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#iorestoacasa … e vado al museo (collezioni e audience ai tempi del coronavirus)

By 16 Marzo 2020 No Comments

Oggi l’Italia è da sola.

Nel 1951 l’Italia abbatteva le barriere, aderendo alla Comunità europea del carbone e dell’acciaio, progenitrice dell’Unione Europea. Il nostro Paese diventava parte di una realtà più ampia. Anche oggi, è vero, l’Italia riceve il supporto morale e l’espressa vicinanza dell’Unione Europea – o meglio dell’empatica Ursula – ma in pratica, ammettiamolo, questa volta deve cavarsela da sola, a casa propria. E allora un po’ deriso, un po’ discriminato, il Bel paese non solo non abbassa la testa ma anzi si emancipa per rivelare al mondo – e, oserei dire, a se stesso – la propria resilienza e volontà di risultare finalmente negativo al Covid-19. I cittadini italiani improvvisamente si fermano, riflettono a lungo, diventano protagonisti di una guerra a senso unico, combattono e si alleano, utilizzando l’arte e la cultura come mezzi di intesa e comunicazione. Flash mob nascono spontanei e rallegrano le strade desolate delle città italiane dall’alto dei balconi, artisti si uniscono per ricordare agli italiani di lottare da casa, visi familiari si riuniscono in streaming per raccontare al mondo come l’Italia reagisce. Anche tante realtà culturali cavalcano l’onda, approfittando del momento di emergenza per ideare o potenziare modalità di fruizione alternative. Musei, fondazioni, teatri valicano la natura fisica dell’arte ed inaugurano una rivoluzione tutta virtuale, con nuovi modi e mezzi per comunicare a e con il pubblico. Vale allora la pena domandarsi per quale ragione musei, fondazioni e teatri avvertono oggi il bisogno di aprire ai visitatori le porte virtuali delle loro istituzioni, una volta chiuse quelle fisiche.

Guardiamo ad esempio ai musei e immaginiamoli per un istante deserti, silenziosi. Più che immaginarli possiamo vederli nel video che inquadra Eike Schmidt, direttore delle Gallerie degli Uffizi, davanti ad un Tondo Doni senza spettatori. In questo caso però nulla ci sembra anomalo, perché tutti siamo consapevoli che Schmidt – ma soprattutto il Tondo Doni – in realtà sta comunicando con noi. Tuttavia, quale sarebbe il ruolo del Tondo, quale la parte di Schmidt se noi non fossimo al di là dello schermo, a sbirciare un Michelangelo e ad ascoltare le parole del direttore?

Ci ritroviamo allora a pensare all’evoluzione del museo dai tempi delle Wunderkammer e degli studioli, a realizzare che, nel tempo, il centro gravitazionale del museo si sposta dalla collezione al pubblico, dalla metodica raccolta di oggetti all’allestimento pensato per comunicare ed educare. Senza dubbio, il valore della collezione è ancora grande e fondante del concetto stesso di mostra. Tuttavia, qual è la valenza, il significato di una collezione che chiude le proprie porte al pubblico? È con l’evoluzione della Wunderkammer in museo moderno – e poi contemporaneo – che nasce e progressivamente si intensifica il concetto di rapporto tra collezione e audience. Le Wunderkammer, concepite dai loro possessori come collezioni personali da condividere con pochi intimi, lasciano spazio, tra il 17° e il 18° secolo, ad un nuovo concetto di collezione. Si diffonde la consapevolezza dell’importanza delle raccolte di oggetti e opere per il progresso delle arti e delle scienze e sorge il desiderio di renderle accessibili a un pubblico sempre più vasto. Tuttavia, le premesse lasciano intendere che si tratta di un pubblico selezionato, fatto di nobili ed eruditi. Solo la Rivoluzione francese porta con sè un significativo distacco dal passato, con le collezioni finalmente dichiarate proprietà dello Stato e del popolo, strumento di istruzione e diffusione del sapere.

Ciononostante, il concetto rivoluzionario di museo, soprattutto in Italia, viene ancor oggi realizzato sporadicamente e a fatica. La “colpa” si attribuisce all’approccio accademico dei direttori degli ultimi decenni e, di conseguenza, alle modalità espositive, che il più delle volte hanno allontanato e tuttora spesso escludono quel “popolo” non erudito, che nei confronti dell’istituzione museale continua a provare un certo timore reverenziale. Eppure, il museo inteso nella sua accezione moderna e rivoluzionaria vuole accogliere proprio quel popolo che costituisce la collettività residente sul suo territorio più prossimo, per fondarne l’identità e la consapevolezza.

Se l’emergenza coronavirus e il tempo sospeso che la segue possono esserci d’aiuto per riflettere sull’idea di museo, proviamo a ripensare a un giorno di marzo con musei chiusi, sale spente e silenziose. Siamo tornati alle Wunderkammer, la cui natura si costituiva a prescindere dalla presenza del pubblico? Al contrario, emergono potenti la forza e la valenza dell’audience nella costruzione del museo contemporaneo, ormai parte integrante dell’esposizione museale e del suo significato intrinseco. Come potrebbe essere definito il museo contemporaneo se non tramite il valore educativo che porta con sé? Questi i motivi per cui svariate realtà museali italiane, a seguito del decreto firmato dal presidente del consiglio, hanno sentito la necessità di non sospendere la comunicazione con l’audience, sfruttando tramite l’hashtag #iorestoacasa la possibilità di pubblicare sui social contenuti inediti e non. Un  impegno questo che non deriva certamente da una disposizione nazionale, quanto da una comune e spontanea reazione, nata dall’urgenza di restare in contatto anche da casa e di continuare a mettere a disposizione dei cittadini le collezioni, pubbliche e non. In questo modo hanno preso vita la produzione e promozione di tour virtuali, ma anche di contenuti inediti, e-book, visite guidate e lecture su siti e pagine ufficiali di musei e fondazioni.

Esemplare il caso del Castello di Rivoli (TO), che dedica una pagina del suo sito al Cosmo digitale, secondo le parole della direttrice Carolyn Christov-Bakargiev, una vera e propria nuova sede del museo, che offre al visitatore virtuale opere di arte contemporanea unite da un filo rosso e spesso pensate per essere guardate da remoto. La direttrice presenta Cosmo digitale come fase embrionale di un progetto ancora work-in-progress, non ancora pronto per essere mostrato al pubblico ma reso visibile per aiutare i cittadini italiani a superare il momento di difficoltà. L’esempio del Castello di Rivoli rappresenta uno dei tanti casi italiani che cavalcano l’onda dell’emergenza sanitaria per avvalersi della tecnologia e ricavarne spunti di riflessione per un futuro sviluppo dell’istituzione museale in senso virtuale. Questo momento di generale riflessione impostaci dall’alto ci aiuta a tenere a mente l’innegabile ruolo dell’audience nella creazione del concetto contemporaneo di museo. Tuttavia, allo stesso tempo, ci suggerisce che l’influenza del pubblico si rivela così significativa da influenzare i processi creativi dell’arte contemporanea. I contenuti appositamente realizzati per il Cosmo digitale del Castello di Rivoli collocano l’arte in una posizione del tutto nuova, posta a metà tra l’influenza del pubblico e della tecnologia. Certo non è novità che le opere di arte contemporanea non siano slegate dall’audience, eppure l’utilizzo da parte dei musei della tecnologia situa il rapporto arte-pubblico sotto una nuova luce.

Le potenzialità espositive virtuali ed il ruolo di un pubblico spettatore al di là di uno schermo, lontano dall’opera d’arte o dall’artista stesso, ribadiscono il legame tra opera e spazio espositivo, concetto chiave dell’arte contemporanea, ma dilatano anche i confini delle tradizionali modalità espositive. Se il futuro del museo (contemporaneo e non) è quello di allestire vere e proprie sedi virtuali per il suo pubblico, allora anche le tradizionali convinzioni e tecniche espositive andranno riviste alla luce delle potenzialità comunicative e didattiche del nuovo medium impiegato. Di conseguenza, la natura stessa delle collezioni andrà rimeditata e considerata da una prospettiva totalmente inedita, così da permettere una fruizione nuova, più ampia e consapevole.

Matilde Ferrero

 

 

Di seguito qualche link per le vostre visite virtuali:

Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea (TO)

Fondazione Sandretto Re Rebaudengo (TO) apre in modo virtuale promuovendo progetti già incominciato e proponendo contenuti inediti.

CAMERA Torino – Centro Italiano per la Fotografia diffonde sulla sua pagina Instagram contenuti video culturali legati alla fotografia.

Casa dei Tre Oci – Spazio espositivo dedicato alla fotografia (VE) presenta fotografie della mostra in corso e curiosità sulla vita dell’artista.

Officine Fotografiche Roma propone una serie di lezioni sugli autori sul suo canale YouTube.

Il MAMbo di Bologna propone il format 2 minuti al Mambo sul suo canale YouTube. Ogni giorno alle ore 15 verrà pubblicato un nuovo contributo per raccontare l’arte senza andare al museo.

Palazzo Bentivoglio (BO) trasferisce su Instagram la mostra di Sissi.

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