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Green, made in the Netherlands. Annotazioni per un’invidia costruttiva

By 22 Giugno 2020 No Comments

Se l’erba del vicino è sempre più verde, quella dei nostri vicini olandesi è sicuramente tra le più verdi di tutte. Al di là delle facili associazioni che, tra risatine e ammiccamenti, possono nascere nei più maliziosi, mi stupisco sempre di come i proverbi non perdano mai nulla della loro forza evocativa, della loro virtù oracolare e di come forniscano allo spirito un po’ flâneur spunti di riflessione a condimento delle loro svagate passeggiate (nonché, spesso e volentieri, incipit di effetto per le loro annotazioni).

E così, mentre camminavo lungo vie periferiche, dove lo sguardo si affanna tra blocchi di cemento e ciuffi di erba che spuntano incolti e selvatici qua e là, dove il cielo è basso e l’aria così densa da poterla tagliare, impregnata di odore di industria, il pensiero è volato verso nord ed è atterrato su quelle terre sotto il livello del mare, meta di viaggi passati e luogo di passaggio per occasionali tour del ricordo: la verde Olanda.

Fonte: https://greenme.it/informarsi(città/consiglio-comunale-amsterdamvegetariano

L’erba del vicino è sempre più verde. Chissà perché ai rigogliosi appezzamenti nederlandesi il nostro Paese guarda poco, se non per nulla.

“Sarà perché non abbiamo niente da invidiare?”, dice la vulgata più patriottica, pronta a difendere a spada tratta il buon nome dell’Italia, sbandierando i vessilli delle grandi bellezze del patrimonio storico-artistico ed intessendo un’apologia degna della miglior retorica demostenica – oppure dipingendo un manifesto di ingenua cecità che vede la facciata ma non guarda l’edificio.

“Sarà perché sappiamo di non poter reggere il confronto?”, dicono quelli più polemici e litigiosi, che guardano il mondo con il disincanto di chi si è battuto per un cambiamento ma ne è uscito sconfitto – oppure di chi non ha lottato abbastanza.

“Sarà perché siamo attratti dal rumore?”, mi sono detta io, mentre incespicavo sull’asfalto diroccato della periferia. Forse perché assecondati dal nostro patrimonio genetico chiassoso, siamo portati a guardare a chi fa più trambusto, ad imitare le megalomanie (con gradi e intensità di riuscita variabili), a competere in una gara muscolare in cui non ha importanza il come e forse neanche il cosa, ma solo il quanto.

Nei Paesi Bassi, invece, dove per le strade a far baccano sono i campanelli delle biciclette, gli olandesi, con la discrezione di chi non fa le cose di facciata, non fanno rumore. Sono così silenziosi che hanno scavato un canale di 425 metri, un tratto sotterraneo che collega l’Hermitage di Amsterdam all’Hortus Botanicus, senza che nessun altro se ne accorgesse.

Una via di fuga alternativa per trafugare le opere d’arte del museo? No, un sistema che permette ai due edifici di condividere energia rinnovabile. Tramite un sistema di tubature sotterraneo, dal 30 giugno 2016, come parte del progetto “Tussen Kunst en Kas” (in italiano “Tra Arte e Serra”), l’Hermitage e l’Hortus Botanicus sono diventati un unico organismo simbiotico sostenibile, fusi insieme in un unico respiro. L’eccesso si fa risorsa e disegna una circolarità a zero sprechi. Scambiare gli scarti per supplire ai bisogni.

Fonte: https://www.tussenkunstenkas.nl

Le opere d’arte del museo hanno bisogno di stare al fresco, le piante dell’orto botanico di una fonte di calore. Il sistema di climatizzazione delle sale espositive dell’Hermitage comporta un accumulo di energia termica, che genera un surplus di calore.  Questo calore residuale è trasportato alla monumentale Palm House dell’Hortus Botanicus. A sua volta, il giardino restituisce acqua raffreddata all’Hermitage che la sfrutta per l’impianto di climatizzazione. E così si chiude il cerchio (e si riapre ogni volta, secondo un movimento sistolico che tiene in vita i due organismi).

Ora, non sono ingegnere e mi è assolutamente oscuro e imperscrutabile il meccanismo tecnico e il grado di complessità che tiene in piedi questo sistema. L’idea alla base però mi appare chiara e cristallina: fare di due uno, cercare connessioni – e trovarle – laddove le distanze ostacolano, laddove l’abitudine a pensare per compartimenti stagni (abitudine in fin dei conti insana e insalubre), solita così com’è a seguire un moto lineare, fatto di un inizio e di una fine inesorabilmente conclusiva, genera ristagno e spreco. Alla linea (che è segmento, e non retta) sostituire il cerchio, perdere la fine e innescare un sempre nuovo inizio.

Questi e altri pensieri mi facevano compagnia mentre camminavo distratta, con lo sguardo perso tra le erbacce.  Finché – forse perché gli abiti da flâneur diventano troppo ingombranti, o forse perché rischiavo di fare la fine di Talete: cadere in una fossa ed essere derisa da una servetta trace di passaggio – decido di smettere di filosofeggiare e di trovar riparo nel mondo più stabile e più confortante dei numeri.

Fonte: https://geelvinck.nl/partnerlocatie/hermitage-aan-de-amstel

77.215 m3 di gas, 200.000 kWh di energia, 259.000 kili di CO2, e 12.950 alberi: questo è il rendiconto delle risorse salvate, ogni anno. Se il ragionamento (e la calcolatrice) mi assiste, ad oggi si sono risparmiati 308.86 m3 di gas, 800.000 kWh di energia, 1.036.000 kili di CO2, 51.800 alberi. Com’è che a noi italiani, se siamo così attratti dalle (dis)misure, importa poco e niente di questi casi?

A “l’erba del vicino è sempre più verde” fa da contraltare “l’invidia è una brutta bestia”. Esistono però dei casi in cui la nostra erba è davvero troppo ingiallita e casi in cui l’invidia può riservare un grande valore costruttivo, stimolando a raggiungere traguardi e motivando e innescando l’azione.

Quand’è che diventeremo più invidiosi?

Oriana Zippa

 

L’immagine di copertina è tratta da https://gardenclinic.com.au/how-to-grow-article/amsterdam

 

 

 

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