Pensare, o non pensare: ecco la domanda

Ovvero perché la vita quotidiana ha bisogno dell'arte contemporanea.

Pensare, o non pensare: ecco la domanda

Il mondo dell’arte è diviso in due parti: quelli che adorano e proteggono l’arte contemporanea, e quelli che la detestano e la criticano di continuo. L’arte sta perdendo le sue forme e i suoi confini tradizionali: è dura capire chi sia esperto, chi artista, o che cosa l’arte stessa sia. «L’arte è pubblicità di ciò che ci serve veramente»[1] – è questa la risposta che preferisco adottare.

Cominciamo con l’esempio di un dialogo spontaneo con mia madre, persona per nulla legata all’arte contemporanea e che probabilmente rientra in quella fazione che non smette di criticarla:

“Mamma, questa stanza è troppo bianca, sarebbe il caso di appendere qualche dipinto pieno di colori alle pareti.”

“Sì, devo comprare qualcosa.”

“Ma ti hanno regalato dei quadri molto belli, da poco, perché non li usi?”

“Sai, mi sono stancata di tutte quelle nature morte, paesaggi e ritratti tradizionali. Mi piacerebbe avere qualcosa di semplice e lineare, senza idee e storie pesanti.”

“Benvenuta nel club”, ho pensato: inconsciamente aveva espresso il desiderio di godersi un pezzo d’arte contemporanea nella propria stanza; mamma è una dei tanti che sono stanchi di pensare troppo, esausti e sovrastati da quanto ci capita intorno.

In definitiva, che cosa “ci serve davvero” nel nostro ventunesimo secolo? Sono anni di uguaglianza di gender, libertà sessuale, progresso tecnologico, guerre politiche, tempo di diversità, anni in cui i confini culturali diventano invisibili, quasi non esistono. Che cosa stiamo cercando, nel nostro quotidiano consumistico sovraccarico di slogan e di informazioni, e intere giornate passate online? Direi: semplicità.

Sono sicura che tutti sentiamo, almeno una volta, frasi come “Avrei potuto disegnarlo anch’io, non è per nulla sofisticato, non è arte!” – molte persone respingono opere d’arte a causa della loro semplicità, senza capire quanto sia importante. Ma per un individuo che trascorre otto ore in ufficio, tre nel traffico e una in coda per un pasto serale, un poster con cerchi colorati su uno sfondo neutro, appeso alla sua parete, potrebbe essere un pezzo di libertà, spazio e semplicità.

Non dimentichiamo che l’arte non è creata soltanto per musei e gallerie, ma anche per semplici consumatori. Parlando d’arte abbiamo bisogno di liberare la mente da valutazioni come “cattiva” o “buona”: entrambe sono inutili. L’arte sta dietro queste definizioni, è un riflesso della realtà – di “ciò che ci serve davvero”. E con ogni probabilità tra decenni o secoli le generazioni future valuteranno la nostra cultura grazie a questi cerchi e quadrati.

 

Frank Stella
Madinat as-Salam I, 1970
118 X 300 pollici – polimero e pittura fluorescente su tela

Frederick R. Wisman Art Foundation, Los Angeles, California
Fonte: www.abstract-art.com

 

 

 

“Ma, in fin dei conti, lo scopo dell’arte è creare uno spazio – spazio che non sia compromesso da decorazioni o illustrazioni, spazio nel quale l’oggetto del dipinto possa vivere”, come afferma Frank Stella.

Che cos’altro fa per noi l’arte contemporanea? Spezza concetti tradizionali sul mondo lì fuori, rende le nostre menti più flessibili e creative. Nella fotografia che segue si può vedere una parte dell’installazione “Women of Venice” di Carol Bove, nel Padiglione Svizzero durante l’ultima Biennale di Venezia. Posso immaginare cosa potrebbe avvenire nella testa di un individuo medio, che ha visto quest’installazione e ha cominciato ad almanaccare in che modo dei tubi blu possano essere legati alle donne.

Dal mio punto di osservazione è proprio questa una delle funzioni dell’arte – ci sono svariate percezioni delle donne, almeno tante quanti artisti esistono; e quante ne possiamo vedere e comparare, quanto immaginazione e creatività possono essere flessibili. Se un tempo le donne sono state dipinte come donne, adesso possiamo vedere tubi blu o gocce verdi, nessuno tranne l’artista stabilisce in che modo descrivere la cosa. Oggetti banali e semplici vedono attribuire a sé concetti insoliti, il che indirettamente modifica la realtà quotidiana e la percezione del mondo intorno a noi. Mi piace credere che, dopo aver visto “Women of Venice” o qualsiasi installazione non convenzionale, l’ordine mentale di ciascuno cambi, quanto meno dello 0,01%.

 

 

Carol Bove, veduta dell’installazione di sculture incluse in “Women of Vence”

Padiglione Svizzero, 57° Biennale di Venezia. Fonte: www.frieze.com

 

 

 

 

 

Credo che la mia generazione sia stanca di pensare troppo. Ci si chiede di scegliere tra milioni di opzioni, ogni giorno; questo ci rende ansiosi, la nostra testa è intasata di dubbi e informazioni negative. Ecco perché abbiamo bisogno di semplicità, libertà e bellezza. Diciamo che oggi l’arte contemporanea è una chiamata a rallentare, a vedere colori nella nostra vita quotidiana, a essere più creativi, percepire lo spazio, liberarci da paradigmi e stereotipi ammuffiti, accettare la diversità e la creatività.

 

P.S.: non dimentichiamo l’ironia, qualche volta gli artisti ci vogliono far ridere

 

Nona Markarian

English Version


[1] “Art is advertising for what we really need”, dal video del canale YouTube “The school of life”

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