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Robert Mapplethorpe. La Fotografia come Scalpello

By 13 Giugno 2019 No Comments

In principio fu il Corpo. Poetico ed erotico, osceno e sublime, estremo ed elegante, angelico e infernale. Tra i maestri indiscussi della fotografia del XX secolo, Robert Mapplethorpe, è stato un vero e proprio reporter ed interprete del corpo umano, visto e trasposto in modo sensuale e vitale.

 

A trent’anni dalla morte, avvenuta nel 1989 a causa dell’AIDS, la Galleria Corsini ospita, fino al 30 giugno 2019, la mostra “L’obiettivo sensibile”, un dialogo e un confronto tra i preziosi capolavori della quadreria del Cardinale Neri e il disturbante corpus fotografico di Robert Mapplethorpe. ()

Vissuto nella New York edonista e libertaria dei famelici e scintillanti anni ’70, l’intera esperienza artistica di Mapplethorpe è segnata da un forte stridore tra significato e significante, nella quale trasgressione e classicismo si fondono insieme.

Nel suo lavoro, al limite del feticismo erotico, corpi nudi, calle carnose, orchidee e ritratti di uomini, carichi di erotismo e malinconia, convivono in un’orgia di Bellezza e Perfezione.

Come magneti in bianco e nero, le sue fotografie distruggono i canoni definiti dalla cultura dell’immagine, proponendosi come una scioccante e controversa testimonianza di tutto ciò che non dovrebbe essere mostrato. Corpi fasciati in latex e corde, fruste, falli e pratiche feticiste, fino ad arrivare agli autoritratti luciferini.

Attraverso l’obiettivo tutto ciò assume una perfezione algida, neoclassica, come se i corpi muscolosi che giocano con fisting e frustini, fossero Apolli e Dionisi che adornano un’agorà greca. Ma i bicipiti delle statue fatte di marmo, non urlano sensualità. Si limitano a sussurrarla. Nella fotografia di Robert Mapplethorpe l’Anima e la Carne vanno oltre il livello del sublime, ogni parte del corpo sembra gridare un erotismo sfrenato. La Bellezza e il Diavolo sono la stessa cosa.

Scultore dell’anima e dell’immaginazione, alla costante ricerca di corpi dalle anatomie michelangiolesche, Mapplethorpe si sofferma su membri eretti come metonimie di pistilli di fiori, e su pantaloni di pelle aperti sulle natiche, per riflettere su falsi pudori e vere ipocrisie, e per scavare, con lo scalpello della sua macchina fotografica, la rivoluzione sessuale di un’epoca, di cui è insieme testimone e protagonista.

Gridando silenziosamente e facendo del nudo una forma di studio botanico, il Michelangelo della fotografia Robert Mapplethorpe, è riuscito a marmorizzare in immagine quell’Eros primigenio, quella forza violenta, istintiva e pulsionale comune ad ogni individuo. Ellenico e radicale, Robert Mapplethorpe scolpisce con la luce e dà vita alle Sibille e agli Ignudi rinascimentali, liberandoli dall’opprimente prigionia del marmo.

La sua fotografia trasgressiva è un provocatorio manifesto di liberazione. Liberando dalla clandestinità le pratiche sessuali più estreme del mondo gay, Mapplethorpe impugna la sua Hasselblad come se fosse un revolver, e mira il suo obiettivo dritto contro i forzieri del pudore.

L’occhio dell’osservatore ha a che fare con fotografie seducenti e disturbanti, che Robert Mapplethorpe costringe a guardare per penetrare all’interno di una favola dark dalle cinquanta sfumature di bianco e nero.

 

 

Maria Teresa Cafarelli

CultureFuture

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