Oltre le vecchie paure e i nuovi colonialismi: esplorare l’altro genera pensiero critico

Oltre le vecchie paure e i nuovi colonialismi: esplorare l’altro genera pensiero critico

 

Londra, inverno 2003, l’artista danese Olafur Eliasson inaugura nella Turbine Hall del Tate Moder “The Weather Project”. L’artista, chiamato ad intervenire in uno spazio pubblico, non ha fatto altro che pensare a lungo, attraverso procedure di immedesimazione, a cosa avrebbero voluto vedere le persone all’ingresso di un museo, nel cuore di una città grigio inverno.

Si è messo dal punto di vista di chi vive il momento, non di chi lo deve immaginare. Ha pensato a qualcosa di semplice, di fortemente accomunante ad ogni essere vivente: il sole e la sua energia vitale. Stabilendo una connessione quasi primordiale tra i visitatori è riuscito a far vivere, a sconosciuti, un’atmosfera di condivisione dell’hic et nunc, creando un precedente esperienziale di unione. È un omaggio che Eliasson fa all’essere umano e alla sua comune origine, un gesto d’amore reso pubblico, non a caso in uno spazio pubblico.

Nella dichiarazione di Stoccolma del 2004, Avril Accolla presenta Design for All definendolo come il design per la diversità umana, l’inclusione sociale e l’uguaglianza: un elogio dell’alterità. “Io non sono standard … né lo sono le persone alte, quelle con gli occhiali o con le dita grosse, gli stranieri, i bambini, gli anziani, le donne incinte, le persone in carrozzina, ecc.

Il design consolidato ci ignora e progetta per l’utente standard: così facendo esclude o penalizza più del 90% della popolazione europea. La risposta progettuale che supera penalizzazione ed esclusione è il Design for All (DfA), che soddisfa i singoli – fruitori e non più meri utenti – nelle loro specificità, valorizzandole.” (Avril Accolla, Design for All. Il progetto per l’individuo reale, Milano, Franco Angeli, 2009).

Tutta la storia della nostra civiltà è attraversata da riflessioni sul concetto primitivo e fondamentale di altro, da Platone a M. Focault, da Polifemo ad Alien. Di norma è stato impersonato da soggetti alieni, foresti, diversi, pericolosi…

Altro deriva dal latino alter, aggettivo composto dalla radice al- e dal suffisso di comparazione -tero, che piega il significato della parola verso il sentimento di opposizione fra due. Fra due popoli, due religioni, due culture, due classi, due stati, due orientamenti sessuali, due persone; l’idea di altro è stata utilizzata per fomentare le suddivisioni e alimentare la paura.

Oggi stiamo vivendo la rinascita della demonizzazione dell’altro: nuove fobie, alimentate dalla crisi, animano la nostra società come estremo tentativo di conservazione identitaria. Tuttavia sembra che qualcuno stia tentando di salvaguardare la specie attribuendo ad ‘altro’ un secondo significato: altro come ulteriore. Questa presa di posizione tenta di mostrare come si possa guardare all’altro in un’ottica di arricchimento personale.

C’è infatti chi ha occhi allenati per intuire l’unità al di là delle convenzioni sociali, dei pregiudizi culturali, delle suddivisioni etniche. Chi attraverso la produzione di contenuti cerca di far vivere il miracolo della scoperta di quella sensibilità primitiva che fondamentalmente ci accomuna, perché da sempre presente nella trama invisibile della psiche umana.

È quello che ci suggerisce Eliasson con la sua opera: entrare in un museo non deve essere come accedere ad un mondo parallelo o a qualcosa di altro, distante dalla nostra realtà, ma deve essere come avere accesso ad un microscopio, un amplificatore del mondo che c’è al di fuori di esso. Così scoprire l’altro non è perdere la propria identità, ma guardarla da un altro punto di vista, magari ancora inesplorato.

Infatti penso che sia per poter celebrare al meglio la nostra unicità che dobbiamo cercare momenti di incontro con l’altro; per poter ampliare il nostro spettro visivo sul mondo, avere accesso a nuove lenti, a nuove traduzioni. Senza lasciare che venga definito al nostro posto il modo che abbiamo di guardare il mondo; perché spesso ciò che è visto rivela colui che vede.

Talvolta il confronto diventa una necessità professionale, come per i designer che ragionano sull’user experience, per arrivare a progettare oggetti pensati ad hoc, creare servizi fruibili e per stimolare comportamenti. Questa nuova disciplina si fonda sull’idea stessa di altro come sinonimo di ulteriore, in opposizione a qualsiasi standardizzazione.

Ed è su queste basi che parte del social design prova a raccontare la visione di una società che valorizza le fragilità individuali, la specificità del singolo, l’identità cosmopolita e la coesione sociale. Ci tengo a dire che si tratta solo di una parte, perché spesso i buoni propositi si tramutano in peccati umani ed è molto facile passare dalla demonizzazione al business dell’altro. Millantare per guadagnare dovrebbe essere un reato, poiché si contribuisce a ledere la possibilità e la veridicità di un approccio alternativo.

 

Maria Naomi Galavotti

Tools For Culture

Tools For Culture

Tools for Culture è un’organizzazione non profit attiva nel campo della ricerca, della consulenza e della formazione per l’economia, il management e le politiche dell’arte e della cultura. Il suo obiettivo è contribuire a estrarre il valore dalle risorse creative e culturali, rafforzando il loro impatto sulla qualità della vita, stimolando la creazione e il consolidamento di un network di professionisti, imprese e competenze, e fornendo assistenza strategica e tecnica in campo culturale.

RELATED ARTICLES

Le Liste Vertiginose ovvero un atto poetico per dare forma all’irrappresentabile

Le Liste Vertiginose ovvero un atto poetico per dare forma all’irrappresentabile

È cosa piuttosto comune scrivere liste di cose da fare e molto interessante è scriverle per mettere in ordine ide

LEGGI TUTTO
La fragilità creativa moltiplicata per otto, Sense8 si pente e riprende.

La fragilità creativa moltiplicata per otto, Sense8 si pente e riprende.

Carlotta Susca: La notizia è recentissima, il web ha vinto: avremo un finale di Sense8 . Michele Trimarchi: Ogni

LEGGI TUTTO
Un discorso intorno al corpo

Un discorso intorno al corpo

Paul Valéry scriveva:“… Il mio corpo è luogo del mio essere al mondo… è punto di incontro e convergenza…

LEGGI TUTTO

Lascia un Commento