E alla fine arriva Manifesta 12

Prima parte di un piccolo reportage di Manifesta 12, quest'anno a Palermo.

E alla fine arriva Manifesta 12
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E alla fine arriva Manifesta 12
E alla fine arriva Manifesta 12
E alla fine arriva Manifesta 12

Manifesta è una biennale di arte contemporanea che ha sede ad Amsterdam ma la sua peculiarità è quella di essere nomade e, ogni due anni, crea eventi coinvolgenti e itineranti in diverse città. Fondatrice e guida di questa importante iniziativa culturale è la storica dell’arte Hedwig Fijen insieme a Peter Paul Kainrath.

Quest’anno la scelta per l’importante evento è ricaduta su Palermo, città che si contraddistingue sia dal punto di vista strategico, sia per il background storico-artistico che la caratterizza. Le architetture, simbolo di interazione e scambio culturale di provenienza storica e geografica differente, creano un bagaglio culturale di notevole valore. La luce del sole fa brillare le tessere dei meravigliosi mosaici in cui sono fusi elementi bizantini, islamici e latini.

È proprio su questo che si basa il tema di Manifesta12: “coltivare la relazione e la coesistenza”.

La meravigliosa città sicula si veste e si esprime con colori e linguaggi nuovi, quelli che parlano del quotidiano aprendosi a nuovi mondi per tessere relazioni e legami forti capaci di ampliare sguardi e visioni che, altrimenti, rimarrebbero superficiali e privi di stimoli. Video, istallazioni, sculture, pitture e performance hanno dato un volto nuovo alle piazze e ai tanti palazzi storici senza mai eclissare il loro fascino, anzi accostandosi con delicatezza e gentilezza.

Via Maqueda fa da protagonista con i suoi storici immobili, chiese e fondazioni, sedi di eventi collaterali e ufficiali della biennale.

Attraversandola ci troviamo di fronte a Palazzo Costantino, sede di una delle opere di Masbedo “Videomobile”. Un vecchio e piccolo furgone per merci si trasforma in un “carro video” con postazioni singole e non, dove si può entrare nel vivo dell’opera. Un’indagine introspettiva che ripercorre i luoghi del cinema a Palermo. Un racconto che ricalca la storia del territorio le memorie degli addetti ai lavori che vivevano il cinema con la semplicità e la soddisfazione pura di chi opera duramente e con passione. La seconda opera del famoso duo artistico si trova nell’Archivio di Stato di Palermo (sede Gancia). Tra faldoni storici di origine borbonica coperti dalla polvere, tra carte ingiallite da un tempo che passa inesorabile ma che rimane impresso, viene proiettato “Protocollo no. 90/6”.

L’ispirazione parte dalla documentazione di queste “reliquie” ricercando denunce e avvenimenti di un passato non troppo lontano da noi. In questo caso la denuncia presa a riferimento è a Vittorio De Seta, per un corto girato nel ’56. Una denuncia che veste i panni politici di un aristocratico “decaduto” che, buttatosi nell’arte (nello specifico nella cinematografia), iniziava a dare troppa importanza ai contadini, troppa consapevolezza ad una classe operaia fino a quel momento sottomessa. Un controllo della vita e del potere che si evince dalla frase “sentirsi come gestito da un puparo invisibile” (protagonista del video). Un lavoro site-specific che ha riscontrato un grandissimo successo, diventando uno dei luoghi di punta di Manifesta12 dando la possibilità al pubblico di visitarlo nuovamente sabato 30 giugno e domenica 1 luglio, dalle ore 10 alle ore 20.

La tematica che ricorre in questa biennale è, anche, la connessione tra arte e natura. Questo è stato ben spiegato e allestito presso Radice Eterna, sede rigenerata all’interno del bellissimo e variegato Orto Botanico di Palermo dove, tra piante secolari e altre di particolari colori e fogge, si innestano videoproiezioni e istallazioni. All’interno della biblioteca costituita da una serie di volumi sul mondo vegetale, presso Radice Eterna, troviamo una piccola sala adibita alla proiezione di “the great silence” di Allora e Calzadilla.  Come già annunciato, il tema del continuo ritorno alla natura lo ritroviamo anche presso la galleria FPAC con un’opera esemplificativa della Longo. Un grande pannello dove sono intrecciate piante finte e vere riuscendo a leggere tra i differenti fogliami la scritta FAKE, a significare che la natura, quella vera che cresce e che vive, sovrasterà la finzione inglobandola in un conglomerato verde e rigoglioso.

Salendo le scale della galleria non possiamo che essere affascinati dalla mostra di cui si veste l’intero spazio, è lui, l’inconfondibile Carlos Garaicoa in “Anatomìs y Anatemas”. Opere passate e altre inedite creano un profilo alto e interessante degno del grande artista quale è! Due foto, due comuni foto di murales in quel di Cuba scattate dall’artista stesso sono stampate su alluminio e poi rese lucide attraverso la tecnica dell’encausto. Uno scorcio di periferia dipinta facendo attenzione a sottolineare come la dimensione dei murales cubani sono completamente differenti da quelle europee. Dalle opere infatti si denota la pittorica esecuzione dei disegni, la precisione data più per ornare che non per “denunciare”. Travi di legno marcite dal tempo invadono quasi tutto lo spazio della galleria. Su queste, una serie di termiti “geneticamente modificate” dalla testa a forma di “città” sono simbolo di auto-costruzione e di auto-distruzione. Una metafora che risuona a gran voce sottolineando il delicatissimo equilibrio tra società, architettura e sostenibilità.

Gli eventi di Pantaleone sono diversi e disseminati all’interno della città. Una selezione di videoart, passata e recente, si anima all’interno di Palazzo Drago insieme alla collaborazione di Mario Gorni (vicino a piazza dei quattro Canti). Ancora, troviamo “Cavallerizza Palazzo Mazzarino” con Per Barclay a cura di Agata Polizzi. Un’installazione magnifica, una vasca d’olio nero che specchia e illumina le 14 colonne che sostengono la volta a crociera dello storico immobile. Un  dialogo aperto e riflessivo tra antico e contemporaneo, capace di creare suggestione e riflessione. Vicino a questo monumentale lavoro c’è la mostra “La febbre”, una collettiva dove nomi come Pietro Ruffo, Namsal Siedlecki, Alessandro Piangiamore e altri si trovano a dialogare con linguaggi differenti ma accumulati dalla contemporaneità.

E se infine vi dicessi che tra lenzuola e caffè di uno dei più prestigiosi hotel di Palermo c’è una mostra di arte contemporanea itinerante, riflessiva e visionaria sareste ormai sorpresi?

Presso il Gran Hotel des Palmes si sviluppa il progetto di Luca Trevisani in collaborazione con Olaf Nicolai. Artisti dai nomi altisonanti come Massimo Bartolini, Gianfranco Baruchello, Luca Vitoni, Lupo Borgonovo e molti altri, creano un mondo magico dove le persone (soprattutto chi non ha mai approcciato all’arte contemporanea) si trovano vis à vis con opere particolari e performance che non alterano l’atmosfera del Grand Hotel, ma donano quell’ aspetto dinamico e inaspettato capace di incuriosire anche i più scettici. “innescare una reazione” questo è il focus del progetto, sviluppare pensieri e riflessioni di fronte a delle opere ora sotto i nostri occhi, ora nascoste.

 

 

Valentina Muzi

Tools For Culture

Tools For Culture

Tools for Culture è un’organizzazione non profit attiva nel campo della ricerca, della consulenza e della formazione per l’economia, il management e le politiche dell’arte e della cultura. Il suo obiettivo è contribuire a estrarre il valore dalle risorse creative e culturali, rafforzando il loro impatto sulla qualità della vita, stimolando la creazione e il consolidamento di un network di professionisti, imprese e competenze, e fornendo assistenza strategica e tecnica in campo culturale.

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