Re_hUbilitation: il confine tra cultura imprenditoriale e imprenditoria culturale

Re_hUbilitation: il confine tra cultura imprenditoriale e imprenditoria culturale

Se fossimo in uno di quei vecchi treni a vapore, che sanno di legno e polvere, spingendo i nostri occhi al di là dal finestrino, vedremmo scorrere, lenta, l’Italia.

Potremmo scorgerla nei suoi frammenti di terra, di persone, di lingue; potremmo vedere il volto sinuoso di un’ Italia che non comunica, in cui la distanza culturale è una funzione esponenziale della distanza fisica, che traccia dei confini immaginari ma palpabili nelle menti degli italiani. Nord e Sud: due Italie, lontane.

Vedremmo come cambiano i tempi e con essi anche lo stato perenne delle cose, vedremmo arrivare gli anni del dopoguerra, quelli del boom economico, e ci accorgeremmo di come per la prima volta in tanti anni di viaggio tutti gli italiani inizino a parlare la stessa lingua seppur con accenti e forza diversi. Fuori dal finestrino sono arrivati gli anni ’60 e c’è L’Italia industriale. I flussi di persone si fanno più numerosi, più frequenti, e i confini cominciano a sfumare. La polarizzazione Nord/Sud acquista un nuovo significato, seppur non meno classista di quello degli anni precedenti.

Nonostate ciò, tanto al Nord come al Centro e al Sud, le industrie cominciano a popolare le città e le campagne. In alcuni casi si tratta di interventi pubblici, ma in molti è l’iniziativa privata, l’uomo di campagna che si sposta in paese o in città e comincia la propria attività familiare: è il simbolo dell’Italia che cresce, che cambia. Mentre a Nord-Ovest si parla di grandi imprese e grandi flussi migratori, al Centro e al Nord-Est la realtà dei distretti industriali caratterizza lo sviluppo economico di quegli anni. Inevitabilmente nuovi confini vengono tracciati: sono confini che non rispettano la divisione politica su base comunale, ma abbracciano conglomerati di città e paesi specializzati in un settore produttivo.

É in questo clima di crescita e di fiducia nel futuro che le differenze culturali cominciano ad assottigliarsi: gli scambi economici sono la nuova lingua comune, simbolo di appartenenza ad un settore, appartenenza che inevitabilmente genera sicurezza e ancora crescita. A questo punto il nostro treno comincerebbe a frenare, stiamo arrivando a destinazione: da un lato il mare, dall’altro le montagne che si baciano in un abbraccio di colline dolci e sconfinate.

Prima di scendere, con un’ultima occhiata fuori dal finestrino, riconosciamo le Marche impegnate ad accogliere gli anni ’70. Siamo esattamente a Montegranaro, un paesino di 13.000 abitanti cuore del distretto calzaturiero marchigiano, che negli anni ha saputo affrontare le sfide dei mercati internazionali, generando benessere diffuso.

La ricchezza si tramanda facilmente di padre in figlio, nell’assenza di sostanziali difficoltà e nel radicarsi di una mentalità sempre più improntata al pragmatismo imprenditoriale, l’educazione e la cultura non sono viste come necessarie e sono recluse ai margini. La bellezza, la misura, la natura sono delegate nell’oblio di molti e da gioiellino medievale, il paese è andato trasformandosi in una fabbrica a cielo aperto. Negli anni 2000 gli impianti vengono spostati in zone industriali e Montegranaro appare come una costellazione di fabbriche fantasma, abbandonate e fatiscenti. Con il sopraggiungere della crisi nel 2008, la classe di imprenditori locali, senza basi scolastiche significative, si trova oggi a vivere una grande difficoltà in termini di ricollocazione delle energie e non è più in grado di affrontare le sfide dettate dalla corsa all’innovazione internazionale.

Ed è a partire da queste basi che si sviluppa re_hUbilitation. Il progetto si propone come modello di crescita  parallelo alle realtà industriali locali, per le future generazioni. Vuole essere come quegl’occhi appiccicati al finestrino del treno che non solo guardano, ma vivono il cambiamento.

Si parte dalla ristrutturazione di un edificio nato come spazio industriale, con una precisa suddivisione degli spazi: la struttura si sviluppa su tre piani ed ogni piano verrà dedicato ad un progetto specifico.

Il piano terra accoglierà un laboratorio di design (in particolare calzaturiero, ma che si propone di estendere la ricerca anche ad altri ambiti), nel quale i designer potranno usufruire delle strumentazioni in dote e di un team di professionisti (messi a disposizione dalle aziende del territorio) che potranno fornire informazioni, consigli e un approccio pratico al mondo del lavoro.

Il secondo piano verrà invece dedicato all’educazione alla creatività. Perchè questa scelta? Il patrimonio tecnico ed industriale che possiede il territorio deve essere capito per potergli attribuire il giusto valore, ed è questo lo scopo di questo laboratorio. Insegnare ai bambini il valore della creatività è il primo passo da fare per ottenere una continuità di intenti ed obiettivi per le generazioni future che prenderanno in carico il peso (e il privilegio) di portare avanti questa tradizione.

Il terzo piano verrà invece dedicato ad un laboratorio musicale pensato come centro educativo per i giovanissimi e di ricerca per gli appassionati di musica elettronica. Da qualche anno a questa parte nella zona sono nati diversi centri culturali che promuovono eventi e rassegne sulla musica elettronica che hanno un ampio seguito. Gli artisti che prendono parte a questi eventi sono però, nella maggior parte dei casi, stranieri. La proposta di uno spazio di ricerca in questo ambito è tesa a creare un’offerta nazionale e locale per l’ampio pubblico del genere, in modo da poter promuovere un circuito regionale forte che può reggere il confronto a livello nazionale.

Il territorio possiede know-how, mezzi e spazi, ma non riesce a sfruttarli per arrivare a creare qualcosa di nuovo, di competitivo. Il progetto dunque, si propone di riempire questo gap tramite la creazione di relazioni, connessioni e scambio di idee in diversi settori, utilizzando spazi dismessi.

Re_hUbilitation vuole essere quindi un centro di ricerca in diversi ambiti: design, musica ed educazione alla creatività. L’obiettivo da raggiungere è la creazione di contatti e comunicazione tra professionisti e principianti. Diverse generazioni di cittadini che hanno qualcosa in comune: la passione per il territorio e la sua storia imprenditoriale.

La ristrutturazione di vecchi edifici industriali, rappresenta una rinascita, un cambiamento, un guardare avanti. Si parte dal passato per abbracciare il futuro in una sfida non banale: si tratta infatti di un passaggio da pragmatismo e imprenditorialità pura a un mondo con confini meno definitivi, più offuscati, in un regime di contaminazioni di idee ed emozioni.

I giovani giocano un ruolo chiave: sono loro a prendere in mano i vari progetti proposti e a trasformare questi vecchi spazi inutilizzati in un centro fondamentale alla sopravvivenza dell’intero distretto, in continua collaborazione con le aziende.

La peculiarità di questa iniziativa infatti è proprio quella del confronto. Si vogliono mettere in discussione le certezze, per trovare nuove soluzioni alle sfide dell’odierno mercato globale, riconoscendo un valore culturale (oltre a quello economico) alla creatività.

In questo senso ciò che può rendere possibile e realizzabile quella che per ora è solo un’idea, è la comprensione da parte di tutte le realtà in gioco (aziende, Comune, Regione e privati) che il cambiamento è necessario e imprescindibile. La crisi economica e le conseguenti problematiche sociali diventano in questo modo un’opportunità di crescita e di riscoperta, nell’instancabile ricerca del benessere che è parte inscindibile della natura umana.

 

Sara Deidda e Greta Trisciani

Tools For Culture

Tools For Culture

Tools for Culture è un’organizzazione non profit attiva nel campo della ricerca, della consulenza e della formazione per l’economia, il management e le politiche dell’arte e della cultura. Il suo obiettivo è contribuire a estrarre il valore dalle risorse creative e culturali, rafforzando il loro impatto sulla qualità della vita, stimolando la creazione e il consolidamento di un network di professionisti, imprese e competenze, e fornendo assistenza strategica e tecnica in campo culturale.

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