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Ripensare l’esperienza culturale nella società che cambia

By 22 Maggio 2020 No Comments

La situazione attuale ci costringe a ripensare le forme e le modalità della fruizione, in relazione ad un contesto in rapida evoluzione ed in conformità a regole prestabilite che tengano in debita considerazione la salute pubblica.

Il settore culturale e creativo, insieme al turismo, è tra quelli che maggiormente sentiranno le implicazioni di una situazione che non prevede la presenza di gruppi di visitatori. Negli ultimi giorni di lockdown ogni singola persona, ogni famiglia, ogni comunità, si è trovata a fare i conti con una realtà confinata oltre l’uscio della propria abitazione, i cui riflessi non sempre sono stati in grado di raggiungere la propria sfera emotiva, comportamentale, sociale. Mentre normalmente siamo abituati a vivere immersi in una realtà che, anche inavvertitamente, ci coinvolge con mille stimoli, ora la nostra partecipazione risulta mediata e strettamente connessa con la nostra volontà di farne parte.

Dal momento in cui la presenza ad un meeting, ad una lezione scolastica o universitaria, ad un istituto culturale o ad uno spettacolo teatrale o di danza risulta subordinata alla nostra specifica volontà di prendervi parte e, in secondo luogo, alla nostra disponibilità di adeguate tecnologie che ci garantiscano una connessione internet stabile ed un pc con buone prestazioni, la nostra fruizione è di conseguenza, e più che in passato, strettamente legata ad una precisa scelta.

Posso scegliere di guardare uno spettacolo teatrale online o partecipare ad una conferenza ma, qualora le mie necessità reali (la mia poca attenzione, un mio successivo impegno, le mie necessità legate alla casa o alla famiglia) siano prevalenti in un dato momento, io posso interrompere in qualsiasi istante e con un solo clic la mia partecipazione (mentre interrompere la nostra visita al museo o la nostra partecipazione ad un convegno o ad uno spettacolo in modo improvviso in tempi normali difficilmente sarebbe avvenuto con tale rapidità e sulla base di tali motivazioni).

Nelle prossime settimane ci attendono importanti sfide che, nel difficile contesto socioeconomico non solo italiano ma internazionale che avremo di fronte, non possono che generare molto timore.

Auspicando la previsione di adeguate misure economiche a sostegno del settore culturale e creativo, soprattutto per quanto concerne il mantenimento di strutture e risorse umane, sarebbe utile poter considerare tale prospettiva una risorsa per la gestione del nostro patrimonio. Ma in che modo? Quali risorse utilizzare e quali strumenti?

Immaginando che, dalle prossime settimane, dovremo abituarci a considerare la nostra partecipazione ad una mostra o ad uno spettacolo in modalità contingentata, ogni istituto culturale offrirà, in quel preciso momento, una “visione solo per pochi”. Sinceramente, non oso immaginare la bellezza, né tantomeno l’emozione che proverei nel visitare le Gallerie degli Uffizi di Firenze o le Gallerie dell’Accademia di Venezia da sola o con poche altre persone!

Siamo di fronte, a mio avviso, ad una occasione unica per avere di fronte a noi il visitatore singolo, con il quale tessere un dialogo esclusivo ed irripetibile, al quale raccontare un percorso storico artistico di cui è protagonista, con la propria emozionalità e con la propria, specifica modalità di provare interesse e partecipazione.

Che dire, inoltre, di uno spettacolo teatrale, soprattutto se concepito come teatro di ricerca e sperimentazione, in cui lo spettatore è già, di per sé, parte attiva dello stesso? E non è forse stato, il viso degli attori, coperto da una maschera per molto tempo?

Durante la mia quarantena ho avuto l’occasione di poter assistere a spettacoli del Globe Theatre o di Pina Bausch e concerti rock: tutti eventi che difficilmente avrei potuto vedere dal vivo con una spesa minima. La bellezza di quello che una camera da presa può offrire al visitatore è la magia dei dettagli: il viso di un attore, la maestria di una performance, la bellezza di una scenografia. Perché non usare tale modalità per permettere ai visitatori di fruire di una bellezza mai vista prima? Perché non approfittare per rendere il settore artistico e culturale sempre più internazionale e automaticamente raggiungibile sin nella più lontana parte dell’emisfero? Siamo di fronte ad un’occasione importante, in cui rendere davvero “democratica”, perché aperta e infinitamente raggiungibile, la cultura.

Quando tutto il mondo si è ritrovato chiuso nelle proprie abitazioni, la solidarietà digitale ha offerto libri, film e riviste affinché tutto il mondo potesse fare, del proprio tempo, un’occasione di crescita, personale, professionale, culturale. E il settore dell’editoria, e del cinema, sono stati fondamentali in questo.

Perché non rendere ugualmente raggiungibili percorsi di spettacolo dal vivo e prime visioni cinematografiche? Perché non affiancare al film d’autore il libro da cui è stato tratto? Siamo ad un momento di svolta, in cui le nuove tecnologie possono finalmente rappresentare uno strumento essenziale per raggiungere e far dialogare milioni di persone.

Tutti i webinar organizzati in questi giorni, tutti i corsi di formazione messi in campo per il settore culturale, sono stati seguiti da eterogenei gruppi di persone: ricercatori, professionisti, imprenditori, ma anche studenti, impiegati, semplici appassionati. Il web è uno strumento potentissimo, che, se opportunamente utilizzato, ha più vantaggi che svantaggi.

Il rapporto diretto (e quasi non mediato) tra pubblico e speaker ha rotto molte barriere che prima sembravano insormontabili. Il pubblico ha ora l’opportunità di dialogare direttamente con chi la cultura la fa in prima persona. Penso che questo sia uno degli aspetti più belli di una partecipazione appassionata e appassionante ad un qualsiasi incontro culturale online.

La domanda più urgente sarebbe forse quella di come avvicinare target di pubblico normalmente distanti dal settore creativo e culturale. Ci sono milioni di persone quotidianamente dietro ad uno schermo o ad un monitor: basti pensare anche solo agli studenti e ai percorsi formativi che scuole e università hanno dovuto approntare in tempi rapidi per far fronte ad un’emergenza come questa.

Studiare storia dell’arte e avere la possibilità di visionare virtualmente l’opera d’arte che si sta studiando-e direttamente presso il museo che la ospita -con la possibilità di visualizzarla ad alta risoluzione ed avere accesso a contenuti aggiuntivi che consentano di indagarne la tecnica e le relazioni con il suo tempo-oppure studiare storia contemporanea e poter, non solo visitare virtualmente un museo di storia ma anche vedere un film che ne racconti l’epoca e gli avvenimenti principali- o studiare letteratura e vedere uno spettacolo teatrale che ne racconti i contenuti- sono tutti stimoli a disposizione delle nuove generazioni (dalla scuola primaria sino alla formazione universitaria e post-universitaria) che, se inserite in rete all’interno di un percorso formativo, costituiscono un bagaglio inestimabile, non solo di cultura personale, ma di know-how e di esperienza, contribuendo a “costruire” oggi quelli che saranno i fruitori di domani.

Pensiamo, inoltre, a piattaforme come Netflix o Amazon Video, ad esempio: ci consentono di accedere facilmente a contenuti e prime visioni che prima, dinanzi alla scelta specifica di cosa guardare al cinema il sabato pomeriggio, magari non avremmo neanche mai pensato di guardare. Perché non iniziare ad utilizzare tali piattaforme per veicolarvi contenuti culturali?

Creare percorsi culturali integrati, che uniscano le risorse e le rendano disponibili, in misura maggiore se connesse con quelle strettamente legate alla formazione primaria e secondaria, potrebbe essere, a mio avviso, un modo, non solo per rendere il nostro inestimabile patrimonio fruibile nell’immediato presente, ma anche per svolgere quella funzione educativa e formativa propria della nozione stessa di cultura, e fare in modo che esista una partecipazione, sempre più ragionata ed emozionante, anche e soprattutto delle future generazioni.

Silvia Cacciatore

Università Iuav di Venezia

CultureFuture

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Tools for Culture è un’organizzazione non profit attiva nel campo della ricerca, della consulenza e della formazione per l’economia, il management e le politiche dell’arte e della cultura. Il suo obiettivo è contribuire a estrarre il valore dalle risorse creative e culturali, rafforzando il loro impatto sulla qualità della vita, stimolando la creazione e il consolidamento di un network di professionisti, imprese e competenze, e fornendo assistenza strategica e tecnica in campo culturale.