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Mariagrazia Pontorno. Un Viaggio nel tempo vista mare

By 21 Febbraio 2019 No Comments

Ulisse, Marco Polo, Cristoforo Colombo, Dante Alighieri, Anna Davison, Jack Kerouac e Christopher Mcandless (aka Supertramp).

Che sia reale o immaginario, mitico o ultraterreno, on the road o via mare, il topos del viaggio è sempre stato insito nella natura dell’uomo, quale metafora di processi conoscitivi di scambio e raccordo tra passato e presente.

Fin dall’origine della nostra specie, l’uomo ha cominciato a viaggiare spinto dal desiderio di esplorare nuovi mondi, per espandere i propri confini mentali e fisici, per sfuggire alla guerra e alla miseria, per sognare una vita migliore, quando questo viene concesso.

“Se lo puoi sognare, lo puoi fare”, affermava Walt Disney, genio dell’immaginazione e realizzatore di sogni per antonomasia. Ebbene, viaggiare al fine di vedere con i propri occhi se ciò che la mente immagina esiste davvero, è stato il principale scopo dell’artista catanese Mariagrazia Pontorno.

“Everything I Know”, il titolo del progetto d’arte contemporanea dell’artista, a cura di Elena Silvia Abbiatici e Silvana Vassallo, si potrebbe definire un’azione performativa composita, che rievoca ed omaggia la spedizione scientifica navale compiuta dall’Arciduchessa Leopoldina d’Asburgo Lorena nel 1817.

Il 15 agosto 1817, Leopoldina, donna colta e appassionata di scienze naturali, intraprese un viaggio verso Rio de Janeiro per sposare Don Pedro di Braganza, principe ereditario del Brasile e del Portogallo. Leopoldina trasformò la sua trasferta nuziale in una spedizione conoscitiva, chiamando a sé, sulla fregata austriaca, un considerevole numero di scienziati, botanici e pittori, incaricati di esplorare e documentare le terre vergini del Brasile, e promuovere scambi tra il vecchio e il nuovo mondo.

Il 28 dicembre 2017, duecento anni dopo la traversata transoceanica dell’Arciduchessa d’Austria, Mariagrazia Pontorno si è imbarcata su una nave cargo dal Belgio alla volta di Rio de Janeiro, con lo stesso spirito di conoscenza, di attesa e di meraviglia, insito in quella traversata storica e in ogni viaggio.

A bordo del suo laboratorio fluttuante, Mariagrazia Pontorno viaggia, idealmente, in compagnia di un “equipaggio virtuale”, composto da artisti, intellettuali e scienziati, e, avvalendosi dei contributi da essi forniti inquadra, da un punto di vista artistico ed estetico, temi che riguardano il rapporto arte-scienza e le dinamiche storiche, ambientali, botaniche e culturali del Brasile contemporaneo.

Mariagrazia Pontorno rivisitando, in chiave contemporanea, il viaggio transoceanico di Leopoldina d’Asburgo, indaga la pulsione conoscitiva che sta alla base sia della ricerca artistica che di quella scientifica. Il suo progetto si presenta come una narrazione visiva capace di ricreare lo spirito di meraviglia, incontro e performance vissuto in nave, laboratorio di idee itinerante oltre che posto reale e metaforico.

Una sorta di fuga, quella compiuta da Mariagrazia Pontorno, ma nello stesso tempo di riflessione sul reale, sul visibile, sulla storia e sul rapporto dell’uomo-natura, della civiltà-ambiente, il tutto modellato attraverso il sogno, il desiderio, la metafora e il meraviglioso.

Due donne, due epoche, due viaggi, ma un comune interesse: rendere omaggio alla conoscenza e alla raffinatezza della mente umana. A distanza di duecento anni, Mariagrazia Pontorno, ripercorrendo la missione scientifica di Leopoldina, è riuscita a realizzare una fusione e un confronto trasversale tra arti e scienza, sposando l’Arte tutta.

“Everything I Know”, è un punto di arrivo ma anche di partenza: in ogni momento, come individui e come corpo sociale, siamo tutto ciò che sappiamo. Ciò che siamo è la somma di tutti i luoghi che abbiamo visitato, di persona o chiudendo gli occhi, di tutte le persone con cui abbiamo parlato, dei libri che abbiamo letto. Si impara solo attraverso l’affezione. La conoscenza senza emozione, senza passione e senza amore, non può e non deve essere contemplata. Il rischio: la deriva del pensiero.

 

 

Maria Teresa Cafarelli

CultureFuture

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