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Il copyright ai tempi della società dell’informazione

Il 26 marzo il parlamento europeo ha dato il via libera all’accordo provvisorio raggiunto a settembre in materia di diritto d’autore.

Le nuove norme UE sul copyright sono l’occasione per riflettere sulla rete e sulla strada da tentare affinché la garanzia di pluralismo dei mezzi di comunicazione e del libero accesso alla cultura riconosca come protagonisti i giovani.

 

due diverse visioni del mondo

Tutte le volte che si parla di diritto d’autore si schierano due diverse visioni del mondo.

Da una parte i

  • difensori del copyright, istituto giuridico basato sulla tutela della proprietà intellettuale tramite diritti morali, propri dell’autore, e patrimoniali, estesi anche ad altri aventi diritto (industrie di produzione e società di distribuzione)

e all’opposto i

  • fautori del copyleft, – permesso basato su un sistema di licenze che l’autore – in quanto detentore originario dei diritti – prescrive sull’opera per indicare ai fruitori la libertà di uso, diffusione e spesso anche modifica, pur nel rispetto di alcune condizioni essenziali.

 

Allo stesso modo, il dibattito nato intorno alle nuove norme Ue sul copyright ha diviso l’opinione pubblica tra sostenitori di autori e editori, con alle spalle potenti associazioni di categoria, e quanti, in direzione opposta, si schierano in difesa della libertà di espressione dei cittadini.

Sullo sfondo, i grandi colossi tecnologici che consentono la pubblicazione di contenuti senza pagare un equo compenso: Google, Youtube, Facebook, i quali, anche senza necessità di adottare una delle contrapposte posizioni radicali, è chiaro che si organizzeranno al meglio per dar prova della nietzschiana massima “ciò che non mi uccide, mi rende più forte”.

 

Naturalmente, un approccio del tutto imparziale non è immaginabile, ma provarci può rivelarsi un buon esercizio per scavare oltre la crosta delle influenze politiche e degli interessi personali, e ragionare sulle reali soluzioni a vantaggio della società.

 

Non dimentichiamo infatti che il diritto d’autore nasce come diritto della persona, l’autore appunto, per sottrarlo dall’egemonia dei mecenati senza comprometterne l’indipendenza economica e quindi per impedire che la creatività appassisca per mancanza dei fondi necessari a generarla e mantenerla viva, con conseguente beneficio per la collettività.

In quest’ottica, tutte le volte in cui tale diritto diviene un ostacolo alla produzione di cultura, ovvero quando non coincide più con la tutela autorale, l’impalcatura normativa viene percepita come inadeguata.

 

direttiva del parlamento europeo e del consiglio sul diritto d’autore nel mercato unico digitale

L’ok del Parlamento UE alla nuova disciplina in materia di diritto d’autore non era un risultato scontato.

 

Le premesse della proposta parlamentare si radicano all’interno del quadro normativo del mercato digitale, in particolare nella comunicazione del dicembre 2015 “per un quadro normativo moderno e più europeo sul diritto d’autore”, dove ‘antesignanamente’ si prendeva atto del “cambiamento prodotto dalle tecnologie digitali sui modi di creare, produrre, distribuire e sfruttare” le opere soggette a copyright, lasciando emergere “nuovi usi, nuovi attori e nuovi modelli di business”, oltreché per i consumatori “nuove opportunità di accesso a contenuti protetti dal diritto d’autore”.

Dopo 4 anni, la proposta in oggetto concretizza una delle misure volte ad affrontare problematiche specifiche individuate dalla visione a lungo termine contenuta nella comunicazione.

 

Ora, per quanto sarebbe possibile aggiungere anche la nostra voce a quanto già ampiamente detto in merito alla necessità e alla bontà dell’iniziativa, senza apportare nient’altro che una manciata di battute, potrebbe essere forse utile cominciare a riflettere sull’efficacia di un simile disegno.

 

Proviamo a tracciare una linea: dalla visione di lungo termine del 2015 sono già passati 4 anni, e l’atto legislativo deve ancora passare al Consiglio europeo.

Peraltro, una direttiva non è immediatamente applicabile, devono trascorrere due anni dalla pubblicazione in G.U. prima che possa essere recepita.

Siamo nel 2021 e la direttiva viene quindi tradotta in 28 Paesi e in 24 lingue.

 

Sono queste regole tempestive, chiare e uguali per tutti?

 

Per rispondere sul piano legale alle domande che angosciano la società – e principalmente se la rete si stia trasformando in un ambiente meno libero – è necessario tenere primariamente in conto l’attuale struttura della società, il cui sviluppo, che ci piaccia o meno, è sempre più determinato dalle continue innovazioni tecnologiche.

 

rete e mercato

L’avvento di Internet ha segnato il definitivo passaggio da una società basata su industria e beni materiali come fattori trainanti l’economia, a una in cui i nuovi pilastri sono rappresentati da beni immateriali forniti dall’informatica e dalle telecomunicazioni: la “società dell’informazione”.

 

James Boyle, professore di legge, studioso e attivista, ha correttamente fatto notare come il diffondersi delle tecnologie abbia portando il copyright a una posizione per così dire terrena: mentre prima si situava “sopra le nostre teste” a livello di industrie di produzione e di società di gestione, ed entrava nella vita dei consumatori preconfezionato sotto forma di bene materiale senza che questi neanche se ne accorgessero, con l’avvento della rete le persone hanno iniziato a interagire con prodotti dematerializzati, i contenuti culturali, allo stesso modo che prima facevano all’interno della propria cerchia di amici e parenti, solo in un territorio improvvisamente più esteso ai quattro angoli del globo.

Presto la perdita di ingenuità ci ha resi consapevoli: è stato come un primo peccato originale scoprire che le nostre azioni su monitor potevano cadere sotto il termine oscuro di “pirateria”.

Così, con quale confusione un adolescente oggi abituato a una comunicazione continua, veloce, personalizzata e su display dovrà domani confrontarsi con una normativa che non lo riconosce?

 

Il web è nato come progetto sociale per migliorare la nostra esistenza reticolare e aiutarci a comunicare.

Il punto è se, a distanza di 30 anni e in una realtà in cui chi governa vi è stato traghettato (i cosiddetti immigrati digitali) mentre i futuri protagonisti sono nati abbracciati dall’innovazione digitale (i nativi della “generazione Z”), siamo ancora capaci di mantenere la promessa visionaria dei padri di internet o stiamo forse replicando in questo nuovo contesto le solite logiche di interesse che confinano il potenziale della rete a mero strumento tecnologico a servizio del mercato?

 

 

Fabiana Lanfranconi

Tools For Culture

Tools For Culture

Tools for Culture è un’organizzazione non profit attiva nel campo della ricerca, della consulenza e della formazione per l’economia, il management e le politiche dell’arte e della cultura. Il suo obiettivo è contribuire a estrarre il valore dalle risorse creative e culturali, rafforzando il loro impatto sulla qualità della vita, stimolando la creazione e il consolidamento di un network di professionisti, imprese e competenze, e fornendo assistenza strategica e tecnica in campo culturale.

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