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Il Museo Carlo Bilotti nell’Aranciera di Villa Borghese

By 18 Febbraio 2019 No Comments

Potrebbe avere il ruolo principale nelle nostre domeniche nel parco. Reduci da una passeggiata al sole, con la nostra bicicletta, assieme ai nostri amici. Potrebbe essere il protagonista assieme a Galleria Borghese. Proprio quella che vanta mezzo milione di visitatori l’anno, quella simbolo della seicentesca villa di delizie, il più vasto giardino di Roma creato da Scipione Borghese.

E invece, oggi, che ruolo ha l’Aranciera? Quello che era il Casino dei Giuochi d’Acqua di Villa Borghese, scrigno di arte, ninfei e fontane meccaniche che deliziavano le feste settecentesche dell’élite romana, viene spesso ignorato.

Chissà quanto forti erano i profumi degli agrumi conservati qui, i profumi dei giardini segreti, i gelsomini, le rose, i tulipani. Chissà quanto forte era lo scrosciare dell’acqua dei ninfei a finta grotta, decorati con quei tartari e quelle luminose conchiglie di cui rimane un lontano ricordo oggi.

Nel Seicento fu chiamata Primo Casale, Palazzo nel cui recinto erano i Giuochi d’Acqua, Aranciera, Casino vicino il cocchio de’ lustrati, cioè i cedrati, o limoncelli lustrati che vi erano riparati durante la stagione invernale: aspetto legato alla funzionalità dell’edificio che permane fino all’Ottocento.

Ma oggi l’Aranciera di Villa Borghese, che ospita il Museo Carlo Bilotti, è troppo spesso dimenticata e poco conosciuta. È anche poco studiata dagli specialisti del settore, nonostante sia un contenitore culturale molto denso.

La sala dedicata alla collezione permanente (la maggior parte delle opere sono di De Chirico).Il Museo Carlo Bilotti nasce grazie alla donazione di un generos(issim)o imprenditore mecenate italo-americano (anzi calabro-americano), proprietario di una delle aziende cosmetiche svizzere di lusso, che tramite la sua amicizia con artisti come De Chirico, Warhol, Lichtenstein, Dalì, de Saint-Phalle, Rivers, Rotella e tanti altri, riesce a completare una ricchissima collezione di opere d’arte.

Da questo luogo dove orpelli seicenteschi, metafisica e pop culture si fondono, si esce pieni di domande senza risposta.

Ho conosciuto questo piccolo tesoro grazie ad una passeggiata in solitaria (da precisare che abito a Roma da poco). Mi sono subito innamorata di questo scrigno per ciò che contiene, e per ciò che ha rappresentato nei fasti del Seicento e del Settecento: era, infatti, centro delle feste mondane romane. Era, oltre agli aspetti più ludici, sede di una vasta collezione di opere d’arte dei Borghese (che poi fu quasi totalmente venduta al Louvre dopo il matrimonio del principe Camillo II Borghese con Paolina Bonaparte del 1803). Il mecenatismo si riflette nella fase contemporanea, quando Bilotti sceglie l’Aranciera per la sua collezione privata: dai mecenati del Seicento al mecenate del Novecento, come un flashforward.

Ma ciò che mi ha colpito erano anche quelle poche persone che mi affiancavano. Come fa uno scrigno così prezioso ad avere così pochi visitatori?

Perché gli spazi verdi, assieme alla bellissima esedra sul lato orientale, sono ridotti quasi a pascolo per animali?

Il Ninfeo “in vetrina”.Che fine hanno fatto i giardini tanto ammirati nelle descrizioni degli eruditi settecenteschi? Ciò che si vede in foto, purtroppo, è solo erba infestante.

Nello spazio esterno il “Grande Cardinale” di Manzù chiede pietà, “Ettore e Andromaca” di De Chirico vorrebbero essere ammirati, ma spesso i passanti ci passano davanti senza accorgersi della loro presenza.

Per avere una giusta opinione bisogna osservare questo edificio rapportandolo con il suo contesto urbano: la riflessione che viene fuori riguarda la scarsa conoscenza di Villa Borghese come monumento e non solo come meraviglioso parco urbano (poco, pochissimo tutelato).Infatti, la storia della villa viene resa poco esplicita ai fruitori del parco, che faticano a rendersi conto di cosa effettivamente vi era al suo interno. Questo aspetto riguarda molti (la maggior parte) dei monumenti urbani delle nostre città, con cui si ha a che fare quotidianamente senza averne una consapevolezza storica. Dopo aver preso il tandem, la barchetta nel laghetto, si è circondati da casini e architetture particolari, senza rendersi conto che questi spazi fino a pochi secoli fa erano inaccessibili, se non da poche famiglie aristocratiche. Ogni edificio appare scollegato dal suo insieme, con una sua indipendenza controproducente: la maggior parte degli edifici, come l’Aranciera, non sono presi in considerazione, e tutto questo perché non vi è una efficace comunicazione informativa con l’utente, oltre a qualche cartello e mappa. Inoltre, fino a poco tempo fa il Museo Bilotti era utilizzato dalla promenade romana come toilette, con tanto di indicazione sul viale dell’Aranciera, di fronte al laghetto settecentesco: ironicamente dico “per fortuna hanno coperto il cartello!”.

Relativamente all’aspetto amministrativo, il museo fa parte del sistema dei “Musei in Comune” e del progetto “Parco dei musei” di Villa Borghese. Il biglietto è gratuito, come per altri musei considerati “tesori nascosti”.

L’ingresso da viale dell’Aranciera.I restauri e l’allestimento museale sono stati fatti poco più di dieci anni fa ed è necessario evidenziare quanto poco dialogo ci sia fra il contenitore (l’Aranciera, dov’è finita?) e il contenuto (la collezione). Si hanno numerosi dubbi su fino a che punto il progetto museografico del 2006 si relazioni con l’edificio storico. Al piano terra vi è una “vetrina” (è in realtà una parete curva vetrata, che funge, effettivamente, da contenitore) che racchiude il Ninfeo, come se fosse anch’esso musealizzato, in quanto unico elemento superstite del cortile delle delizie originario.

In passato vi sono state mostre come quella di Gianni Asdrubali, Jago e tante altre; attualmente vi sono una mostra su Giacomo Balla e una su José Molina, oltre alla bellissima iniziativa svolta fino al 20 dicembre scorso, “Pausa Museo”: brevi spettacoli musicali e teatrali in pausa pranzo. A Marzo ci saranno le opere di Vincenzo Scolamiero. Ecco, il museo è pieno di bellissime mostre e bellissime iniziative, ma manca sempre quella spinta in più per essere conosciuto da tutti.

 

 

Gaetana Giorgio

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