E alla fine arriva Manifesta 12 – II

Il piccolo reportage della Biennale palermitana continua con la seconda parte.

E alla fine arriva Manifesta 12 – II

Torniamo a parlare di Manifesta12, la biennale itinerante svoltasi, quest’anno, a Palermo.  Una città dal fascino indiscutibile, scelta per questo importante evento per la sua storica e nevralgica posizione geografica e per il background storico-artistico che la contraddistingue.

Tra i vari linguaggi che hanno investito con nuova carica la storica città sicula non poteva mancare Marinella Senatore che con la sua arte e le sue performance ha lasciato un’impronta indelebile sia nei palermitani sia in noi “addetti ai lavori”, che abbiamo assistito e partecipato. Ecco, mi focalizzerei proprio su questo verbo: “partecipare”, perché racchiude in sé tutto il significato intrinseco delle sue performance.

A Palermo, la “processione” è partita da Piazza dei Quattro Canti. La banda ha aperto le danze con melodie squillanti e vivaci, stendardi con frasi in dialetto si sono fatti portavoce di massime dalla saggezza popolare che hanno diretta correlazione col quotidiano. Sulla piazza dove affaccia la Chiesa dell’Ammiraglio (gioiello architettonico di matrice arabo-normanna dai sfavillanti mosaici) si sono svolti spettacoli di danza e musica che hanno coinvolto tutti. Un linguaggio universale, quello di Marinella Senatore, un idioma che parla al pubblico e lo rende partecipe di qualcosa, facendolo sentire parte integrante di un insieme nel quale ognuno è fondamentale per poter funzionare.

Ma di questa straordinaria artista non possiamo non ricordare anche le sue opere visive, come i tantissimi ritratti fatti ai partecipanti della performance ed esposti all’interno della chiesa SS. Euno e Giuliano e a Piazza Magione, vicino al Teatro Garibaldi, sede operativa di Manifesta12.

Come già raccontato in precedenza, la Biennale si sviluppa anche all’interno di palazzi che fino a poco tempo fa erano inaccessibili al pubblico. Questi, in fase di restaurazione, sono stati protagonisti di eventi collaterali ed ufficiali. Tra i più belli si ricorda Palazzo Butera, che si erge nei pressi del quartiere della Kalsa. La sua monumentalità lo rende secondo solo al Palazzo Reale di Palermo. Tra le varie opere ospitate, tra videoart e istallazioni, troviamo le carte da parati variopinte di Fallen Fruit  insieme a lavori di Maria Thereza Alves, Melanie Bonajo, , Renato Leotta, Uriel Orlow e Sergey Sapozhnikov.

Palazzo Forcella de Seta, esempio di eccellenza ottocentesca palermitana, si erge sulla piazza della Kalsa e si affaccia sul mare. L’immobile è frutto di un insieme di stili che si uniscono creando un’armonia sublime dove lo sguardo si appaga e si rigenera. Pavimenti tipicamente mosaicati dai variopinti marmi ricoprono l’intero palazzo. Salendo le scale, in una delle prime sale troviamo “The soul of Salt” di Patricia Kaersenhout.  Una montagna di sale in comunicazione con un video esplicativo. Si parte da molto lontano, dalle leggende narrate dagli schiavi neri per addolcire le pene delle lunghe giornate di lavoro. Si parla di vita e di rinascita, di viaggi e di memorie che ci fanno tornare verso “casa”, verso l’Africa.

Massimo Bartolini – “Caudo e Fridu”

Su Via Maqueda presso l’Oratorio della “Madonna Rifugio dei Peccatori Pentiti” troviamo due video di Yuri Ancarani: “Whipping Zombie” e “Lapidi”. Nel primo, storie e riti di tradizione antica si animano attraverso danze, ritmi e gesti che, decontestualizzati rispetto al quotidiano, sono fondamentali per capire le evoluzioni socio-antropologiche; nel secondo, le riprese sono più lente e silenziose, le lapidi commemorative di giornalisti, magistrati e civili vittime della violenza subita a Palermo fanno da protagonisti per poter riflettere su ciò che è stato, affinché non avvenga più.

Questa stessa poeticità è stata ripresa anche dall’artista Eva Frapiccini in una mostra/evento non collaterale a Manifesta12 ma dalla potenza indescrivibile. Ci troviamo ancora in Via Maqueda, nel Municipale Archivio Storico di Palermo. All’interno di una sala ben illuminata si trova l’opera “Il pensiero che non diventa azione avvelena l’anima”, frutto di una passata residenza d’artista che ha dato modo all’artista di indagare le strategie e le azioni che hanno macchiato col sangue di innocenti l’ultimo trentennio del ‘900.  Documenti, agende, annotazioni, vengono immortalate dall’artista e poi esposte recto/verso.

Torniamo agli eventi collaterali di Manifesta12. Tra i vari ricordiamo Massimo Bartolini in “Caudo e Fridu” organizzata da Fondazione Volume! a cura di Claudia Gioia, presso il Palazzo Oneto di Sperlinga. Un insieme di luminarie s’impadroniscono dello spazio espositivo, creando un vortice spento e silenzioso dove le persone, in un arduo percorso di piccoli varchi, guardano, scrutano e s’interrogano.

L’opera di Angela Pellicanò

Nello stesso stabile, qualche piano più in alto, troviamo installazioni luminose, video, sculture e pitture. Tra le varie incontriamo Angela Pellicanò che ci racconta il suo lavoro: “Quest’opera mescola i linguaggi di pittura e collage. Le carte utilizzate sono tutte carte di regime, è un ventennio, e qui assumono un ruolo diverso. Qui diventano struttura, scultura, aria perché comunque sono tutti contenitori di un passato pulsante. Il bambino protagonista dell’opera ha delle ali con le quali squarcia l’aria e apre il cielo. Un cielo fatto di immagini esperienziali. Si parla di un’esperienza collettiva, mossa dagli animi e dalle passioni. Il duplice aspetto delle tecniche (collage e pittura) va a marcare ancor di più il rapporto che c’è tra la realtà e la verità, tanto che i giornali utilizzati sono quelli di propaganda, i quali vengono destrutturati cancellando la loro funzione originaria e dandogli un ruolo più poetico. (…) Ci sono carte del ’39, del ’40, durante la guerra si parla di teatro e di musica perché la vita continua però alle persone viene sottratta la verità. Io ho voluto dare nuova vita a queste carte attraverso un’esperienza catartica e, ovviamente, solo un bambino può stratificarsi partendo da un animo naturalmente pulito e bianco. Una metafora di un viaggio temporale tutto ricondotto in una poetica.”

Il visitatore di Manifesta è, infine, invitato a passare al Museo Riso, uno dei più bei musei con una collezione privata di opere di Gino De Dominicis e con i sorprendenti armadi di Jannis Kounellis. Un’esperienza magnifica quella di Manifesta12, che ha dato modo anche a chi non aveva mai visitato questa splendida città di viverla appieno attraverso una costellazione di eventi ufficiali, collaterali e non, in diretta connessione con il territorio e con le sue tradizioni.

 

 

Valentina Muzi

Tools For Culture

Tools For Culture

Tools for Culture è un’organizzazione non profit attiva nel campo della ricerca, della consulenza e della formazione per l’economia, il management e le politiche dell’arte e della cultura. Il suo obiettivo è contribuire a estrarre il valore dalle risorse creative e culturali, rafforzando il loro impatto sulla qualità della vita, stimolando la creazione e il consolidamento di un network di professionisti, imprese e competenze, e fornendo assistenza strategica e tecnica in campo culturale.

RELATED ARTICLES

Castellinaria: più teatro per un pubblico decentrato

Castellinaria: più teatro per un pubblico decentrato

Il Lazio, secondo i dati SIAE in “Annuario Spettacolo 2017”, è la seconda Regione italiana per maggior numero

LEGGI TUTTO
Penzo + Fiore ospiti nella Vetrina di Via del Consolato: IMPERO come metafora del Made in Italy

Penzo + Fiore ospiti nella Vetrina di Via del Consolato: IMPERO come metafora del Made in Italy

  Impero è un’installazione aerea dove l’oggetto ready-made vede la propria funzione posta in secondo pia

LEGGI TUTTO
E alla fine arriva Manifesta 12

E alla fine arriva Manifesta 12

Manifesta è una biennale di arte contemporanea che ha sede ad Amsterdam ma la sua peculiarità è quella di essere

LEGGI TUTTO

Lascia un Commento