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HENI Talks. Raccontami un’altra storia

By 7 Febbraio 2019 Maggio 20th, 2019 No Comments

È possibile che un soggetto così seducente e misterioso come l’arte possa diventare facilmente noioso sui banchi di scuola? Eppure, lunghi manuali pieni di date e nomi strizzati fra le pagine sintetizzano secoli di storia dell’arte. Tale ragionamento è da applicare ai soggetti “estranei”, ovvero a quelle persone che hanno diverse passioni e scelgono percorsi di vita distanti dal mondo delle opere d’arte.

L’assenza di una reale conoscenza diffusa nell’ambito della storia dell’arte in Inghilterra è un dato di fatto e la spinta a voler sostenere una politica inclusiva che mira a una diffusione e trasmissione di tale scienza storica è fortemente promossa da Munira Mirza con HENI Talks: un sito web che, a partire dal mese di maggio dello scorso anno, pubblica ogni due settimane un video dedicato alla Storia dell’Arte [dell’iniziativa parlava già il Capitolo 01.1 del Rapporto Symbola 2018]. La struttura del sito riprende il modello di Ted Talks: una piattaforma focalizzata alla divulgazione di conferenze sulla tecnologia, la scienza e il design. Munira Mirza è una figura cardine dalla promozione culturale londinese – nel 2012 Assessore alla Cultura e all’Istruzione di Londra e, precedentemente, Direttore allo Sviluppo della Policy Exchange – e la sua missione di allargare il target di appassionati di storia dell’arte è ambizioso.

Chi è HENI? Heni, un nome anglosassone valido per ambo i generi, è un direttore di museo, un curatore, un professore accademico, un gallerista o un artista. I video pubblicati sulla piattaforma online danno la possibilità di ascoltare liberamente “le storie dell’arte” raccontate dagrandi studiosi e professionisti. ll tema può essere un’opera, un movimento artistico, o delle interviste, come nel caso di “Damien Hirst visits Peter Blake’s studio”, pubblicata online il 23 aprile 2018 con 3.427 visualizzazioni.

Il numero delle visualizzazioni è importante, qualche migliaia possono sembrare un numero fortemente limitato, ma rapportato con il risultato di altri video che trattano il medesimo soggetto si scopre che le l’indice d’audience di HENI Talks descrive una performance notevole. Inoltre, in un mondo in cui la soglia di attenzione si abbassa, in favore della più confortevole attività di ‘scrolling’ dei contenuti, la lunghezza dei singoli pezzi è importante. Una Heni Talk dura dai 15 ai 20 minuti, il lettore si deve impegnare un po’: si tratta di veri cortometraggi storico-artistici.

La popolarità dei video online è da ricondurre in gran parte anche al team editoriale e tecnico che li realizza (Producer, editor, cameraman). Clem Hitchcock, Kate Church, Josh Halil, Rupert Hall, Fraser Watson e Robert Gravenor sono professionisti provenienti dal mondo la televisione britannica (fra i quali la BBC, Channe 4, e DNA Arts). La scelta è vincente, la tv ha più esperienza nel vendere i propri prodotti video al suo pubblico: chi realizza i programmi  per la televisione deve tenere “incollati” i telespettatori al piccolo schermo, perché in caso contrario lo show viene cancellato dal palinsesto. La pratica televisiva, che inizialmente aveva una forte impronta didattica, sa di dover sviluppare un “savoir faire” per assicurarsi un pubblico fedele nel tempo.

Google Arts & Culture – Experiments – Free fall

D’altro canto la didattica online è un business enorme e la condivisione della conoscenza riguardante la storia dell’arte viene portata avanti seguendo 3 principali filoni.

Il primo è quello proprio del mondo accademico bibliotecario, museale ed editoriale, che condivide online elaborati scritti e immagini. La digitalizzazione degli archivi e delle biblioteche è in continuo aggiornamento e comprende istituti pubblici e privati di varia natura. Musei quali il Il MoMA e la TATE testimoniano questa tendenza in continua crescita. Ugualmente anche il sapere enciclopedico si aggiorna: in Italia con la Treccani – online dal 2009 – e a livello internazionale con Wikipedia – fondata da Jimmy Wales e Larry Sanger nel 2001.

Il secondo è strettamente legato al mercato dell’arte. Gallerie, case d’asta, fondazioni private, e singoli artisti costruiscono un database online di immagini, schede d’opere d’arte e biografie molto prezioso. Tale rapporto è profondamente legato alle logiche del mercato dell’arte e ne restituisce, dunque, un panorama economico.

Infine, il terzo approccio è rappresentato da Google Arts & Culture, una realtà globale che include musei, biblioteche, artisti, e una quantità immensa di immagini. Google rappresenta il tentativo di mappare (nel verso senso del termine) l’arte e le opere artistiche a livello mondiale e , allo stesso tempo è promotore di una sezione chiamata “Experiments” che esplora nuovi modi di pensare cataloghi d’immagini di opere d’arte. “Free Fall”,  un progetto lanciato nel 2017 da Cyril Diagne e Nicolas Barradeau, è forse uno degli esperimenti più spettacolari supportati da Google. Il software permette di fluttuare in un universo composto di opere d’arte: i principi di catalogazione, quali quello cronologico, alfabetico o tematico, non guidano più l’organizzazione delle immagini che possono essere fruite attraverso l’esperienza virtuale di una “caduta libera”. Ecco allora che il catalogo diventa un’esperienza, legata a un immaginario ancestrale privo della gravità terrestre.

In tale contesto HENI Talks – parte di un’impresa complessa nata inizialmente come una casa editrice londinese, la HENI Publishing, che nel tempo investe in diversi ambiti come la HENI Digital, una vetrina digitale a disposizione degli artisti – il 12 marzo 2018 pubblica il primo video, Van Goghs Olive Trees, che registra attualmente 1.269 visualizzazioni. Munira Mirza mira a dei cortometraggi di storia dell’arte pensati per un pubblico ampio, lo scopo è attrarre un nuovo pubblico, chi è “fuori” dal consolidato gruppo degli appassionati dell’arte. I video sono sempre rapportati, dunque, alla nostra società, ai nostri usi e costumi, parlano con noi e di noi, il linguaggio è chiaro ed è presente una trascrizione scritta del parlato (che rende più semplice la comprensione per quel segmento di audience che non è madrelingua inglese). Questo è uno dei motivi per il quale il sito, sebbene giovanissimo, ha un pubblico in costante crescita.

HENI Talks, però, mostra anche un certo grado di “timidezza” del proprio pubblico, che non lascia commenti. L’arte e la cultura in generale tracciano una sottile ma resistente linea che divide ed evidenzia un élite: mostrare un certo livello di conoscenza in questo campo può significare anche appartenere a un certo tipo di casta. È probabile che lasciare un commento o fare delle domande possa essere interpretato come sottoporsi a un giudizio che determina la propria posizione nella società civile e, in questo caso, culturale.

Possibile che un soggetto così seducente e misterioso come l’arte possa anche dividerci ed etichettarci così facilmente? Questo è forse l’elefante nella stanza che riguarda non soltanto HENI Talks, ma la maggior parte delle istituzioni, dei festival e degli eventi legati al mondo della cultura e delle opere d’arte. Il web ha delle enormi potenzialità dal punto di vista dell’apprendimento e della comunicazione, ma deve fare i conti con un certo pudore riguardo alle domande che si pongono negli ambiti umanistici: non sembra esserci alcun problema nel mostrare la propria ignoranza (o, come si potrebbe invece meglio definirla “curiosità”) in materie scientifiche / matematiche, ma quando si tratta di materie umanistiche nessuno vuole mai farsi cogliere in fallo. La non conoscenza può essere un ottimo punto di partenza per scoprire nuovi contesti storici artistici o studi estetici filosofici. D’altro canto il dibattito è una parte fondante della crescita del pensiero critico applicato a qualsiasi scienza – sia umanistica che scientifica -.

Se HENI Talks, promuove il “coraggio di essere Franco” anche i fruitori possono concedersi  la libertà di  porre domande o scrivere riflessioni che spesso non sono così sciocche come si possa credere. Il progetto dà voce a studiosi e professionisti provenienti da diversi ambiti, quali Susan Foister (Direttrice e curatrice della National Gallery), Robert Storr (critico d’arte), Jules Lubbock (storico dell’arte), Rachel Maclean (artista) e Jonas Mekas (regista). La loro testimonianza, diretta e inclusiva, mostra un approccio alla cultura eterogeneo. Questa spinta vuole liberare il pubblico da possibili giudizi impietosi, vuole restituire un piacere legato alla semplice conoscenza e contemplazione del mondo dell’arte. Il piacere, finalmente, di poter godere con gli occhi e la mente dell’arte e della cultura, in un campo dove si creano nuovi sentieri e si sperimenta insieme giocando fra immaginazione e intelletto.

 

 

Giulia Tanferna