Professioni e competenze nella cultura

Nuovi strumenti per orientarsi tra formazione e lavoro.

Professioni e competenze nella cultura

Nel dinamismo che caratterizza l’operosità, connotare una professione è essenziale per capirla e poterla poi definire. Descrivere un profilo professionale è generalmente difficile dato che lavorare oggi significa sovrapporre competenze ed esprimere poliedricità: questo vale in tutti i campi, ma ancor di più nell’ambito culturale.

Facciamo un passo indietro. Partiamo sempre dal presupposto che la cultura in Italia possa essere il nuovo petrolio. La prospettiva è entusiasmante, ancor di più se si pensa che a differenza dell’oro nero la cultura è una risorsa inesauribile in grado di generare ricchezza a fronte di un investimento minimo. Come dare corso allora a questa prospettiva allettante in cui “fare cultura” diventi non solo occasione di crescita collettiva e individuale, opportunità di apprendimento e svago, ma anche un fattore di sviluppo economico?

Riflettere sulle enormi potenzialità della cultura come motore trainante dell’economia non è in realtà il nostro scopo. Vorremmo presentare qui una riflessione sulla necessità di rilanciare il principio di legittimazione dell’azione imprenditoriale culturale, non solo come opportunità economica, ma anche come scopo per indirizzare la coscienza collettiva, ripensando ad alcuni suoi fondamenti: la formazione e il lavoro. Perché la cultura esca dal limbo della possibilità per diventare reale fattore di coesione, crescita sociale, ragione di investimento di risorse ed energie, bisogna riportare al centro della discussione la professionalizzazione del lavoro nei settori della cultura. Farlo comporta ridisegnare il rapporto tra formazione e impiego, rimettendo al centro l’individuo come sintesi ed espressione dell’esperienza, talvolta casuale, ma necessariamente non più improvvisata. Il macro-settore cultura deve fondarsi su una sempre più articolata progettualità nella definizione dei profili deputati allo sviluppo delle attività culturali, concentrandosi in modo quasi ossessivo sulla professionalizzazione dei mestieri della cultura.

Siamo persuasi dall’idea che il rapporto tra i due poli, formazione e lavoro, sia disegnabile partendo da una più ampia riflessione sui settori che costituiscono il macro-settore cultura, strutturando un ragionamento sull’enorme potenziale di ciascuno: Arti dello spettacolo, Arte, Artigianato, Architettura, Design, Audiovisivo, Web, Multimedia, Beni Culturali, Politiche Culturali, Turismo, Edizione, Comunicazione e Insegnamento.

Da una prima analisi, che vogliamo qui condividere, impressionano alcuni numeri: dall’ultimo dato disponibile risalente al 2015, le Arti dello Spettacolo generano un valore economico che supera i 4,7 miliardi di euro annui con più di 170 mila occupati. Interessante è vedere come il panorama formativo del settore sia variegato con più di 15 percorsi universitari specifici e oltre 200 accademie e conservatori in tutta Italia. Anche un altro settore ha vissuto una crescita economica non indifferente: si tratta delle Arti Visive, con i suoi 11,9 miliardi di euro e più di 250 mila occupati. In termini di percorsi formativi il settore poggia su solide basi: 150 accademie di belle arti in tutta Italia. Un altro settore emerge se considerato per le sue cifre è l’Audiovisivo (cinema, televisione, home entertainment) con oltre 180 mila occupati a cui si può accedere formandosi in università e accademie – sono più di 250 i corsi specifici – o seguendo indirizzi di formazione post-diploma offerti da scuole e istituti tecnici superiori. Non meno importante il Turismo: un’industria che vale almeno 70,2 miliardi di euro, il 4,2% del Pil, e che occupa circa 2,7 milioni di persone. Da ultimo uno sguardo al mondo dell’Editoria: dal 2015 il settore ha superato i 3 miliardi di euro di ricavi e impiega complessivamente più di 140.000 occupati. L’offerta formativa anche in questo caso è varia e consistente: per dare un’idea ci sono più di 50 master in editoria offerti da università, scuole riconosciute, accademie e fondazioni.

Il nostro contributo, qui appena impostato, continuerà ad articolarsi attraverso approfondimenti nei prossimi mesi, grazie allo sviluppo dell’attività dei due siti profilcultura-formazione.it (attivo da domani, 19 settembre) e profilcultura.it (operativo in autunno), torneremo spesso a ragionare sul legame imprescindibile che deve unire la formazione al lavoro per una piena e matura evoluzione delle professioni del macro-settore cultura. Costruire una mappa delle formazioni esistenti, obiettivo principale di profilcultura-formazione.it, e dare spazio alle opportunità di lavoro su profilcultura.it, saranno i primi passi per una più organica e condivisa riflessione sulle competenze richieste per lavorare nei settori culturali. Anche se lo scenario è ricco di ombre, l’obiettivo è fare luce e favorire il dialogo non solo tra il mondo della formazione e quello del lavoro, ma anche tra i professionisti dei vari settori. Con questo spirito è nata ProfilCultura: una sorta di maschera di teatro che vuole aiutare ciascun protagonista del panorama culturale di domani a trovare consapevolmente il proprio posto, mettendo in valore le competenze e la professionalità di chiunque operi nei settori della cultura.

 

 

Filippo Dompieri & Giulia Graffi

Tools For Culture

Tools For Culture

Tools for Culture è un’organizzazione non profit attiva nel campo della ricerca, della consulenza e della formazione per l’economia, il management e le politiche dell’arte e della cultura. Il suo obiettivo è contribuire a estrarre il valore dalle risorse creative e culturali, rafforzando il loro impatto sulla qualità della vita, stimolando la creazione e il consolidamento di un network di professionisti, imprese e competenze, e fornendo assistenza strategica e tecnica in campo culturale.

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