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Marosi, ovvero l’esperienza di una cartografia componibile della ricerca artistica

By 31 Gennaio 2019 No Comments

Tra le onde agitate del processo creativo, tanto incessante quanto trasformante e mutevole, c’è Marosi (Facebook, qui), un progetto di creazione condivisa ed interdisciplinare che coinvolge  la danza, la performance, le arti visive e sonore. Polo creativo del sud Italia, si pone, in modo certamente avanguardistico, come fra le prime realtà che mettono l’accento sulla pratica di ricerca nelle arti: il focus di interesse di Marosi, portato avanti da un core team di artisti fra cui Giulia Ferrato, Anna Basti, German Jauregui e Mario Leombruno, costantemente aperto alla collaborazione e alla riformulazione, è quello della dialettica interrelata all’ estetica – che il lavoro artistico produce, creando linguaggio, movimento, visione – e all’etica, che si esplicita nella ricerca e nella creazione, attraverso la relazione con contesti e territori, interagendo con lo sguardo esterno degli spettatori-fruitori.

1_atelier: Atelier of Zine Making 2018

2_ approach: Approach to a Creation Process 2018

Marosi, che significa tempesta, mare in burrasca, è nato a Stromboli: su quest’isola a settembre del 2018 sono stata per la prima volta invitata a partecipare a un workshop residenziale sul processo creativo Approach to a creation process tenuto dai performer German Jauregui e Antia Diaz, ma anche ad interagire con Michela Palermo e Alessia Bernardini nel loro progetto di “documentazione come creazione” nell’Atelier of Zine-making. Uno degli obiettivi principali, che è anche il filo conduttore di ogni intervento nel progetto, è quello di rappresentare un processo in fieri, interrogandosi sulle modalità con cui la ricerca può diventare essa stessa opera: in che modo diversi linguaggi artistici si relazionano al processo, sia creando connessione che attraverso strategie e metodologie proprie? L’epoca post-moderna ci impone di diventare più coscienti delle immagini che creiamo e diffondiamo come mezzo di emancipazione rispetto alla ridondanza visiva, ai processi di spersonalizzazione messi in atto dalla rete, all’iper-diffusione di contenuti. Come e in che modo ha senso allora parlare di ricerca in arte in questo contesto? Marosi sceglie di rapportarsi all’instabilità, alla precarietà e alla fluidità di un mondo liquido attraverso l’interazione reale e simbolica con il sistema isola che, con la presenza del vulcano attivo, è un luogo al limite della sparizione, della visione, dell’esperienza corporea. La ricerca in arte conduce ad una riflessione su pratica e teoria, sulla loro interazione e sul significato di una metodologia che apra all’interdisciplinarità, in una coesistenza non solo di pratiche, ma più in generale di un reciproco nutrimento di prospettive ed intenti.

 

  

Fotografia di Novella Oliana

Marosi dal 4 al 10 febbraio si sposterà a Napoli all’Ex Asilo Filangieri per una nuova edizione dal titolo Stromboli Approaching Vesuvius dedicata al processo creativo, alla condivisione di pratiche e metodologie. All’Ex Asilo – un luogo che è di per sé un processo in divenire, arricchito dalla presenza di una comunità mutevole di operatori e artisti – l’idea è quella di lavorare in modo esperenziale in uno spazio composto da nuovi frammenti: dall’isola alla città, l’isola nella città, isole nell’isola ricombinando nuovi arcipelaghi ed elementi che, insieme, diventano metafora dello stesso processo e rappresentazione della condivisione.

4_approach: Approach to a creation Process 2018

A conclusione di un nuovo appuntamento con un momento in cui si esploreranno i limiti del processo creativo con German Jauregui e Antia Diaz, un panel di condivisione aperta di pratiche e metodi ospiterà, fra le tante, i risultati dell’esperienza di Michela Palermo e Alessia Bernardini con il loro processo di publishing condiviso e il mio lavoro di ricerca. Ho provato a riflettere su uno spazio ibrido di indecisione in cui forma e contenuto mutano e interagiscono, creando zone di contatto, separazione, interrelazione o contrapposizione. Attraverso un approccio interdisciplinare, focalizzato su una metodologia di ricerca-creazione, considero la fotografia come espressione di un contesto contemporaneo complesso e mutevole: liberandola dalla sola esperienza estetica, l’immagine fotografica diventa un’opera aperta, stratificata, trasformante. La relazione fra pratica e teoria diventa essa stessa territorio dell’immagine in cui l’atto fotografico si trasforma. Il ruolo dell’autore e quello di ricercatore si confondono creando nuovi orizzonti di condivisione, produzione, installazione in cui lo spazio (reale e metaforico) di fruizione e quello di creazione interagiscono e si nutrono vicendevolmente. Il messaggio che condivido con Marosi – e con tutti gli artisti che lì stanno arricchendo il mio percorso – è quello del continuo movimento, dell’apertura, dell’evoluzione: il tentativo è quello di riappropriarsi di nuovi mezzi per accedere con consapevolezza al mondo contemporaneo, attraverso una conoscenza che possa essere, per quanto possibile, esperenziale e percettiva.

 

 

Novella Oliana

 

[Immagine di copertina dell’autrice]
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