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Ho visto Joker, ma questo non è del tutto vero

By 19 Ottobre 2019 No Comments

È stato lui a vedere noi.

Todd Philips sembra averci osservati a lungo dall’esterno prima di averci dato, attraverso Joker, la possibilità di fare lo stesso.

La realtà sociale nella quale vive Arthur Fleck è alienante.

Bisogna fare attenzione però. Joker non è il film della giustificazione, è il film della comprensione.

La psicologa non lo ascolta.

Sembra costantemente assente. Persa. Altrove.

Un uomo le dice che non ha mai realmente compreso cosa significhi essere vivo e lei rimane impassibile. Nessuna emozione attraversa il suo sguardo nel sentire quelle parole.

Legge sul suo diario frasi di estremo dolore e volta pagina con naturalezza, come si sfoglia una rivista.

Cosa può averla resa così? Cosa avrà determinato questa mancanza di empatia?

Possiamo stare tranquilli, però. È solo un film. Nella vita reale la sofferenza non viene ignorata.

Murray Franklin lo ridicolizza pubblicamente.

Lo espone ad un giudizio al quale Arthur non è pronto, per amore dello spettacolo.

“Ricordate… questa è la vita” ripete sempre alla fine del suo show. È davvero questa? Quanto si è disposti a sottrarre alla persona per dare credito al personaggio? Può l’audience valere più dei sentimenti di un essere umano?

Però è solo un film. Non accade mai nella realtà che qualcuno diventi virale perché ridicolo.

Non accade mai che queste persone vengano invitate a programmi televisivi solo per essere sbeffeggiate.

Per fortuna, nella realtà ci sono ancora cose più importanti della percentuale di share e degli incassi.

I colleghi di lavoro, pur condividendo la sua stessa condizione sociale fanno di lui una valvola di sfogo.

In nome di una grande amicizia gli forniscono una pistola, per poi denunciarlo al capo. Perché? Forse per divertimento, forse perché abituati a pensare che per ottenere qualcosa quest’ultima vada sottratta agli altri.

Ma non allarmatevi. La guerra tra poveri è solo un concetto astratto.

Non è vero che ci infiammano quando qualcuno ottiene dei diritti, vedendoli come un torto fatto a noi. Non accade mai che si cerchi di ostacolare il lavoro dell’altro per potersi mettere in risalto.

I ragazzini per strada lo pestano nascosti in un vicolo. Perché? Forse per una rabbia derivata da chissà cosa, chissà quando. Forse, perché tra quelle strade a nessuno interessa fornirgli un’alternativa. È più comodo per i politici di Gotham che restino un problema da dover risolvere.

Ma fa nulla.

Non esistono tra noi persone costrette a vivere in condizioni così disumane da provare una rabbia cieca, furiosa, incontrollabile. Non esistono politici che fanno di loro un oggetto propagandistico.

I ragazzi sul treno molestato una ragazza e poi picchiano Arthur.

Perché? Sono solo viziati ed annoiati? Forse. O forse c’è molto di più.

Ma perché porsi domande? È solo un film.

Le persone appartenenti alle classi sociali alte non compiono mai atti violenti. Non fanno abuso di sostanze e non sono sopraffatti da quel senso di onnipotenza che li porta a credere di poter fare ciò che vogliono, senza incorrere in conseguenze.

La donna nera seduta con suo figlio davanti ad Arthur sul bus si gira verso di lui arrabbiata, sicura che stia importunando il bambino.

Da cosa può mai derivare una tale sfiducia nel prossimo? Quando è successo? Quando le boccacce hanno smesso di essere la normalità? Quando le molestie hanno preso il loro posto?

Rabbrividite con serenità. È un film.

I bambini sono al sicuro.

Ho visto un film straordinario al cinema.

Un film che parla di rabbia, di violenza, di traumi subiti e inflitti, di follia.

Ho visto Joker, ma questo non è del tutto vero.

Lui ha visto noi. Ma per fortuna è solo un film. No?

 

Adelaide Melato

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