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Le Visioni Ibride di Sandy Skoglund

Il 24 gennaio Sandy Skoglund è approdata a Torino, negli spazi di CAMERA – Centro Italiano per la fotografia. Il curatore Germano Celant presenta in Visioni Ibride gli esordi dell’artista americana, accompagnati dall’opera inedita Winter.

Sandy Skoglund rappresenta uno dei picchi della Staged Photography, corrente di ricerca artistica affermatasi negli anni Ottanta e fondata sulla riproduzione fotografica di scene immaginarie. Eppure l’arte di Sandy non è fotografia, non è pittura, né scultura. È piuttosto una brillante sintesi dei tre strumenti espressivi dell’arte visiva. Animali di ceramica, fiocchi di formaggio, appendiabiti, cucchiaini rappresentano la materialità e, allo stesso tempo, l’illogico dei luoghi di una middle class americana. Le figure umane conferiscono vitalità e dinamismo alle sculture ma rimangono distanti e irreali, immersi in uno spazio claustrofobico e sospetto. L’essere umano è rappresentato nella sua totale estraneità al mondo circostante ma costretto a percepirne la materialità, i colori e le forme. Le tinte complementari, contrastanti e sature accentuano la distanza violenta tra l’uomo e l’ambiente.

Il percorso artistico di Sandy inizia alla fine degli anni Settanta con le rappresentazioni di luoghi domestici, popolati da figure umane e invasi da animali scolpiti dall’artista. Radioactive Cats (1980) è la raffigurazione di una scena quotidiana, concreta ma impalpabile, dove gatti verde acido contrastano con una malinconica routine. I pochi mobili usurati richiamano una cucina vecchia e decadente. Una figura senile siede davanti a un tavolo poco funzionale e volge lo sguardo disinteressato a una donna, intenta ad esplorare un frigorifero desolato. A terra giace una sedia in frantumi, che le impedirà di sedersi. Gatti verdi indagano la stanza e camminano furtivi sui mobili della cucina. Sandy denuncia lo status di una donna la cui natura non va oltre le mura di un contesto malinconico e pacato. I gatti – il colore brillante – denunciano il disinteresse verso una circostanza quotidiana. Una denuncia ancora limitata alla famiglia comune e più avanti estesa – quasi dedicata – alla middle class americana.

Fine anni Ottanta, Sandy abbandona le rappresentazioni casalinghe per dedicarsi all’utilizzo del colore. In A Breeze at Work (1987) due donne lavorano mentre un uomo le osserva. Il blu acceso delle foglie contrasta con il marrone ruggine e lascia emergere, vivace, una sottile critica alla società contemporanea. Sandy riprende la denuncia avviata nei primi anni Ottanta continuando a puntare la telecamera sulla figura femminile. La donna è uscita dall’ambiente casalingo – eppure le circostanze rimangono invariate. Sotto la supervisione inadeguata di un uomo immobile,  un’anziana signora risponde alle telefonate mentre una ragazza apre dei cassetti in cerca di documenti. Come in Radioactive Cats, il volto delle figure è del tutto o in parte nascosto. Sandy non vuole attribuire un’identità ai suoi personaggi quanto estendere la denuncia all’intera società. I rami secchi e le foglie blu costruiscono il contesto della raffigurazione, conciliando decadenza e – forse – un briciolo di ottimismo.

Per l’artista, l’inizio degli anni Novanta segna il passaggio dal concettuale alla fotografia come mezzo di comunicazione pubblicitaria. Il cibo diventa protagonista della rappresentazione, vestendo gli ambienti e le figure umane. In The Cocktail Party (1992), i fiocchi di formaggio diventano pelle, abito, arredamento e carta da parati. Le figure camminano – anonime, silenziose – in uno spazio surreale. La critica alla società contemporanea sposta il suo focus sugli ambienti della middle class, proponendone una visione ironica. Alcune figure sono completamente celate dai rivestimenti insensati – l’identità non è più solo abbozzata, ma del tutto celata. Gli oggetti perdono la loro individualità e divengono parte del tutto. La componente estranea – prima gatti, poi foglie – è ora priva di vita, ormai completamente radicata nelle figure. È una critica alla società che, statica, non dà adito al cambiamento.

Sandy continua a utilizzare la consistenza e immobilità del cibo in Shimmering Madness (1998), insieme installazione e fotografia. Le figure sono libere, non contestualizzate, ma ancora intrappolate nelle loro armature – o in bilico su un tappeto variopinto fatto di caramelle. Le farfalle – agili, leggere – costruiscono lo sfondo dell’immagine e celebrano fiere il rifiuto della corporeità umana. Il lavoro di Sandy prende le distanze dalle prime produzioni dei primi anni Ottanta e presenta la totale negazione della società. Tre corpi sono nuovamente rivestiti del materiale di cui è ricoperto il pavimento, due si presentano completamente nudi e nei movimenti un po’ più goffi degli altri. Come in tutta l’opera di Sandy, le figure non dialogano. Eppure Shimmering Madness rappresenta un tentativo di riconquistare il confronto con l’altro. Perfino la natura torna in campo e utilizza il suo potere per riportare le figure in un contesto primitivo e inviolato.

Con Winter (2018) si compie la prima composizione digitale dell’artista, iniziata undici anni fa. I fiocchi di neve, i gufi e le figure umane, realizzati su file digitali e poi riuniti nella composizione, creano un’immagine artificiale, “che celebra le qualità belle e spaventose della stagione più fredda”. Non solo –  l’ultimo lavoro di Sandy porta a compimento un percorso artistico iniziato alla fine degli anni Settanta e segnato dal graduale cammino verso la scomposizione del reale. Le figure umane, tornate reali, sono in secondo piano. Protagoniste sono le sculture realizzate da Sandy, di straordinaria concretezza. Per la prima volta nella produzione di Sandy, il centro della composizione siamo noi. La bambina ci guarda con sospetto e attenzione. Il gufo in primo piano ha gli occhi fissi su di noi. E la dea dell’inverno ci è così vicina, un po’ come i fiocchi di neve, che cadono verso di noi. Sandy ci presenta nel 2018 una società scomposta, surreale, quasi magica, che rappresenta probabilmente l’ultimo stadio di un’evoluzione iniziata agli inizi degli anni Ottanta.

Innovativa, potente e sconvolgente, Sandy lascerà un segno indelebile sul vostro cammino.

 

 

Matilde Ferrero

Tools For Culture

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