I muri di Berlino: accesso libero anche ai non addetti ai lavori

I muri di Berlino: accesso libero anche ai non addetti ai lavori

Victor Ash, Blu, Alice Pasquini, Moe, Os Gemeos, sono solo alcuni dei numerosissimi street artist che hanno preso in prestito intere facciate di palazzi, pareti e muri della capitale tedesca per tramutarle nelle loro tele ideali.

 

Il risultato dei loro interventi rende Berlino una galleria d’arte a cielo aperto nella quale donne, uomini e bambini vestono per qualche giorno i panni di veri e propri cacciatori di immagini, per usare un’espressione cara a Charles Simic. Sono artisti provenienti dagli Stati Uniti, dall’Europa, dalla Germania, che hanno dato vita ad un’istituzione internazionale nota come Urban Nation, e che lavorano a Berlino per decorare, for free, i muri di una città che Karl Scheffler ha descritto come  “condannata per sempre a diventare ma mai ad essere”.

 

Berlino pare essere una parte di mondo più che una città, il che la rende da un lato insicura ma dall’altro è proprio questa insicurezza la promessa del suo futuro. La capitale ospita un insieme di elementi in continua trasformazione, diversi e contrastanti ma che, essendo messi tutti sotto lo stesso tetto, costituiscono l’humus prediletto dagli artisti che ad essa si sono rivolti con l’obiettivo di rendere sempre più visibile ciò che si cerca di cancellare. Sono artisti che hanno fatto dei muri della città il loro diario pubblico, non segreto, ma visibile e fruibile da tutti, nel quale hanno potuto esprimere le loro opinioni, frustrazioni, disagio, ma anche messaggi di pace, speranza e libertà.

 

Friedrichshain, Kreuzberg, Rosenthaler Strasse, Haus Schwarzenberg sono alcuni dei quartieri che hanno fatto di Berlino la mecca della Street Art. Camminando per le sue strade si ha l’occasione di imbattersi in personaggi politici, come Erich Honecker e Leonid Breznev che si scambiano un mortale bacio ormai diventato famoso, ci si può identificare in una scimmia alta quasi cinque metri che rappresenta l’allegoria del turista concentrato a guardare ciò che lo circonda non con i suoi occhi, bensì attraverso la macchina fotografica. Si ha anche la possibilità di osservare una Trabant che apre un varco nel muro, o perfino la stessa città di Berlino rappresentata come se fosse un gigantesco pezzo di carne attraversato da un coltello su cui sono incise, (con un realismo molto vicino a quello di Richard Estes), le date in cui il Muro fu eretto e demolito.

 

Per quanto Berlino sia una città in continua transizione, un cantiere perennemente aperto che pare non giungere mai a compimento, abitata da persone alla ricerca di sé stessi e di idee per sé stessi, insomma una città in divenire e quasi priva di identità, è questa la sua caratteristica più evidente, il suo marchio di fabbrica. Inoltre la scena dell’arte urbana sta contribuendo a ridefinire i contorni sbiaditi di una città che porta tuttora i segni della distruzione bellica.

 

Urban Nation, il primo museo d’arte contemporanea urbana, è stato inaugurato il 16 settembre, con lo scopo di riunire gli artisti che arricchiscono e danno forma agli spazi urbani nei quartieri di ogni angolo del mondo. Questi artisti, lavorando in uno spazio pubblico, creano un dialogo con la comunità, la quale diviene non solo spettatrice ma anche attrice, entrando a far parte essa stessa di questo collettivo artistico.

 

Art is everything you don’t have to do. Il musicista e compositore Brian Eno intende affermare che l’arte è una scelta, è un gioco, che non serve a nulla ma diventa indispensabile perché ci permette di esprimere noi stessi. L’arte testimonia la società, non serve per elargire bellezza, altrimenti si rischia che diventi pura decorazione. L’arte deve farci inciampare, deve colpirci allo stomaco, deve portarci al di fuori della nostra comfort zone, solo così possiamo capire come siamo e come vorremmo essere.

 

È questa l’arte che va immaginata per un futuro non troppo lontano, non più dialogo solo per e tra gli ‘addetti ai lavori’, ma connessione tra le persone e gli artisti. Nel mondo c’è un bisogno crescente e urgente di dialogo creativo, di artisti che riuniscano culture nei distretti urbani, che attivino comunità ma che soprattutto si avvicinino alle persone.

 

We can be heroes, just for one day.  Gli eroi, che David Bowie cantava nel 1977 in un brano scritto proprio a Berlino, possono essere identificati in coloro che utilizzano la propria arte come simbolo di unità, condivisione e confronto critico.

 

 

Maria Teresa Cafarelli

Tools For Culture

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