Leggera, empatica e pervasiva: la cultura del futuro è dappertutto

Leggera, empatica e pervasiva: la cultura del futuro è dappertutto

Dice Frank Gehry che “il passato è una costante tentazione, tuttavia il futuro è l’unico posto dove possiamo andare, se davvero dobbiamo andare da qualche parte.” A sua volta, con la sua dose di considerevole follia,  Steve Jobs diceva che il grande segreto del successo stesse nel procedere comportandoci come una sorta di eterna start-up.

 

Insomma, riempirci le tasche e il cuore di sogni, visioni, coraggio e tanta ‘leggerezza’ di movimento, quasi come dovessimo vivere in una perenne situazione di emergenza (e in Italia non dobbiamo sforzarci poi troppo), pronti a raddrizzare, più o meno leggermente, la rotta al mutare incessante di ciò che ci circonda – scenari, attori, linguaggi: emergenza come vantaggio competitivo, non come zavorra che ci rallenta lasciandoci indietro.

 

Per citare anche Calvino con le sue “Lezioni Americane”, questa ‘leggerezza’ nei movimenti si scontra sempre più spesso con una pesantezza pachidermica, di forma e di pensiero, di molti soggetti (e luoghi) della cultura in Italia. A pensarci bene i luoghi della cultura hanno un’accezione ‘pesante’ per eccellenza nell’immaginario collettivo. Basti pensare all’idea di vecchio che la parola stessa ‘museo’ ancora evoca.  Cosa possiamo fare, allora, perché la cultura avanzi in direzione del futuro con la leggerezza che è più tipica di chi può spiccare il volo? Forse, (in)seguire visioni, unire puntini e tracciare nuove rotte per creare nuovi linguaggi.

 

Nel mondo della cultura, così come in quello del business tradizionale, l’imperativo è, ora più che mai, trovare la connessione tra le emozioni e le grandi storie, quelle che fanno respirare bellezza, quelle che ispirano a essere migliori. Empatia, ispirazione, contaminazione. Tre lenti prospettiche attraverso le quali ri-leggere la cultura. Tre elementi che, insieme, creano mappe per orientarci in direzione futuro.

 

Tra parentesi: dovrebbe essere un esercizio da fare sempre, quando si ha già un’idea in testa ma anche quando l’idea giusta sembra non arrivare. Anzi, forse in questo secondo caso questo esercizio diventerebbe addirittura impellente. Così, ogni volta che si dà il via a un nuovo progetto, a una nuova idea, a un nuovo luogo culturale, sarebbe divertente fare una mappatura di analisi sotto questi tre punti di vista. Qual è il core business dell’idea dalla prospettiva dell’ispirazione? E quali sono le opportunità di nuove audience in termini di contaminazioni? E qual è il messaggio emphaty-oriented che possiamo veicolare?

 

Ma torniamo alle mappe. Mappe di significati e di luoghi (fisici e non), mappe di emozioni e di esperienze. Il loro essere meraviglioso strumento al servizio delle idee non sta tanto  e solo nel fatto di essere guide. Di fatto, una mappa non indica solo una strada, ma ci mostra una porzione di mondo all’interno della quale possiamo muoverci in percorsi diversi.

 

Una mappa è una visione dall’alto, è una panoramica a colpo d’occhio che inevitabilmente fa emergere nuove connessioni, intuizioni e contaminazioni. Una mappa è generatrice di molteplici combinazioni di strade, ciascuna con (s)nodi diversi. Nodi a volte sconosciuti, a volte conosciuti così tanto da finire per dare per scontate le bellezze e le opportunità che nascondono. Mappe che, a seconda di come le guardiamo, ci danno prospettive sempre nuove e diverse.

 

Come sarà la cultura del futuro? Esplorata attraverso la lente dell’empatia, genererà in maniera pressoché immediata e irrazionale una connessione emotiva con le persone che ne fruiranno, ma sarà a sua volta ispiratrice di visioni empatiche. Vista con la lente dell’ispirazione sarà generatrice di nuove visioni e connessioni, di nuove ricette dove di volta in volta ingredienti diversi si amalgameranno in nuove combinazioni.

 

E questo ci porta alla terza lente, quella della contaminazione. Contaminazione di linguaggi, di nicchie, di saperi, di idee e di sogni. Portare l’arte in luoghi in cui mai e poi mai qualcuno avrebbe immaginato di trovarla per generare nuovo contenuto di valore: E’ ora che la cultura, in tutte le sue molteplici sfumature, contamini il mondo dell’economia e diventi contenuto – e, soprattutto, diventi consapevole di esserlo – per raccontare ciò che apparentemente sembra distante da essa. Solo così potremo continuare a generare valore e a restare rilevanti. Stay relevant or die.

 

 

Eugenia Morato

Tools For Culture

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Tools for Culture è un’organizzazione non profit attiva nel campo della ricerca, della consulenza e della formazione per l’economia, il management e le politiche dell’arte e della cultura. Il suo obiettivo è contribuire a estrarre il valore dalle risorse creative e culturali, rafforzando il loro impatto sulla qualità della vita, stimolando la creazione e il consolidamento di un network di professionisti, imprese e competenze, e fornendo assistenza strategica e tecnica in campo culturale.

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