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Quando l’arte femminista si imbatte nell’autoritarismo

By 22 Luglio 2020 No Comments

Mentre in Occidente l’arte femminista prospera ed è apprezzata, in Russia la situazione è piuttosto opposta.

Yulia Tsvetkova, un’attivista e artista LGBT+, è accusata di disseminazione pornografica per i suoi disegni intorno al corpo. Potrebbe dover affrontare fino a sei anni di reclusione per aver postato la propria arte online.

Il suo attivismo, che include arte, conferenze, lezioni sull’educazione sessuale, è stato investito da una tempesta di critiche da parte di militanti omofobi, che non soltanto protestano continuamente con la polizia, ma la minacciano di violenza e di morte.

I due progetti più importanti di Tsvetkova, “Le donne non sono abmbole” e “Monologhi della vagina”, sono considerati ‘pornografici’ dalle autorità. Entrambi i progetti di fatto intendono combattere il tabù – tuttora diffuso – contro ogni discussione sulla fisiologia femminile e sulla de-sessualizzazione del corpo femminile.

In “Le donne non sono bambole” Yulia mostra semplici disegni di donne con piccole didascalie, come: “Le donne reali hanno peli sul corpo ed è normale”, o “Le donne reali hanno il corpo grasso ed è normale”. Quanto a “Monologhi della vagina”, è stata una community online su VK.com in cui Tsvetkova e altre artiste hanno pubblicato descrizioni astratte degli organi sessuali femminili.

La vera ragione che anima la repressione potrebbe trovarsi nell’attivismo di Yulia tra gli adolescenti, con cui ha discusso di inclusività, diritti LGBT+, femminismo ed educazione sessuale. È stata multata parecchie volte per aver diffuso “propaganda omosessuale” nei confronti di minorenni; ad esempio, per il suo cartello che declama “La famiglia è dove c’è amore. Sosteniamo le famiglie LGBT+”.

“Ancora una volta, un’attivista Russa dei diritti umani paga un prezzo pesante – in tutti i sensi – per la semplice diffusione degli ideali di inclusività, tolleranza ed emancipazione femminile. Yulia è l’ultimo bersaglio di una campagna duratura e intensamente omofobica”, afferma Natalia Zviagina, direttrice di Amnesty Interational Russia[1]

Varvara Garib

 

 

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