Pompei: una Sillicon Valley archeologica

Pompei: una Sillicon Valley archeologica

Stando a quanto riportato da Plinio il Giovane nella sua prima lettera a Tacito [1], sono circa le ore 13 di un lontano 24 agosto, 79 d.C., quando il Vesuvio erutta rilasciando un’energia termica pari a 100.000 volte la bomba atomica di Hiroshima [2]. Passano poche ore e la città di Pompei è solo un ricordo.

A testimonianza di quanto accaduto, 44 ettari di rovi ne e circa 1.500 corpi ricostruiti col gesso grazie ad una ingegnosa tecnica messa a punto all’epoca dei primi scavi dall’archeologo Giuseppe Fiorelli [3].

Di questi, il calco più famoso è sicuramente quello detto degli ‘amanti’, due corpi tra loro intrecciati scoperti nel 1922 presso la casa del Criptoportico. All’epoca vennero creduti un uomo ed una donna abbracciati l’un l’altro fino all’esalazione dell ’ultimo respiro. Successivamente si è poi pensato ad un viluppo tra donne, forse una madre intenta in qualche modo a proteggere sua figlia da un fatale destino. Pochi mesi fa però l’eclatante scoperta: Tac e DNA rivelano infatti come con buona probabilità i corpi appartengano a due ragazzi di 18 e 20 anni il cui amore, tragicamente interrotto, è giunto fino ai giorni nostri intrappolato nella cenere [4].

Pompei però non è solo passato, mistero e tragedia. Pompei è anche innovazione; Pompei è anche futuro.

Nel corso del Technology for All 2017 svoltosi a Roma lo scorso ottobre è stato presentato l’ambizioso progetto Smart@Pompei [5] con il quale il MiBACT si prefigge di trasformare il sito di della città campana nel primo Smart Archaelogical Park al mondo. Novità assoluta per ciò che concerne le nuove tecnologie applicate ai beni culturali, il progetto è frutto di una convenzione stipulata nel 2016 tra CNR e ministero, intenzionati così a dar vita ad una stretta collaborazione tra enti di ricerca, imprese e governo per migliorare e rendere più sicura la fruizione del patrimonio culturale nazionale.

Nello specifico, Smart@Pompei prevede la realizzazione all’interno del sito archeologico di un impianto strumentale basato su tecnologie IoT (Internet of Things) finalizzato a facilitarne la gestione e a garantire la sicurezza di visitatori e monumenti in maniera intelligente, efficiente e sostenibile. Grazie alla sensoristica distribuita nel parco e all’utilizzo di droni, sarà infatti possibile svolgere attività di videosorveglianza, monitoraggio sismico, controllo accessi e antintrusione attraverso una singola piattaforma operativa in modo rapido e poco dispendioso [6].

Dal 2016 è poi possibile visitare gli scavi di Pompei in maniera più interattiv a grazie alla app ufficiale Pompeii Sites [7], una guida multimediale gratuita contenente 10 itinerari, 3 ore di commenti audio, immagini, riprese video, illustrazioni e ricostruzioni . E stando a quanto affermato dagli sviluppatori, in futuro saranno presenti all’interno dell’applicazione anche itinerari in realtà aumentata: al visitatore basterà così puntare la fotocamera del proprio smartphone verso punti ben precisi degli scavi per accedere in tempo reale a ricostruzioni 3D, immagini e disegni.

Oggi Pompei sembra quindi essere un interessante esperimento per comprendere le possibili sinergie tra tecnologia e patrimonio culturale: potrebbe quest’ultimo diventare un volano per la creazione nel nostro paese di aree tecnologiche uniche nel loro genere? È irreale pensare ad una Silicon Valley archeologica a Pompei?

Tali riflessioni sono motivate da ciò che ricerca e storia economica hanno evidenziato nel corso degli anni. È quasi lapalissiano sottolineare l’importanza di una strategia technology driven per garantire oggi più che mai competitività e crescita di una nazione nel lungo periodo [8]; Facebook, Amazon, Google, Uber appaiono continuamente nelle news quasi fossero star del cinema. Nonostante questo , il polo tecnologico in quel lembo di terra tra San Francisco e San Jose culla di buona parte di questi giganti high tech rimane ancora unico nel suo genere e difficilmente imitabile [9].

Ma una sua pedissequa replicazione nel tentativo di dar vita ad una ‘valle di silicone nostrana’ sarebbe realmente la strada più adatta per sospingere progresso e innovazione? Già d urante gli anni 60’ e 70’ i nostri governi, accecati dal mito della grande industria americana, tentarono in modo inane di impi antare importanti stabilimenti siderurgici e petrolchimici in aree depresse del meridione per rilanciarne l a crescita . Alcuni esempi, le tristi vicende dellaSir di Nino Rovelli [10] e del visionario pacchetto Colombo [12] che portarono solo a un grande scialacquio di denaro pubblico senza ottenere i risultati sperati. A trainare l’ economia del Belpaese c i pensava invece la cosiddetta ‘terza Italia’, quella dei distretti industriali formati da tante picco le imprese operanti in uno stesso milieu territoriale, fenomeno principalmente nostrano e spontaneo, studiato con attenzione da economisti del calibro di Giacomo Becattini [12] e Michael Porter [13]. Era questa la configurazione ind ustriale che meglio si confaceva alle caratteristiche dei luoghi, della forma mentis e del capitale umano presenti allora nella penisola , non la grande impresa made in USA.

Alla luce di ciò, Smart@Pompei e Pompeii Sites sembra no essere soluzioni più adatte di altre a stimola re svil uppo tecnologico nell ’ area in questione : la necessità odierna di innovazione si lega infatti con la vocazione – turistica e archeologica nel caso di Pompei , ma lo stesso varrebbe per tante altre località italiane – del luogo per il quale entrambi i progetti sono stati concepiti . Non quindi un polo scientifico di stampo californiano destinato al fallimento ; progresso e ricerca sono sospinte invece da una necessità in situ ben precisa che, nel caso della cittadina campana, si lega indissolubilmente all a fruizione e conservazione del patrimonio . Quale potrebbe essere il ruolo della politica in tutto questo? F acilitare lo stabilirsi di aziende high tech adatte allo ‘scopo’ del territorio e permettere la propagazione degli spillovers positivi derivanti dalla loro presen za a l rest o del tessuto industriale locale . E’ così irreale pensare ad una Silicon Valley archeologica a Pompei?

 

Valentino Masucci

articolo originariamente apparso su Ispira https://www.facebook.com/ispiracultura/

 


[1] http://www.ov.ingv.it/ov/it/fonti-storiche-eruzione-vesuvio-pompei.html

[2] https://www.youtube.com/watch?v=zNEJdBwKHmo

[3] http://www.undergod.net/curiosita-pompei-eruzione-del-79-d-c/

[4] http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/cronaca/17_aprile_06/scavi-pompei-abbraccio-gay-un-calco-domus-criptoportico-f89d5ae2-1ad3-11e7-adb5-4896456c7777.shtml

[5] https://www.archeomatica.it/index.php?option=com_k2&view=item&id=4033:a-pompei-il-primo-smart-archeological-park-in-italia-e-al-mondo&Itemid=346

[6] http://www.napolitoday.it/eventi/workshop-smart-archaeological-park-pompei.html

[7] http://www.duvaws.com/it/news-menu/179-pompeii-sites-e-l-app-ufficiale-sviluppata-da-d-uva-per-visitare-gli-scavi-di-pompei

[8] http://www.econ.uzh.ch/ipcdp/Papers/ipcdp_wp301_1.pdf

[9] https://www.forbes.com/forbes/welcome/?toURL=https://www.forbes.com/sites/dileeprao/2017/11/07/silicon-valleys-secret-the-law-of-many-ventures/&refURL=&referrer=#33acaaa94e94

[10] http://ricerca.gelocal.it/lanuovasardegna/archivio/lanuovasardegna/2002/11/04/SL403.html

[11] https://it.wikipedia.org/wiki/Pacchetto_Colombo

[12] https://www.fondazione-merloni.it/2017/02/01/giacomo-becattini-e-i-distretti-industriali/

[13] https://hbr.org/1998/11/clusters-and-the-new-economics-of-competition

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