educarli (non svendere l’arte), è la sfida da affrontare per cambiare il colore delle nuche che si vedono dagli spalti.

Comunicazione a chi potenzialmente potrebbe già essere parte del pubblico ma non lo è, un lavoro faticoso e dai risultati incerti. Raccontare il Teatro che non va in scena, l’umanità che sta sopra, sotto e dietro il palcoscenico è una via ancora poco esplorata e tutta da scoprire; incuriosire e andare incontro a chi resta lontano senza varcare la soglia del Teatro. Comunicazione delicata e dedicata a chi da sempre ama il Teatro, per parlargli dell’apertura in atto, senza destabilizzarlo ma rendendolo complice e promotore del cambiamento.

E poi gli spazi. Il Teatro è un labirinto dove perdersi: i mille ambienti che lo compongono sono gestiti secondo modalità che mostrano la direzione che chi dirige vuole imboccare.

Al primo posto vanno le prove degli spettacoli, il montaggio e lo smontaggio della scenografia (da gestire all’interno di tempi sempre più stretti): gli allestimenti diventano più “minimal”, facili da spostare e modificare, per rispondere alla necessità di velocità e differenziazione.

In secondo piano, le iniziative organizzate dal Teatro (le rassegne, le attività formative per il pubblico e per le scuole, le visite guidate), da calendarizzare in modo da non intaccare le attività principali e risultando allo stesso tempo appetibili per il pubblico.

Poi le location, dedicate ad eventi pubblici e privati, da gestire nelle diverse sale dei Teatri sulla base di disponibilità, presenza di personale e conformità della natura dell’evento stesso al luogo che è il Teatro (spesso beni architettonici di rilevanza storica).

E ancora la disposizione degli uffici (quali avvicinare e quali allontanare, quali miscelare tra loro e quali dividere) con la consapevolezza che l’ambiente di lavoro influisce sul risultato finale. L’utilizzo e la riconversione d’uso di alcuni spazi (magazzini, archivi, laboratori e sale prove): cosa trasferire, cosa preservare e cosa buttare per definire quali spazi utilizzare per far fronte alle nuove istanze del pubblico e del Teatro.

Sintetizzando, i Teatri d’Opera, ed in particolare le Fondazioni Lirico-Sinfoniche, stanno attraversando un periodo di profonda trasformazione, con tutte le contraddizioni, le difficoltà e gli stimoli che questo comporta. Tenere a mente che i Teatri sono sorti nel centro del tessuto urbano con la volontà di essere, in primis, centri di aggregazione sociale aperti alla cittadinanza è fondamentale per vincere la sfida. Se in passato si giocava a carte, si organizzavano feste e balli in maschera, si allestivano fiere di animali e pesche per avvicinare tutto il pubblico al Teatro e portarlo a vedere la Traviata, oggi è il tempo dei workshop di yoga, delle maratone fotografiche, delle “notti in Teatro”, dei djset, dei selfie e magari anche del coraggio di proporre opere contemporanee al pubblico.

Rossini, un influencer precursore dei tempi, un paio di tweet tra il primo e il secondo atto li posterebbe.

 

 

Giulia Sabattini

 

Nell’immagine di copertina: Poster Schoolproject St. Lucas – Boxtel. Opera Madame Butterfly performed by the Nationale Opera & Ballet. Made by Luka Sparla

 

Tools For Culture

Tools For Culture

Tools for Culture è un’organizzazione non profit attiva nel campo della ricerca, della consulenza e della formazione per l’economia, il management e le politiche dell’arte e della cultura. Il suo obiettivo è contribuire a estrarre il valore dalle risorse creative e culturali, rafforzando il loro impatto sulla qualità della vita, stimolando la creazione e il consolidamento di un network di professionisti, imprese e competenze, e fornendo assistenza strategica e tecnica in campo culturale.

RELATED ARTICLES

Parla come pensi

Parla come pensi

Quando ho accettato di recensire in anteprima Le parole sono importanti (DOTS edizioni, in uscita in questo mese)

LEGGI TUTTO
Visioni magiche, quando il cinema non c’era (ancora)

Visioni magiche, quando il cinema non c’era (ancora)

“Il futuro non può esistere senza un dignitoso passato”. Sicuramente l’invenzione dei fratelli L

LEGGI TUTTO
Nessuno mette l’epica in un angolo: la mostra delle atrocità

Nessuno mette l’epica in un angolo: la mostra delle atrocità

Rory MacDonald entra nell’Octagon nella tarda serata dell’11 luglio 2015. È la sua occasione: è il contendent

LEGGI TUTTO

Lascia un Commento