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L’arte di capire il valore filosofico dell’arte. Riflessioni sulla mostra “Della materia spirituale dell’arte”

By 14 Febbraio 2020 No Comments

Arte e spiritualità è un concetto antico quanto la stessa storia dell’arte. È spesso considerato il frutto dell’arte religiosa, che era stata creata e diffusa per portare il cielo in terra, o quanto meno per rappresentare la divinità. La mostra “Della materia spirituale dell’arte”, in corso al MAXXI a Roma, esplora il concetto di spiritualità offrendo un ventaglio di opere d’arte da alcuni tra i più grandi nomi dell’arte contemporanea insieme ad acquisizioni selezionate da altri importanti musei romani, tra i quali i Musei Vaticani e i Musei Capitolini. Mettere da parte le collisioni e ragionare sulla nozione di spiritualità nell’arte contemporanea di fatto finisce per porre il visitatore in un dilemma ideologico. L’imbarazzo che ne risulta ha un fondamento filosofico.

L’arte, ancor di più l’estetica, è ed è sempre stato un argomento dibattuto in filosofia. In effetti nell’ambito della filosofia estetica ci sono molte scuole che dividono sul tema pensatori e artisti, anche se un’idea ampiamente condivisa è che l’arte sia espressione della spiritualità. Una prospettiva di fondo, che si ritrova nella filosofia estetica di Hegel, sostiene che per raggiungere la vera bellezza l’arte deve esprimere libertà e vita. Ciò deriva, storicamente, dall’arte religiosa e sacra, e la chiesa è il perfetto esempio di uso dell’arte per creare un’atmosfera spirituale; ma secondo Hegel la questione riguarda tutte le forme d’arte che svolgono funzioni ulteriori rispetto all’estetica; si pensi all’arte che insegna, provoca, decora e così via, eppure anche in queste forme d’arte Hegel enfatizza la funzione essenziale dell’arte: espressione intuitiva della libertà di spirito.

Così, la funzione dell’arte e l’essenza dell’arte non è somigliare al mondo così come lo comprendiamo, ma offrire e aggiungere valore spirituale. Alla luce di questa visione, l’incontro con la mostra “Della materia spirituale dell’arte” e con il suo stesso titolo risulta problematico: potrebbe sembrare che, invece di porre in evidenza il valore delle opere esposte, intenda elevarli al di sopra di opere non incluse nella mostra. Si crea una divisione, e alcune opere d’arte possono etichettare sé stesse come riflessioni sulla spiritualità, ma in effetti questo verdetto dovrebbe essere stabilito dai visitatori. Si può obiettare che i curatori e gli altri professionisti che hanno partecipato alla mostra si basano sulle proprie vedute soggettive e possono pertanto stabilire individualisticamente se le opere rappresentano la spiritualità a no.

Dalla prospettiva artistica, Kandinskij si occupa della questione nel suo libro “La spiritualità nell’arte” del 1910, un titolo che sembra essere all’origine del titolo stesso della mostra in corso al MAXXI. Kandinskij sostiene che la spiritualità nell’arte, da cui la stessa anima dell’arte, è sempre presente nelle forme pure dell’arte. In questo modo Kandinskij spiega che mettendo a fuoco il che cosa invece del come l’arte abbraccia la spiritualità. Il che cosa è ciò che viene rappresentato in e attraverso l’arte, il come è riferito alla costruzione e alla rappresentazione dell’oggettività. Inoltre, Kandinskij argomenta che la misura in cui l’arte mette a fuoco il che cosa o il come dipende dai periodi artistici, dal momento che la visione e la percezione dell’arte appartiene a un’epoca più che al singolo artista.

È un fenomeno universale. Kandinskij scrive: “La somiglianza tra forme d’arte del passato e del presente può essere vista facilmente, appaiono diametralmente opposte l’una all’altra. La prima è esterna e, pertanto, senza futuro. La seconda è spirituale, per cui contiene il seme dell’infinito. Dopo un periodo di tentazioni materialistiche, al quale l’anima umana è stata apparentemente assoggettata e dalla cui maligna attrazione si è finalmente liberata, l’anima emerge purificata dalle sfide e dalla sofferenza. […] La vita spirituale, cui l’arte appartiene e che è uno dei suoi più potenti fattori, è un movimento verso l’alto complicato ma definito e semplice. È un movimento legato alla percezione. Può prendere diverse forme, ma in fondo mantiene lo stesso senso e proposito interiore”.

Kandinskij osserva che attraverso la storia ci sono stati periodi nei quali l’arte è stata priva di nutrimento spirituale, cosa che si riflette in regressi del mondo spirituale. Durante questi periodi, che Kandinskij definisce “muti e ciechi”, gli artisti fanno luce su successi esterni, possesso materiale, progresso tecnico ma trascurano le forze spirituali fino a ignorarle. In tempi come questi, in cui l’arte viene degradata, il che cosa scompare, e il come, la riproduzione delle cose, prende forza. L’anima dell’arte è perduta. Il che cosa, scrive Kandinskij, costituisce il nutrimento per il risveglio spirituale in emersione. Il che cosa si allontanerà dalla condizione materialistica e oggettiva dei periodi precedenti diventando sostanza artistica. “Questo che cosa è la verità eterna abbracciata dall’arte, e che soltanto l’arte può esprimere con i propri mezzi.

Tenendo in conto il ragionamento di Kandinskij, la nozione di assenza o sufficienza di spiritualità nell’arte non ha nulla a che vedere con l’arte o l’artista in sé, ma con la percezione condivisa e con l’apprezzamento della creazione artistica. Ciò muta attraverso le epoche artistiche e non può essere controllato dai singoli artisti. Fino a quando la percezione universale torna indietro, dal come al che cosa, la spiritualità nell’arte non può essere generata. Alla luce di queste riflessioni intorno alla mostra “Della materia spirituale dell’arte”, tutti gli artisti contemporanei, tanto inclusi quanto esclusi, appartengono a un periodo che mette a fuoco il che cosa.

Il tema della spiritualità nell’arte è dunque meritevole di una discussione, e rivela molteplici implicazioni. Gli aspetti problematici risiedono nel suo valore filosofico e nella controversie che ne scaturiscono – un dibattito che arricchirebbe la mostra, spingendo l’occhio del visitatore oltre quello che si trova nelle sale per abbracciare la spiritualità che ci circonda. La mostra “Della materia spirituale dell’arte” è aperta fino all’8 marzo 2020 al MAXXI, museo nazionale del XXI secolo, Roma.

 

Amanda Johansson

 

 

Letture: On the spiritual in art, Wassily Kandinsky, 1910, published by the Solomon R. Guggenheim Foundation, for the museum of non-objective painting, New York City, 1946.

https://www.wassilykandinsky.net/book-concerning_the_spiritual_in_art.html

Introductory Lectures on Aesthetic, Georg Wilhelm Friedrich Hegel, 1835, Penguin Classics, 1994.

 

The art of understanding the philosophical values of art

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