Opera di Bologna e nuovi pubblici

Sta per partire l’evento “Mettiamoci all’Opera”: un nuovo pubblico per il Teatro Comunale di Bologna?

Opera di Bologna e nuovi pubblici

“La cultura è un bene comune primario come l’acqua; i teatri, le biblioteche, i cinema sono come tanti acquedotti”. In questo modo il famoso direttore d’orchestra Claudio Abbado ha descritto l’importanza delle realtà culturali, dei veri e propri canali di comunicazione della cultura che come acqua corrente viene indirizzata per poter raggiungere ovunque l’uomo.

Ma per quante persone e in particolare per quanti giovani la cultura è veramente un “bene primario”, un sostentamento del corpo e dell’anima, una carica che permette di guardare il mondo con occhi nuovi? Quanti frequentano effettivamente questi famigerati acquedotti a cui ci si può rifornire di cultura?

Troppo pochi, secondo i dati che giungono sia dallo Stato attraverso l’ Istat, sia dai centri culturali stessi, che lamentano l’afflusso del pubblico giovanile all’interno delle loro realtà. In particolare, secondo i dati Istat (aggiornati al 2016) solo circa il 24% dei giovani tra i 15 e i 34 anni hanno visto almeno uno spettacolo teatrale in un anno.

Il teatro, infatti, è una delle istituzioni culturali che ha maggiore penuria di giovani. Spesso viene percepito non come un acquedotto ma come una sorgente: un luogo difficilmente accessibile, e solo dopo una lunga ed estenuante fatica di elevazione spirituale, come forse solo Dante per giungere al Paradiso o Petrarca nell’Ascesa al Monte Ventoso.

Comunque in questo vario e complesso panorama, numerose sono le iniziative che il Teatro Comunale di Bologna sta portando avanti, tra cui biglietti ridotti per giovani e studenti, la possibilità di accedere liberamente al foyer e l’opportunità di sentire alcune delle arie dell’Opera anche sotto il portico antistante al teatro. Lo scopo è quello di cercare di eliminare la soglia simbolica che a volte impedisce l’accesso più del pesante portone d’ingresso.

Tra i numerosi progetti che rientrano in questa mission si colloca anche “Mettiamoci all’opera”, uno dei progetti nel programma di ULab, un laboratorio di pratiche partecipative che sperimenta nuovi usi e nuove pratiche in Zona Universitaria, finanziato dal progetto ROCK (Regeneration in Knowledge and Creative Cities) e coordinato da Urban Center Bologna.

La progettazione e la realizzazione dell’evento, inoltre, è stato svolto proprio da una realtà innovativa, giovane e impegnata: Culturit Bologna, un network presente in varie città italiane formato da ragazzi universitari che si occupano di progetti di consulenza per il settore culturale, grazie al supporto di professori e professionisti di diversi settori. Proprio la posizione intermedia di questa realtà forse potrà fornire l’anello mancante della catena per stabilire un contatto tra i giovani e il teatro bolognese.

“Mettiamoci all’opera” comprende una serie di tre eventi composti da conferenze dialogate e workshop che metteranno in relazione il mondo dell’Opera con temi che sicuramente paiono più alla portata di tutti: il cibo, il rapporto tra maschile e femminile e la moda. Tre temi quotidiani e di impatto che cercano di conquistarsi l’attenzione dei giovani proprio tramite la possibilità di una partecipazione attiva.

Nel primo incontro, “L’Opera e il cibo” interverranno: Michele Trimarchi, vicedirettore del Teatro Comunale e professore all’Università di Bologna, Francesco Attardi, direttore d’orchestra e scrittore insieme ad Elisa de Luigi di libri che combinano opera e culinaria, e Valerio Pappalardo, imprenditore nel settore dell’innovazione gastronomica.

L’approccio sicuramente risulta mediato rispetto alla partecipazione diretta ad uno spettacolo teatrale. Questa mediazione tematica vuole portare alla costruzione di un ponte tra due mondi, quello dei giovani e quello teatrale.

Oltre a diminuire le distanze, il fine di questo progetto è far scoccare una scintilla, un vero e proprio imprinting per il mondo del teatro. Pierre Bourdieu, sociologo francese, parlava della “legge del bisogno culturale”. Di fatto, secondo lo studioso, la cultura è capace di attirare le persone in un circolo virtuoso. Prima e più si è esposti ad essa, maggiore sarà il bisogno di ricercare nuove esperienze culturali in futuro. Una vera e propria necessità che invece di placarsi, cresce sempre di più. Si diventa di fatto “dipendenti” dalla cultura e la si ricerca in tutte le sue forme, via via più complesse.

Di conseguenza questo imprinting di cui il teatro vuole farsi padre sarà solo l’inizio per un percorso più ampio, che dovrebbe portare i giovani ad entrare nel mondo della cultura con più vitalità, in modo virtuoso, arricchente e sempre attrattivo.

A pochi giorni dalla prima attività, tutto è pronto. Lo spettacolo sta per iniziare: manca solo il pubblico.

Scomodando per un attimo Samuel Beckett e sperando in un’attesa più positiva di quella di Estragone e Vladimiro, oserei dire: Waiting for…the public!

 

Arianna Meregalli 

Tools For Culture

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Tools for Culture è un’organizzazione non profit attiva nel campo della ricerca, della consulenza e della formazione per l’economia, il management e le politiche dell’arte e della cultura. Il suo obiettivo è contribuire a estrarre il valore dalle risorse creative e culturali, rafforzando il loro impatto sulla qualità della vita, stimolando la creazione e il consolidamento di un network di professionisti, imprese e competenze, e fornendo assistenza strategica e tecnica in campo culturale.

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