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#Musicgoesviral: la risposta della musica classica all’emergenza Coronavirus

By 13 Marzo 2020 No Comments

L’impossibilità da parte delle organizzazioni culturali di operare “normalmente” in questo momento è ormai una realtà nota a tutti. Le necessarie restrizioni adottate per contrastare l’emergenza del Coronavirus hanno bloccato la “normale” attività di teatri, musei, fiere, associazioni culturali per il prossimo mese, almeno. La speranza è certamente quella di ritornare nel più breve tempo possibile ad una normalità pre-coronavirus. Ne abbiamo tutti una gran voglia. Ma la situazione attuale ci porta ad affrontare un ragionamento più ampio: veramente la cultura ha bisogno di una condizione “normale” per poter operare? Il fermento culturale scaturito dall’emergenza degli ultimi giorni ha dell’incredibile, in senso estremamente positivo.

Da anni il mondo della musica classica si trova ad affrontare una situazione di stagnazione. Da più di un secolo, le performance dal vivo adottano format standardizzati. Modelli che in realtà non esistono da sempre, ma che hanno preso piede a partire dal XIX secolo e che si sono radicati in quelle che Matteo Negrin (2018) definisce “liturgie del consumo culturale”. La ripetitività dei modelli ha alimentato una serie di preconcetti e pregiudizi allontanando sempre più il pubblico, soprattutto quello più giovane: un pubblico affamato sì di prodotti culturali, ma che rispecchino le abitudini e le innovazioni del XXI secolo. L’immagine elitaria che la musica classica si è cucita addosso è uno degli effetti più evidenti di un’offerta atrofica, incapace di far fronte ad una domanda sempre più eterogenea.

Ora, però, il Coronavirus non lascia alternativa: o si cambia format o si rimane immobili nell’inattività. Spinti da questo aut aut categorico molte realtà musicali, grandi e piccole, stanno (finalmente!) avendo il coraggio di ripensare i propri modelli di fruizione superando la paura di cambiamento e di innovazione, soprattutto in ambito tecnologico, che da decenni immobilizza il settore.

Dalla condivisione di contenuti musicali sulle pagine social di Teatri ed Associazioni alle dirette streaming di nuovi concerti realizzati ad hoc; dagli interventi in tempo reale di musicisti nei loro salotti di casa alle proposte in televisione e webTV. Il sistema musicale sta rispondendo all’emergenza Coronavirus con una proliferazione di iniziative online che non si era mai registrata prima d’ora nel nostro paese. Ed è proprio il caso di dire che il successo di queste iniziative è virale!

#Musicgoesviral è un Festival Online organizzato dalla redazione under35 di Quinte Parallele, rivista online e cartacea che ha come obiettivo la divulgazione della musica classica attraverso contenuti multimediali di approfondimento musicale, ma non solo. Rigorosamente a distanza, ho intervistato il fondatore di Quinte Parallele, Filippo Simonelli, che ringrazio per il tempo dedicatomi nonostante l’intensa attività di questi giorni.

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Prima di parlare dell’iniziativa #musicgoesviral, ci potrebbe spiegare cos’è Quinte parallele?

Quinte Parallele nasce per gioco come blog personale, ma ben presto si è allargato grazie al contributo di alcuni amici e professionisti del settore. Ha preso così forma un sito e una rivista online. Abbiamo poi iniziato a fare alcune pubblicazioni e siamo stati chiamati da alcune realtà locali, come l’Accademia Filarmonica Romana, per organizzare degli eventi dal vivo. Progressivamente ci siamo spostati sempre più sul virtuale per sfruttare le possibilità d’interazione che il web offre. La nostra idea è infatti quella di rendere la musica classica un prodotto più facilmente fruibile, svecchiandolo nelle giuste misure, ovvero senza compromettere la profondità del messaggio che c’è dietro, per esempio, a una Sinfonia di Beethoven o a un pezzo di Berg. Non siamo interessati alla musica classica ammiccante, ma lavoriamo su “l’esperienza di ascolto”.

Veniamo ora a #musicgoesviral. Come è nata l’idea e in cosa consiste?

In Quinte Parallele ci siamo chiesti: come possiamo sopperire all’assenza di concerti senza mettere a repentaglio la salute altrui? Durante una conversazione notturna, (d’altra parte è di notte che nascono le idee migliori!) ci siamo soffermati su una simpatica vignetta: un drive-in al tempo del Coronavirus, dove la gente in auto con le mascherine guarda i film mantenendo rigorosamente la distanza consigliata. E se costruissimo un drive-in virtuale, proiettando concerti tramite le nostre piattaforme social direttamente nelle case delle persone? Peraltro, senza nemmeno il bisogno di indossare le mascherine! Abbiamo cominciato a contattare diversi musicisti ed amici e la cosa ha preso subito piede. Abbiamo immediatamente ricevuto l’entusiastica risposta di Orazio Sciortino, protagonista del concerto d’apertura del Festival lo scorso 9 marzo. È stato un passaparola ad effetto valanga. Ci siamo ritrovati con decine e decine di adesioni da parte di musicisti “amici”, ma anche di musicisti con cui non avevamo mai collaborato prima.

Per offrire al pubblico un prodotto unico, abbiamo chiesto ai musicisti dei video inediti. Logicamente, per non mettere a repentaglio la salute di nessuno, date le circostanze ci è sembrato del tutto normale accettare anche delle riprese non necessariamente professionali, ma “casalinghe”. In realtà, così facendo, possiamo entrare nel quotidiano di queste persone che ci trasmettono un potentissimo messaggio di genuinità e normalità. Spesso siamo abituati a pensare ai musicisti come a delle “superstar”, attribuendo loro delle caratteristiche “super-umane”. In realtà sono persone come tutti noi, che grazie al loro impegno nello studio sono diventati quello che sono.

Insomma, un’iniziativa con molteplici risvolti positivi per il pubblico: non solo l’ascolto di musica “live” nell’unico modo possibile in questo periodo, ma anche un valore sociale e comunitario molto forte, a cui si aggiunge anche un aspetto educativo/divulgativo.

Al termine del concerto del M° Sciortino, il primo del Festival, abbiamo calcolato un totale di oltre 10.000 visualizzazioni live tra Facebook ed Instagram. La gente ha risposto con enorme entusiasmo. Non abbiamo la pretesa di supplire a tutte le funzioni sociali e aggregative che può svolgere un concerto “tradizionale”. Siamo però consapevoli che una piccola (ma neanche tanto) community che si riunisce nello stesso momento con un’unità di intenti di fronte all’esecuzione di un musicista, possa avere delle ricadute estremamente positive.

Inoltre, siamo molto ottimisti in termini di audience development. La nostra offerta è interamente gratuita e coniuga momenti di ascolto a introduzioni curate dal nostro staff. Questo permette l’avvicinamento anche da parte di persone che non frequentano le sale da concerto per motivi economici (biglietti troppo cari) o perché preferiscono altre forme di intrattenimento. Con le nostre proposte speriamo di riuscire a piantare un semino nei cuori dei curiosi che magari un domani frequenteranno i teatri e le sale da concerto.

Oltre la parete virtuale riusciamo ad instaurare un contatto diretto con il pubblico. Stiamo anche valutando l’idea di creare una modalità ancora più interattiva, ma ovviamente questo richiede uno sforzo maggiore. Durante il primo concerto abbiamo avuto qualche piccolo inconveniente tecnico iniziale, ma il tutto poi è filato liscio. Questo grazie soprattutto allo staff che in questi giorni sta lavorando a tempo pieno per mettere insieme tutto il set up, il che non è affatto banale.

Decisamente, uno sforzo non da poco. Oltretutto si tratta di un’iniziativa diversa dalla vostra solita attività. Come state affrontando questa nuova sfida?

C’è da dire che stiamo approfittando dell’assenza delle nostre usuali attività per via delle misure restrittive. Questo ci permette di impegnarci a tempo pieno al Festival #musicgoesviral. Con i social media manager abbiamo organizzato dei turni per coprire tutto l’arco della giornata e garantire la nostra presenza sui social 24 ore su 24. Creiamo contenuti, organizziamo il cartellone dei concerti, prepariamo i video coordinando il lavoro di artisti e programmatori, ma soprattutto rispondiamo alle sollecitazioni esterne interagendo con i nostri follower. Tutto ciò per far sì che il Festival sia il più professionale possibile e dunque un buon sostituto di quella che sarebbe una stagione dal vivo. Nonostante l’organizzazione sia avvenuta in tempi brevi, nulla è improvvisato e nulla è lasciato al caso. La nostra è anche una missione sociale verso un pubblico molto vasto e abbiamo il dovere di offrire loro il miglior prodotto possibile, sia nel rispetto di chi ci segue, sia nel rispetto di chi ha messo a disposizione capacità, abilità e talento.

#musicgoesviral: un tamponamento momentaneo o possiamo sperare in un seguito anche dopo l’emergenza?

Questa è una domanda che ci siamo posti anche noi ma a cui non abbiamo ancora dato una risposta. C’è da dire che attualmente la nostra prospettiva è a breve termine per far fronte ad una situazione d’emergenza. Vista l’intensità dell’impegno che il Festival richiede, in questo momento non riusciamo a pensare a nient’altro. Banalmente, stiamo trascurando altre questioni che riguardano la programmazione standard a lungo termine, ma che non possiamo e non vogliamo far passare in secondo piano. Quello che è certo è che per ora ci prefissiamo di offrire il miglior prodotto possibile in un momento in cui non è possibile offrire qualcosa di diverso. È chiaro che se il modello dovesse risultare vincente e se qualcuno avesse l’interesse di perseguire questa strada, noi saremo i primi interessati e cercheremo il modo per rendere questa proposta stabile.

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I prossimi appuntamenti del Festival Online #musicgoesviral vedranno protagonisti eccellenti musicisti di fama internazionale, come Beatrice Rana e Giovanni Sollima, testimonial ufficiali del Festival, ma anche Alexander Lonquich e Cristina Barbuti, Enrico Bronzi, Alessandra Ammara e molti altri. Una programmazione quasi quotidiana ci terrà compagnia per tutta la durata del periodo di isolamento domiciliare.

Certamente, nessuna modalità “alternativa” potrà mai eguagliare l’esperienza della musica dal vivo. Non per questo però è sbagliato introdurre proposte diverse. D’altra parte, anche in condizioni “normali” l’ascolto dal vivo non è mai l’unica modalità possibile per il pubblico: fin dalla nascita dei vinili, l’esperienza del concerto live è stata integrata e arricchita con l’ascolto individuale “domiciliare”. Senza dimenticare l’importanza delle trasmissioni radiofoniche e televisive. L’aumento dei moderni canali di distribuzione (CD, streaming) ha permesso la diffusione dell’arte della musica in maniera capillare e ad un prezzo irrisorio, se non nullo. #musicgoesviral si allaccia direttamente a questa funzione, con un qualcosa in più. Passata l’emergenza, potrebbe risultare un potentissimo strumento per veicolare contenuti musicali di qualità con un alto livello d’interazione tra pubblico e musicisti. Un aspetto drammaticamente carente nei format in uso fino adesso, ma del tutto necessario nel sistema musicale del XXI secolo.

La lezione che stiamo imparando nella situazione d’emergenza scatenata dal Coronavirus è che abbiamo tra le mani uno sconfinato patrimonio culturale che va condiviso con tutti, usando tutti i mezzi a nostra disposizione. La forte volontà di rimettersi in gioco dimostrata da moltissime realtà culturali negli ultimi giorni è anche il segno tangibile che i tempi sono maturi per cambiare le regole prestabilite e affrontare finalmente la questione della fruizione del prodotto culturale in termini diversi.

Come ci ricorda Filippo Simonelli, le quinte parallele erano considerate un errore nella pratica musicale dell’epoca classica, ma con il tempo sono state ammesse fino a diventare una pratica comune. Nel sistema musicale italiano, format musicali diversi da quelli “liturgici” stanno cominciando ad essere ammessi di buon grado sia da parte delle organizzazioni musicali, sia dai musicisti, sia dal pubblico. Il mio augurio è che questi nuovi format, come ad esempio i Festival Online, seguano il percorso storico delle quinte parallele, diventando una pratica comune, senza però avere mai l’ambizione di sostituire l’ascolto dal vivo, che è e rimane insostituibile.

Giulia Chetta

CultureFuture

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Tools for Culture è un’organizzazione non profit attiva nel campo della ricerca, della consulenza e della formazione per l’economia, il management e le politiche dell’arte e della cultura. Il suo obiettivo è contribuire a estrarre il valore dalle risorse creative e culturali, rafforzando il loro impatto sulla qualità della vita, stimolando la creazione e il consolidamento di un network di professionisti, imprese e competenze, e fornendo assistenza strategica e tecnica in campo culturale.