Museomix e la fabbrica delle idee

Qualcosa di diverso si può fare…e Museomix ne è un esempio.

Museomix e la fabbrica delle idee

Non conoscevo Museomix prima di questa edizione alla quale ho partecipato.

Se da una parte ciò deriva dalla mia negligenza nell’informarmi sul palinsesto delle attività proposte nel panorama culturale, dall’altra, e mi concedo il beneficio del dubbio, una non esaustiva attività di comunicazione e promozione del progetto da parte delle istituzioni museali, associazioni culturali, fondazioni e giornali del settore, concorre a non dare luce sufficiente ad una proposta che al contrario ha un grande potenziale.

Museomix è un hackathon intensivo internazionale in cui esperti del campo della cultura di tutto il mondo si riuniscono per una tre giorni non-stop allo scopo di realizzare dei prototipi da proporre all’interno dei musei in cui sono ospitati gli esperti, per offrire al pubblico un diverso approccio alla fruizione delle collezioni esposte.

Lo scopo non è vincere, ma lasciare un contributo utile alla comunità culturale e possibilmente sviluppabile in futuro. Le squadre hanno formazione mista e gli esperti devono essere specializzati ciascuno in settori diversi: maker -anche se in italiano una parola altrettanto bella esiste ed è artigiano-, comunicatore, designer, sviluppatore informatico, e lasciatemi ringraziare questi geni del male che hanno contribuito in maniera essenziale alla realizzazione dei progetti, esperti di contenuti e mediatori. Ad ogni squadra è affiancata la figura del facilitatore che aiuta il team a lavorare insieme non perdendo di vista l’obiettivo.

Valore aggiunto del progetto è senza dubbio la spontaneità. Sì, oserei forse dire che insieme a tante altre, spontaneità è la parola chiave di questa esperienza.

Spontaneità nello scegliere una tematica vicina agli interessi e alla sensibilità degli esperti, perché a differenza di quanto avviene frequentemente, a Museomix sono proprio gli esperti ad avvicinarsi al terreno di gioco che preferiscono. Vi chiederete come, suppongo.

A dirla tutta, quando sei lì in mezzo a tutti e ti vengono presentate le aree tematiche da sviluppare, immagini di dover lottare per accaparrarti l’ambito che non solo ti interessa maggiormente ma al quale credi di poter dare un contributo valido, in virtù di quelle che sono le tue competenze. In realtà, come per magia, ogni cosa va al suo posto. Avete presente la scena del cartone della Spada nella Roccia, quando Mago Merlino canta Higitus Figitus e tutti libri, le teiere e i mobili dal caos disordinato della stanza entrano ordinatamente nella valigia?

Ecco, immagiate che il tutto avviene così ma senza Mago Merlino a dirigere.

A questo punto, le squadre sono formate e i terreni di gioco stabiliti. Non resta che iniziare a pensare. Spontaneità, di nuovo. Dal calderone cominciano spontaneamente a sortire idee di ogni forma e colore, idee noiose, idee brillanti, idee irrealizzabili, idee talmente complicate che le fronti degli sviluppatori cominciano a sudare freddo e le mani cercano conforto nelle folte chiome come a cercare qualcosa che non c’è.

Quando i progetti cominciano ad assumere una struttura più definita, la spontaneità emerge nei rapporti e nelle relazioni che si stabiliscono. Spontaneità nel fidarsi e nell’aiutarsi, spontaneità nel delegare, perché non sempre allentare il controllo sul lavoro risulta semplice. La cosa che colpisce è che, nonostante possa sembrare una competizione, e forse inizia realmente come tale, dopo poco ci si accorge che anche gli altri team possono non solo essere di supporto, ma forse anche tu puoi essere utile a loro.  E così inizia lo scambio.

Scambio, altra parola chiave.

Scambio interno ed esterno alla squadra, scambio di idee, di competenze, di metodi, di oggetti, di sguardi, di fatiche e di risate.

Scambio intellettuale, ma soprattutto umano.

Se Museomix è sicuramente spontaneità e condivisione, al contempo è fatica e dedizione.

Si lavora duramente con ritmi serrati e poche pause. Ma Museomix insegna tante cose: rispettare scadenze, aprirsi agli sconosciuti, interessare una platea di uditori e sforzarsi al massimo per far sì che ciò avvenga. Insegna a non vergognarsi e a mettersi in gioco, ma soprattutto insegna ad immedesimarsi e ad essere empatici con il prossimo.

Lo scopo, come si diceva, è quello di presentare alla fine della terza giornata dei prototipi al pubblico a cui verranno spalancate le porte del museo.

Il pubblico diventa giudice severo e attento del tuo lavoro, ma soprattutto il pubblico diventa attore e spettatore. Tu hai scritto la sceneggiatura e il tuo compito è quello di accompagnarli in un viaggio nuovo e inaspettato. Se le critiche sono positive, hai fatto un buon lavoro. Ma non solo, hai fatto molto di più. Hai ascoltato e capito.

Improvvisamente realizzi che il tuo pubblico, il pubblico del museo non è estraneo a quelle mura e a quelle opere, il pubblico è parte stessa dell’intero. Il pubblico sono le persone, che hanno fatto e fanno parte, proprio come te, di quella testimonianza che i musei si propongono di raccontare. Quando in cambio dell’esperienza della visita con il tuo prototipo ricevi un sorriso, una storia, un segreto della vita di quelle persone, capisci davvero il motivo e lo scopo del tuo lavoro e ti senti felice ed appagato.

Museomix è questo, ma tanto altro. Nella speranza che iniziative di questo tipo possano essere sempre più, vi lascio una semplice testimonianza di quella che è stata una magnifica esperienza.

 

Federica Antonucci

Tools For Culture

Tools For Culture

Tools for Culture è un’organizzazione non profit attiva nel campo della ricerca, della consulenza e della formazione per l’economia, il management e le politiche dell’arte e della cultura. Il suo obiettivo è contribuire a estrarre il valore dalle risorse creative e culturali, rafforzando il loro impatto sulla qualità della vita, stimolando la creazione e il consolidamento di un network di professionisti, imprese e competenze, e fornendo assistenza strategica e tecnica in campo culturale.

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