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Perché tutti dovrebbero guardare Bojack Horseman?

By 23 Febbraio 2020 No Comments

La risposta è piuttosto semplice: perché ci parla delle nostre paure più oscure.

Facciamo un passo indietro, chi è Bojack Horseman?

È il protagonista di una serie animata statunitense creata da Raphael Bob-Waksberg per Netflix, un cavallo di mezza età protagonista ormai in declino di una sitcom famosa negli anni Novanta, un alcolista.

Bojack è l’emblema della depressione.

Aspettate, non affrettatevi a storcere il naso anche se l’idea di riuscire ad empatizzare con un personaggio simile vi sembra impossibile.

Sì, lo so, è difficile sentire simile a sé un cavallo in 2D ma posso assicurarvi che a metà circa della prima stagione smetterete di notarlo.

Perché? Perché Bojack è ciò che è, non quello che sembra. Così umano in ogni sua sfaccettatura che forse, se ne avesse assunto anche le sembianze, sarebbe stato troppo.

Sì, so anche che vi sembra impossibile immedesimarvi in un modello così negativo.

Bojack non è una brava persona (o, per meglio dire, un bravo cavallo).

Fa uso di droghe, la sua condotta è immorale, non è in grado di amare ed è profondamente egoista. I personaggi che gli ruotano attorno finiscono sempre, in un modo o nell’altro, per essere feriti da lui.

Compie azioni terribili e, pur devastato dal senso di colpa, sembra non riuscire mai a trascinarsi sulla strada giusta.

Si dice che sia necessario toccare il proprio fondo per poter risalire. Bojack non ne ha uno.

Perché quindi, sto consigliando a tutti voi di guardare uno spettacolo così riprovevole?

Perché questa serie animata, i cui personaggi sono per la maggior parte animali parlanti, è tremendamente reale.

A renderla così vicina alla realtà è anche, a parer mio, il particolare ma perfetto equilibrio tra comico e tragico.

Lo spettatore viene condotto nei meandri più profondi ed oscuri della psiche del protagonista senza mai scadere nella retorica.

È la situazione ad essere pesante, è la consapevolezza di ciò che sta accadendo e accadrà, è il senso di impotenza. Tutte cose che accadono dentro di noi come risposta emotiva spontanea di fronte agli avvenimenti che vengono narrati così come sono, senza mai essere appesantiti.

Potremmo definire in modo migliore il compito di un narratore? Trasformare la finzione in realtà, personaggi immaginari in persone reali, emozioni fittizie in sentimenti.

La caratterizzazione dei personaggi è impeccabile. Così profonda e attenta da rendere impossibile ogni forma di giudizio.

Conoscendolo a fondo, alcuni di voi scopriranno di essere più Bojack di quanto sarete disposti ad ammettere.

Bojack Horseman è la maggior vittima di sé stesso.

È depresso.

Cosa lo abbia reso così, vi lascio il piacere di scoprirlo da soli.

La depressione è qualcosa di sempre più comune e, di conseguenza, un concetto sempre più confuso.

Colpisce giovani, anziani. È trasversale alla condizione sociale ed economica.

Interpretandola in ottica nietzschiana potremmo definirla la dialettica conseguenza del nichilismo.

Ma questa sarebbe filosofia, non medicina.

Potremmo allora informarci sulla natura medica di questa patologia, sapremmo cos’è, allora.

Ma l’avremmo compresa? Potremmo dire di aver capito fino in fondo cosa anima la mente delle sempre più numerose persone che ne soffrono?

Parlare di depressione nel modo giusto oggi è estremamente difficile ma altrettanto necessario.

Questa serie ci riesce. Arriva a tutti.

A chi conosce da vicino questa patologia ma anche a chi l’ha osservata solo da molto lontano.

Ne parla in modo chiaro, senza banalizzarla, senza strumentalizzarla.

Non la utilizza mai come arma per giustificare le azioni di Bojack, è semplicemente lì, tanto nella serie quanto nella vita del protagonista.

Un’ingombrante e costante presenza che attraversa ogni momento di ogni episodio, anche quando sembra non esserci.

Fa parte di Bojack da sempre, lo ha seguito come un’ombra nella sua ascesa e continua a cullarlo nel suo declino. Lui ne è consapevole.

Rassegnato? No. Non è così che lo descriverei, e fidatevi, non è così che lo descriverete.

Come inquadrerete allora, un personaggio così negativo se pur vittima di sé quanto gli altri?

Semplice: non lo farete.

È questo uno degli aspetti più sconvolgenti della serie. È questo il motivo per cui riesce così bene nella descrizione della depressione. Bojack sarà davanti ai vostri occhi tutto ciò che deve essere, e voi rimarrete inermi e delusi, ma rimarrete.

Ognuno dei personaggi della serie, così come voi che la guarderete, combatte contro i suoi mostri.

Le loro insicurezze, le loro paure, i loro rimpianti, l’autore ci rende pian piano consapevoli di tutto tenendoci per mano in questa travagliata conoscenza.

Satelliti autonomi che per qualche motivo, pur avendo la possibilità di andarsene, restano attorno a Bojack: inermi e delusi, proprio come voi.

Princess Carolyn è una gatta, manager di Bojack e all’inizio della serie la sua compagna di vita. Razionale e determinata sembra essere imperturbabile, focalizzata sul successo e nient’altro.

Diane Nguyen è un’umana, incaricata di occuparsi della biografia di Bojack. È una scrittrice idealista convinta che il suo intelletto e la sua visione di giustizia siano ciò che la separeranno per sempre dalla felicità.

Mr. Peanutbutter è un labrador, la nuova stella emergente ed un grande fan di Bojack, che lo sopporta a mala pena.

Todd Chavez è il coinquilino di Bojack, infantile e stralunato vi regalerà alcune delle considerazioni più lucide della serie, quando meno ve lo aspetterete.

Sarah Lynn, bambina prodigio co-star di Bojack in “Horsin Around” (serie che lo renderà famoso), poi risucchiata dal vortice del successo.

Herb Kazzaz, regista e storico amico di Bojack, suo compagno di vita fin da prima del suo debutto. Il suo coming out gli costerà la carriera.

E questi sono soltanto alcune delle storie di vita che avranno modo di intersecarsi alla vostra, durante le sei stagioni.

Ognuno dei personaggi presenti nella serie parlerà a qualcuno di voi.

In uno di loro, posso assicurarvelo, si specchierà la parte più nascosta e sincera della vostra anima.

Quindi, perché tutti dovrebbero guardare Bojack Horseman? Perché tutti meritano di essere capiti così a fondo, almeno una volta.

 

Adelaide Melato

CultureFuture

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