La nuova metro di Roma

Visita (quasi) in anteprima della nuova metro C.

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La scorsa settimana sono riuscito a dare un’occhiata alla nuova stazione della metropolitana, poco prima che fosse aperta al pubblico. Alcuni amici, che ci si erano intrufolati un anno fa, mi avevano detto che il museo era stato completato, le luci rimanevano accese, i custodi retribuiti, tutto era pronto, mancava soltanto il taglio del nastro.

 

Valeva la pena aspettare. Assolutamente spettacolare! I reperti esposti raccontano la storia di Roma attraverso una stratigrafia (indicata graficamente con l’indicazione chiara del livello al di sotto del piano attuale), cronologia (con date-chiave che appaiono mentre si scende) e temi (codificati cromaticamente come piace ai lettori del blog Sustainable Roma: acqua, riuso, etc.). L’illmunazione va bene, la segnaletica è graficamente eccellente. I reperti comprendono ogni cosa, dall’infrastruttura (tubazioni idrauliche) alla materia organica (noccioli di pesca e roba simile).

 

Quache giorno dopo sono tornato con visitatori stranieri. Dopo una fermata presso l’Aqua Virgo sotto La Rinascente di via del Tritone dove abbiamo ammirato un altro dei nuovi snodi di transito romani (la facciata annerita dal decrepito autobus in fiamme), abbiamo proseguito fino alla Metro A di San Giovanni. Lì abbiamo tagliato fino al nuovo museo della Metro C, che illustra i ritrovamenti e racconta la discesa attraverso il tempo sulle scale mobili (“adesso stiamo entrando nel Paleolitico”). Non ero l’unico; interi gruppi di gitanti hanno cominciato a manifestarsi nella stazione. L’azienda trasporti della città potrebbe presto accorgersi che una notevole parte delle persone che comprano i biglietti (il sistema è famoso per i portoghesi) non viaggiano neanche, limitandosi a visitare i piani inferiori della Stazione San Giovanni.

 

In effetti, nel nome della semplicità non vengono fornite molte informazioni (una teca riempita di frammenti marmorei ha soltanto un piccolo cartello che sostanzialmente dice “roba vecchia”) e le etichette sono in italiano (beh, non che i turisti stranieri vengano a Roma!…). Ma i video didascalici molto ben realizzati sono sottotitolati in inglese, così come l’introduzione della strategia stratigrafica, e molte delle illustrazioni sono auto-esplicative.

 

Ci vorranno anni prima che la stazione si colleghi a qualcosa che non sia la periferia orientale lì fuori, sono curioso di sapere in che modo i viaggiatori potranno fruire della stazione stessa. Chi voglia vedere San Giovanni potrebbe arrivare sulla linea A, poi camminare attraverso la nuova stazione (il che richiede di uscire dai tornelli e poi rientrarci alla Metro C, ma mi dicono che il biglietto rimane valido). O forse la stazione potrà generare più attenzione per i vicini quartieri emergenti, come Centocelle in cui i miei amici golosi continuano a dissotterrare nuovi tesori gastronomici come Santo Palato, a poca distanza dalla stessa stazione.

 

La mia paura più forte è che la mancanza di manutenzione e controllo portà sfociare in un rapido declino della stazione. L’ho potuta vedere durante l’apertura per la stampa e ho dovuto andar via prima che arrivassero le folle. Conoscendo l’aspetto di altre nuove stazioni – Conca d’Oro sulla linea B è già coperta di graffiti un paio d’anni dopo l’inaugurazione – posso solo immaginare che cosa questo museo nuovo e immacolato possa diventare se non vigiliamo tutti insieme.

Per il momento sto entusiasticamente dicendo a tutti di non saltare la linea ma di evitare il Colosseo (fantastico da fuori, un incubo a entrarci) e di dirigersi sottoterra verso il nuovo museo della metro.

 

Tom G. Rankin

 

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