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La migliore offerta

By 14 Maggio 2019 Maggio 20th, 2019 No Comments

2 GIORNATE D’ASTE DEDICATE ALLA COLLEZIONE DELLA GALLERIA LA TARTARUGA E ALLE OPERE DELL’ARTE MODERNA E CONTEMPORANEA PROVENIENTI DA IMPORTANTI COLLEZIONI PRIVATE- FINARTE 14 – 15 MAGGIO  2019

 

Giuseppe Tornatore ci ha dedicato un film, siamo sempre in cerca della migliore offerta, non solo nell’acquisto delle opere d’arte ma anche nelle scelte più intime e private delle nostre vite. Quando si guarda all’arte contemporanea si ha sempre quell’espressione un po’ così, fra il perplesso e l’ammirato, ma quali sono i pensieri e gli elementi su cui riflettono i collezionisti al momento dell’acquisto? L’autenticità dell’opera è, certamente, uno degli aspetti più preponderanti e cruciali e probabilmente, alla fine, si medita sempre sul fatto o meno di aver compiuto un buon affare.

Mauro Reggiani, “Composizione”, 1954, olio su tela, 65×54 cm Giulio Turcato, “Reticolo”, 1956/57, olio su tela, 50×70 cm Antonio Corpora, “Composizione”, 1966, olio su cartoncino applicato su tela, 55×71 cm

Un’opera d’arte può celare una storia avventurosa alle sue spalle: si scoprono regali magnifici, vendite legittime o meno, furti, falsi, baratti e anche i proprietari possono essere molto appassionati, tiepidi medioborghesi attenti che il dipinto s’intoni con la tappezzeria o freddi investitori pronti a chiudere la bellezza in sicuri caveaux di banche che somigliano sempre più a fortezze futuristiche. La vendita d’arte rimane comunque un settore che, per sua natura, si basa sulla fiducia (di volta in volta riposta verso un gallerista, o un “art dealer” particolare). Nella maggior parte dei casi le case d’aste rappresentano una garanzia. Finarte, infatti, assicura l’autenticità delle opere d’arte che mette in asta attraverso una serie di procedimenti tecnici, scientifici e storici. Georgia Bava, responsabile del dipartimento di arte moderna e contemporanea della Finarte, organizza il 9 maggio un’esposizione delle opere che saranno poi messe in asta nei giorni 14 e 15 dello stesso mese. In questo caso si tratta di doppia esposizione: una di raffinate collezioni private e l’altra riguardante la collezione di una delle gallerie storiche di Roma, la Galleria La Tartaruga, il cui nome (estratto a sorte dal cappello di Mario Mafai, che ne disegna poi il logo) è dato da Mino Maccari (Pittore, incisore e scrittore italiano). Fondata a Roma nel 1954 da Plinio De Martiis, la Galleria restituisce un ritratto fedele del panorama culturale e artistico romano, includendo principalmente la Scuola di Piazza del Popolo (movimento artistico degli anni ’60 di cui i maggiori esponenti sono Mario Schifano, Tano festa e Franco Angeli, descritti, questi, anche nel piccolo volume “Artisti” (Roma, 1984) di Goffredo Parise). Plinio De Martiis non si esime dal promuovere anche artisti internazionali come Jannis Kounellis (pittore e scultore greco del 1936) e Cy Twombly (pittore americano nato a Lexington in Virginia nel 1928).

Le 2 mostre presentate da Georgia Bava presentano lavori appartenenti principalmente ad artisti romani di nascita o che hanno lavorato per molti anni nella capitale dalla fine degli anni ’50 e il risultato è un vertiginoso tuffo nel passato, in una Roma culturalmente ricca e coraggiosa nelle sue sperimentazioni artistiche. Numerosi lotti che andranno in asta comprendono opere di tipo astratto come nel caso di “Reticolo”, un dipinto di Giulio Turcato di fine anni ’50, o figurativi come “Ritratto di Edolo Masci” (1957) di Alberto Ziveri. La scultura “Crescita” di Carlo Scarpa (1968 – 69), invece, testimonia una ricerca estetica razionale e geometrica in campo spaziale, mentre la serigrafia “I fought the law” (2005) di Banksy evidenzia l’ampiezza temporale, la varietà estetica e tecnica delle opere prese in considerazione. Di particolare rilievo è “Pagina scritta n° 4” (1980), l’opera di piccole dimensioni (26×34,3×2,5 cm.) è di Maria Lai, una delle artiste più importanti del panorama storico artistico italiano del ‘900, come testimonia la recente presenza di un suo lavoro alla mostra “Donne. Corpo e immagine tra simbolo e rivoluzione”, presso la Galleria d’Arte Modena di Roma. I suoi fili intrecciano storie di testi e fiabe antiche, appartenenti queste soprattutto alla sua terra: la Sardegna. Il segno di Maria Lai, “sfilacciato”, annodato e teso crea composizioni fra le pagine di libri, sulle tele e negli spazi reali.

Alberto Ziveri, “Ritratto di Edolo Masci”, 1957, olio su tela, 60×45 Banksy, “I fought the law”, 2005, serigrafia a colori, es. 69/5500, 70×70 cm

Il vernissage pre-asta è a Roma, presso la sede della Finarte (in uno splendido palazzo nobiliare quattrocentesco, il Palazzo Odescalchi, in pieno centro storico), è l’occasione non solo di vedere le opere d’arte, ma anche la possibilità d’incontrare i collezionisti che parteciperanno all’asta. Lo sguardo, dunque, è doppio: da un lato si guarda l’opera e dall’altro i probabili competitori. Gli occhi sono attenti anche a individuare chi aspira a possedere “cosa”, e il gioco serissimo dei sorrisi, dei saluti, e delle conversazioni accompagna il collezionista nell’orientarsi nel suo ambiente in preparazione all’asta vera e propria. Le vendite milionarie riempiono spesso i giornali e la notizia si lega inevitabilmente al mercato dell’arte, ma chi sono i compratori? La domanda è spinosa, perché la privacy è uno degli aspetti forse più difesi dalle case d’asta e, inoltre, alcuni collezionisti non sono presenti fisicamente, ma partecipano con degli intermediari. Poco importa però il loro nome e cognome, l’esperienza interessante è partecipare a un’asta d’arte con l’intento di osservare i meccanismi e le passioni che guidano le offerte e, magari, scoprirsi, quasi un po’ per caso, un offerente, guidato dal desiderio inaspettato e irrefrenabile di possedere une delle opere. Alla fine siamo tutti collezionisti di qualcosa, sempre in cerca della migliore offerta.

 

 

Giulia Tanferna

 

Nell’immagine di copertina: Igor Mitoraj, “Hèlios”, 1988, bronzo patina verde es. 633/1000 HC, 29,5x38x7 cm.

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