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I musei in Colombia: guardiamo alla realtà per uscire dall’oblìo

By 11 Marzo 2020 No Comments

Qualche numero

Gli ultimi dati disponibili sulla domanda di prodotti e servizi culturali riguardano il 2017. Secondo il programma “Rafforzamento dei musei” creato nel 2013 dal Ministero per la Cultura, alla fine dell’anno in Colombia erano attivi 468 musei (database Rete Nazionale dei Musei); di questi 359 aperti al pubblico, 37 chiusi, 45 in chiusura temporanea e 27 in fase di costruzione e apertura. Sul piano giuridico il 43% dei musei risulta privato, 5% misto, il restante 52% è pubblico o comunque dipendente da un ente pubblico. Si tratta di musei d’arte, archeologia, scienza e tecnologia, scienze naturali, etnografia e storia.

Per quanto questo report annuale, che misura anche la domanda e le pratiche culturali, copra l’intero territorio nazionale, di fatto mette a fuoco le quattro città principali: Bogotá, Medellín, Barranquilla e Cali. I risultati dicono che la domanda (visite, mostre, fiere o eventi) copre solo l’11.6% della domanda di cultura e si colloca in fondo rispetto a concerti, prosa e fiere d’artigianato. Che si parli di crisi dei musei appare evidente che la più forte barriera all’accesso per la grande maggioranza di queste istituzioni rimanga tuttora nella mente dei cittadini: gli spazi museali son stati abbandonati, con poche eccezioni.

Manca l’impegno da parte del governo e da parte della comunità, che spesso percepisce i musei come spazi chiusi ed esclusivi; il che dimostra quanto possa essere importante spingersi verso la democratizzazione dei musei, rendendoli più accessibili e inclusivi grazie a politiche locali, regionali e nazionali che ne enfatizzino il valore educativo, l’importanza della partecipazione, che rafforzino il pubblico locale che è fondamentale nella valutazione e l’appropriazione del patrimonio tangibile e intangibile.

 

Bogotá e Medellín: due casi di successo

Il Manuale di Gestione e Competitività dei Musei Colombiani parla chiaro: come ogni impresa che persegua il successo, i musei hanno bisogno di una pianificazione strategica che ne definisca missione, identità e pubblico di riferimento, così come le strategie di promozione; i musei sono così descritti come istituzioni competitive che contribuiscono all’economia della cultura nazionale.

Il Museo d’Arte di Bogotá

Dal 2016 al 2019 il Museo d’Arte di Bogotá ha raddoppiato il numero dei visitatori: mostre e conferenze, forte orientamento internazionale, area didattica e processi di mediazione, restauro degli spazi e ripristino degli amici del museo, diversamente dalla maggior parte dei musei colombiani. Partendo da una situazione statica e sostanzialmente priva di attività, il direttore arrivato nel 2016 ha cambiato direzione, ascoltando tecnici esterni per ristrutturare il team e ridisegnando l’offerta culturale. Si tratta di un’istituzione privata senza scopo di lucro, la maggior parte delle sue risorse dipendono dal Ministero per la Cultura e dalla Municipalità e combina la partecipazione ai bandi nazionali e altre opportunità con un’incisiva strategia di comunicazione, in modo da posizionarsi come un centro democratico cui gli artisti emergenti e la comunità territoriale partecipano attivamente.

L’orientamento rivolto tanto alle relazioni internazionali quanto all’offerta formativa ha ricevuto un impulso da Eugenio Viola, curatore italiano, che ha promosso artisti colombiani di fama internazionale come Olga de Amaral, Juan Manuel Echavarría, e María José Arjona tra gli altri. Allo stesso tempo ha sviluppato programmi come “Colombia-Grancia 2017”, la collaborazione con la Biennale di San Paolo e diverse mostre di artisti come Daniel Buren, Teresa Margolles e Nicolas Clauss, oltre al “MAMBO in viaggio” che ha fatto circolare mostre e workshops per tutto il Paese.

Il Museo d’Arte Moderna di Medellín

Uno dei dieci più importanti musei colombiani, si presenta come spazio alternativo attento alle questioni sociali, promuove creatività e ricerca in aree cruciali come la filosofia o l’ambiente, disseminando i risultati presso la comunità con una programmazione annuale di eventi e mostre. È percepito come trasparente e aperto, anche grazie alla pubblicazione annuale del rapporto gestionale sul web; il rapporto relativo al 2018 definisce quel periodo ‘eccezionale’. Il sostegno alla produzione e la varietà dell’agenda culturale hanno condotto a una crescita di pubblico del 20% rispetto agli anni precedenti. Il progetto educativo risulta molto incisivo, forte di un’alleanza con 110 istituzioni scolastiche della regione che coinvolge gli studenti in incontri, convegni, programmi formativi e laboratori all’interno del museo.

Il MAMM, che esprime la propria gratitudine ai propri ‘alleati’, è riuscito ad accrescere i ricavi diretti del 34%, con un simmetrico calo di sponsorizzazioni e donazioni al 48% del totale. Sostenibile nel tempo e innovativo nei progetti, il Museo d’Arte Moderna di Medellín è considerato un caso di successo.

Il pubblico: lo stato delle cose

Le funzioni di un museo vanno comunque riferite al pubblico. Un’intensa familiarità con la domanda permetterebbe ai musei di rendersi conto dell’impatto effettivo della propria attività e dei propri contenuti. Tuttora gli studi di pubblico e le analisi della relazione tra offerta e domanda sono limitati al lavoro di studenti e finiscono per rimanere oscuri. Ora, la domanda di cultura in Colombia è fatta sostanzialmente di due strati: studenti e turisti. Chi si vede poco sono famiglie, anziani, residenti del vicinato, gruppi religiosi e volontari. Occorre una strategia che affronti la questione integralmente, che occupi diversi canali di comunicazione, che curi collezione, archivio, deposito in modo da potenziare ricerca, produzione e gestione.

Tuttora la priorità è riservata alla conservazione e all’attività ordinaria, e il pubblico è tendenzialmente ignorato (solo uno su tutti i musei con una collezione permanente offre visite guidate). Ora, Medellín e Bogotá offrono esempi incoraggianti grazie alle strategie adottate negli ultimi due anni, mentre il resto del Paese ha ancora davanti la sfida di attrarre nuovo pubblico, avvicinarlo alle opere esposte, e superare i limiti infrastrutturali all’accesso così come le barriere linguistiche per il pubblico straniero.

I visitatori non vedono di buon occhio l’esperienza di visita: contenuti tediosi, percorsi lunghi, prezzi elevati, informazioni mancanti, pochi spazi di sosta, assenza di un luogo di ristoro. In sintesi, a livello nazionale i problemi sono comuni: indifferenza nei confronti dei visitatori, deboli strategie formative, bisogno di personale competente, non ultimo una struttura logistica che attiri e motivi i visitatori nei confronti del museo, della sua collezione e delle sue attività culturali.

La politica culturale colombiana e l’economia arancione

Per analizzare efficacemente la situazione dei musei, nel 2010 il Ministero per la Cultura ha costruito la Politica dei Musei, volta specificamente allo sviluppo delle istituzioni esistenti e alla creazione di nuove in tutte le aree del patrimonio culturale, per arricchire la formazione e l’identità culturale a tutti i livelli della comunità. Dopo una lunga storia nazionale di conflitti ed esclusione il governo ha invitato i musei alla riflessione, in modo da tenere conto dei mutamenti sociali e da riprendere la memoria collettiva grazie alla narrazione partecipatoria, includendo un’ampia diversità di elementi in una narrativa formata da attori sociali diversi, possibilmente con le loro voci. I principi fondanti risiedono nel riconoscimento e nel rispetto della diversità culturale, con lo scopo di creare reti, promuovere la formazione, educare il pubblico come missione di tutti i musei. Così i Colombiani possono trovarsi riflessi nel passato e nel presente, comprendendo le popolazioni che in altri tempi non erano rappresentate.

Introdotta nel 2010, da revisionare e aggiornare costantemente per un accordo tra Ministero, accademici, esperti internazionali e rappresentanti della comunità, la politica dei musei è stata aggiornata solo nel 2013 con la creazione del Consiglio Nazionale dei Musei e il Sistema Informativo dei Musei Colombiani (SIMCO). Dopo quell’anno non è successo nulla che si mostrasse in linea con gli orientamenti istituzionali. Con il crescere dell’economia arancione il nuovo governo colombiano ha promosso un progetto di protezione e diffusione della cultura nazionale con il Piano di Sviluppo Nazionale e la Legge Arancione nel 2017. Con questa legge nuove idee e prodotti innovativi possono generare occupazione, rafforzando il potenziale economico della cultura. Pur includendo i musei nel programma va osservato che i principali destinatari sono artisti creativi e tradizioni culturali da promuovere e divulgare. Lo stesso rapporto sullo spettacolo i risultati più notevoli – tra agosto 2018 a giugno 2019 – hanno riguardato la promozione di spettacoli pubblici in oltre 19 città, in 50 diversi luoghi distribuiti nel territorio nazionale.

Risorse umane, gestione e situazione finanziaria

Nei musei colombiani le opzioni formative, così come le risorse finanziarie, sono recenti e rare. Anche se alcune iniziative di formazione virtuale hanno prodotto risultati, l’offerta formativa professionale è insufficiente: a Bogotá sono solo due le istituzioni di alta formazione: la Universidad Nacional de Colombia (un master in museologia) e la Universidad Externado de Colombia (una laurea triennale in conservazione). Poco rispetto al numero delle istituzioni culturali attive nel Paese. Per questo la figura del professionista culturale è insolita, per quanto prevista dalla politica nazionale dei musei che prendeva atto che solo 26% dei musei analizzati nel 2009 era dotato di testi preparati da specialisti, mentre 43% del totale affidava tutte le attività amministrative e strategiche a meno di tre componenti dello staff. In questo modo le funzioni museali ne risultano molto ridotte. Dei 3780 professionisti attivi nel sistema museale (dati 2013) 65% sono contrattualizzati e 35% volontari o tirocinanti. La turnazione e l’instabilità delle risorse umane allontanano la sostenibilità del sistema, con staff molto ridotti per ciascun museo. Così molti progetti si interrompono (la scarsità di risorse finanziarie ostacola l’assunzione dei professionisti che servirebbero), e talvolta le istituzioni culturali sono costrette a chiudere.

In Colombia sono attive 25 reti museali caratterizzate dalla pianificazione congiunta, così come da un’immagine condivisa e diffusa presso il pubblico. In questo modo il lavoro diventa più dinamico e si rafforzano le sinergie con settori contigui come il turismo, l’istruzione, il commercio, l’ambiente, sostenendo la partecipazione attiva del Paese in scenari internazionali e multilaterali. Sul piano del bilancio pubblico, nel 2018 il sistema dei musei è risultato tra i meno rilevanti per gli investimenti: dei 235.000 miliardi di pesos colombiani solo poco più di 300.000 milioni sono stati destinati alla cultura (nel 2017 il bilancio per la cultura era stato di 400.000 milioni). Da questa prospettiva si capisce che i musei finanziariamente sani hanno elaborato strategie per consolidare le proprie risorse e rafforzare i rapporti con le imprese.

In conclusione

I musei sono essenziali per la crescita del Paese, producendo un forte impatto sociale ed economico nella misura in cui risultano accessibili e inclusivi, incoraggiando la partecipazione delle comunità nell’interpretazione e l’appropriazione del patrimonio culturale. Finora questo ruolo è rimasto ignorato. L’assenza di sostegno governativo e la scarsità di risorse pubbliche rendono più cruciale l’urgenza di un nuovo dialogo istituzionale volto all’attrazione di nuovo pubblico e di risorse che assicurino la sostenibilità di queste istituzioni nel tempo. Riconoscendo ai musei il valore di entità vitali si potrà contribuire alla riconciliazione e alla convivenza così necessarie in Colombia, rendendo i cittadini consapevoli del ruolo attivo che possono ricoprire nella trasformazione sociale.

Andrea García Meija

CultureFuture

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Tools for Culture è un’organizzazione non profit attiva nel campo della ricerca, della consulenza e della formazione per l’economia, il management e le politiche dell’arte e della cultura. Il suo obiettivo è contribuire a estrarre il valore dalle risorse creative e culturali, rafforzando il loro impatto sulla qualità della vita, stimolando la creazione e il consolidamento di un network di professionisti, imprese e competenze, e fornendo assistenza strategica e tecnica in campo culturale.