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Domus ex machina. Domus ex matre.

By 10 Maggio 2020 No Comments

“State a casa!” ci hanno detto per la prima volta due mesi fa.

La gran parte degli italiani- soprattutto quelli che si possono definire i “neofiti” della vita domestica- ha subito pensato: “In casa? Alla grande! Ci si riposa, dunque. Quanto lavoro potrà mai esserci da fare in casa?”.

Lo stesso entusiasmo, tuttavia, non accompagnava allora la reazione delle mamme d’Italia che, con l’amarezza e il realismo di CHI SA a cosa si va incontro restando a casa, avrebbero voluto ammonirci tutti utilizzando le ultime battute del replicante Roy Batty in Blade Runner: “Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi…”.

Ma se, pronunciate queste parole, la sorte concede poi a Roy Batty una morte liberatoria; la stessa fortuna non è toccata, invece, alle italiche madri, per le quali quella battuta non è stato che l’inizio di una discesa infernale: un’accresciuta mole di lavoro domestico le ha travolte, rendendole schiave in casa loro.

Restare a casa, vivere la quotidianità domestica giorno dopo giorno, è stato per noi come poter sbirciare gli ingranaggi di un orologio, rivelandoci quanto lavoro richieda davvero far funzionare la “macchina-casa”.

In questi mesi, infatti, abbiamo visto le nostre madri subire una vera e propria invasione di campo e, tuttavia, tollerare con la pazienza di un monaco buddhista l’ingombrante presenza di nuovi- annoiati e pericolosi- abitanti domestici. Queste donne hanno lasciato che i più giovani giocassero ai piccoli chimici in cucina, con il risultato di un piano cottura irreparabilmente smerdato; senza opporre obiezione, si sono limitate a lavare tute tutti i giorni, allorquando abbiamo riscoperto i benefici del fitness; hanno silenziosamente ripulito terra e fango, il giorno in cui qualcuno si è svegliato col “pollice verde”.

Alcune sono rimaste deluse (altre, sollevate) quando, vedendo i loro uomini vestire i panni di Bob aggiustatutto e pensando dapprima ad un giochino erotico, hanno- invece- scoperto che si trattava solo dell’imbarazzante tentativo di aggiustare lo scarico rotto dall’estate del 2010.

“Che errore banale! Da neo-sposina!”- commentano le veterane, esperte di vita coniugale e dotate di un master in Manipolazione della mente maschile. E dicono: “Tutte sanno che il modo più efficace per distogliere mariti in piena andropausa dalla voglia di mettere alla prova vantate e discutibili abilità da bricoleur è quello di allontanarli da casa. Magari affidandogli compiti di responsabilità minore. Ma- Attente!– che siano scaltramente presentati ai loro occhi come prove estreme di abilità: esempio classico, l’audace spedizione al supermercato più vicino per comprare il lievito”.

Insomma, queste donne hanno lavorato duro ogni giorno, mantenendo la calma in ogni occasione e ripetendosi il mantra: “Io non ucciderò nessuno della mia famiglia! Io non ucciderò nessuno della mia famiglia! Io non ucciderò nessuno della mia famiglia!”. Hanno continuato a respirare, ma dimenticandosi di vivere: come instancabili formiche, procedono con passo svelto da una stanza all’altra, sempre affaccendate o impegnate a sistemare qualcosa, senza mai trascurare un angolo della casa, senza mai aver il privilegio di annoiarsi!

E di colpo è stata svelata agli altri ospiti della casa la “magia” dietro quei pavimenti sempre lucidi; quei piatti sporchi che svaniscono dai lavelli e ricompaiono puliti in credenza; quella carta igienica sempre opportunamente al suo posto, pronta a contribuire alla tua giornata con quel cruciale strappo risolutivo; e poi quel tubetto del dentifricio sempre tappato; quei cassetti mai sforniti di mutande e calzini puliti.

“Che sia sempre stata davvero solo la mamma, e non già lo Spirito Santo, a fare per noi anche queste piccole cose?”- ci siamo chiesti alla fine, quasi increduli del miracolo “mamma”.

Ebbene, vi è mai successo di prendere il caffè, metter giù la tazzina, lasciarvi distrarre da qualcosa e… “ma dove è finita? L’avevo poggiata qui solo un attimo fa”. No, gioie! Non avete gli Umpa Lumpa che ve spicciano casa! Avete madri instancabili!

Madri che- risucchiate dalle faccende domestiche- si annullano fino a raggiungere livelli di alienazione che “Aleksej Stachanov, levate proprio!”.

Alla sera, infatti, le puoi sentire mentre si programmano come lavatrici di ultima generazione: «domani devo fare questo, poi quello; e questo prima di quello». Poi, al mattino si alzano, e – quali efficienti elettrodomestici – cominciano la loro performance. Una volta una di loro, parlando in vena autocritica, mi ha confessato che – se potesse – pur di incrementare la propria produttività, certe mattine farebbe con piacere a meno delle «noiose» funzioni biologiche degli esseri umani, che – a suo dire – «rallentano le faccende domestiche», rischiando quasi di “inceppare” quella, oramai ben collaudata, catena di montaggio che quotidianamente scandisce le sue attività in casa. E, difatti, ho ripensato alla mia di madre e a quante volte l’ho sentita dire: “Ma che dovevo fare tre ore fa? Ah, già! Dovevo far pipì”.

“I robot umanoidi sono il futuro delle nostre case; ci aiuteranno in tutte le faccende domestiche”- leggevo tempo fa. Pare che “l’aspetto umano dei robot debba servire per ingannare le nostre menti e facilitare l’interazione uomo-macchina”. Certo che la nostra società ne sa una più di Asimov! Stiamo davvero studiando il modo di conferire ai robot domestici tratti umani e non ci accorgiamo, invece, della progressiva acquisizione di tratti robotici da parte delle nostre casalinghe? Cioè, pretendiamo “umanità” dalle macchine e non ci rendiamo conto di quanto siamo “disumani” con i nostri simili! Insomma, noi abbiamo già qualcuno che ci rassetta casa, a cui dire “buongiorno”, “per favore” e “grazie”; non ci serve una versione deambulante di Siri.

Perciò, certi giorni, quando sentiamo le nostre madri aggirarsi per casa meno silenziose del solito e lamentarsi della loro triste condizione esistenziale, sarebbe assurdo pensare «forse l’elettrodomestico tuttofare oggi è rotto!». La verità è che c’è a monte un errore di produzione; perché forse non te ne eri accorto, ma il tuo elettrodomestico è realmente dotato di autocoscienza.

Si capisce, dunque, perché la notizia di una reclusione domestica forzata non abbia fatto fare i salti di gioia alle domestiche italiane che forse, in questi mesi, avrebbero preferito andare a lavoro; lì dove almeno l’etica aziendale impone ai colleghi di augurarsi il “buongiorno” e- qualche volta- di chiedere al vicino di scrivania “come stai?”, insomma, di trattarsi da esseri umani.

Che incredibili forze della Natura! Ci pensate? Nessun corso di economia domestica; zero manuali letti; giammai un video tutorial: l’arte di gestire abilmente casa e famiglia, queste guerriere l’hanno appresa sul campo di battaglia. Le custodi dei nostri focolai domestici impiegano anni per apprendere i segreti del mestiere, per mettere a punto quel “marchingegno”, quell’efficace sistema che rende abitabili i nostri domicili, impedendogli di avere l’aspetto di un ostello della gioventù durante l’Oktoberfest: il prodigio della domus ex machina, potremmo dire; o forse, “ex mamma”.

Ecco, se proprio non riusciamo a rinunciare all’idea di vedere le nostre madri come delle macchine, prima che facciano la fine di Roy Batty, rendiamo loro almeno l’onore di ricevere il paragone con la più alta delle mechané mai concepite dall’uomo: quell’Amore invisibile per cui tutto si move intorno a noi; quel Fattore che spesso ci dimentichiamo di ringraziare perché stentiamo a credere si possa fare così tanto e bene per qualcun altro. Parlo di quella macchina superna a cui una volta- in una serie animata americana- hanno attribuito una frase che non smetterà mai di farmi pensare a mia madre: “Quando fai le cose per bene, nessuno sospetterà che tu abbia fatto realmente qualcosa…” (cit. Futurama).

Serena Fabozzi

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