Sabirfest 018 – “Riparare l’umano” e anche l’urbano

Sabirfest 018 – “Riparare l’umano” e anche l’urbano

Sabirfest è arrivata alla 5° edizione. La manifestazione culturale annuale partita da Messina, in questa edizione 2018 si svolgerà contemporaneamente dal 4 al 7 ottobre a Messina, Catania e Reggio Calabria. “Nello spirito del sabir – la lingua franca che si parlava fino all’Ottocento nei porti e sulle imbarcazioni del Mediterraneo – Sabirfest mette al centro dell’attenzione questo mare, i paesi e i popoli che lo circondano e lo abitano, come spazio di crescita culturale di incrocio di saperi e di partecipazione sociale che prefiguri nuove forme di cittadinanza.

Sabirfest è luogo di una lingua franca per far comunicare mondi e storie diverse, ma è anche una proposta culturale densa di intersezioni tra saperi e fatti concreti che ribadisce la natura accogliente di Messina -città porto naturale- e la natura aperta, marittima e mediterranea delle altre città partner. Il porto come rimando simbolico è luogo dello scambio, della comunicazione e della trattativa ma esso è anche leggibile come luogo del riparo. L’edizione 2018 del Sabirfest ha come tema “Riparare l’umano” e stimola a riflettere sui tanti sensi del riparare: dare riparo, trovare riparo, aggiustare le cose, prendersi cura, riparare i guasti ambientali, riparare ai conflitti o riparare i frammenti della vita delle persone.

Quattro giorni in cui le città ritrovano luoghi di scambio e di parola dentro piazze, edifici storici, luoghi ritrovati e anche nuove possibilità di fare città e fare cittadinanza. Quattro giorni in cui ospitare persone vicine e lontanissime che raccontano fatti, storie, ricerche e in cui si consolidano le relazioni con il mondo giovanile e con i ragazzi attraverso incontri, attività, laboratori e attraverso il volontariato dei giovani Sabirici che struttura visibilmente tutte te attività a contatto con il pubblico.

Nelle scorse edizioni Sabirfest ha attraversato spazi urbani, ha rivitalizzato spazi che aspettavano solo una possibilità di mostrarsi per quello che erano e potevano diventare, nel 2018 a conferma del partenariato nato lo scorso anno con l’Università di Messina, UniMe ospiterà nella sua sede centrale e del rettorato, dentro le aule storiche, nell’aula aula magna e nel suo cortile urbano tutte le attività del Sabirfest. Il recinto universitario aprendosi agli attraversamenti di tutti i cittadini dai numerosi varchi sottolineerà positivamente la porosità delle corti urbane della città di Messina in opposizione all’idea di blocco, muro invalicabile  e confine

Il comitato promotore che dà vita a queste giornate  raccoglie vari soggetti attivi nel territorio:  la società di promozione e diffusione culturale Sabir, la casa editrice specializzata in cultura del mediterraneo Mesogea, People on the Move che gestisce eventi e manifestazioni aggregative, il Cospe – Together for change, Onlus che attiva cambiamenti nei paesi e sviluppo equo e sostenibile, l’Associazione musicale Etnea e le Officine Culturali un’associazione impegnata nella valorizzazione del patrimonio culturale.

Sabirfest 2018 Riparare l’umano, quest’anno con il patrocinio dell’Ordine degli Architetti di Messina ha aperto una sezione di comunicazione sul progetto urbano, di architettura e di società, che in quattro incontri chiamerà a scambiare esperienze e declinazioni del tema generale due architetti al giorno e un giornalista documentarista nella giornata conclusiva. La declinazione tematica della sezione sarà Riparare l’umano/Riparare l’urbano. Si avvierà con la prima giornata Riparare per abitare, presentando il lavoro dello studio ABVM (Architetto Bonaventura Visconti di Modrone) con il progetto sulla Maidan Tent, prototipo italiano di tenda che costruisce lo spazio pubblico e di relazione in situazioni di spazi provvisori e che è adesso è stata montata nel campo profughi di Ritsona in Grecia. Nella stessa giornata Laura Marino presidente della sezione Sicilia Calabria di AsF presenterà il lavoro di Architetti senza Frontiere svolto in aree e luoghi dei PVS anche attraverso i laboratori Atelier di tesi presso UNIRC che sviluppano progetti di architettura a partire dai bisogni reali delle comunità dei paesi africani collegati ad AsF attraverso le azioni delle ONG.

Un’altra angolazione del tema è quella di Riparare l’umano come progetto di libertà e sarà raccontata da Giuseppina Scavuzzo del Dipartimento di Architettura e Ingegneria dell’Università di Trieste.  Attraverso le ricerche sulle istituzioni totali e attraverso il lavoro svolto nei corsi di progettazione architettonica intrecciato con i supporti degli operatori sociali e con i vari “operatori della follia” è stato affrontato il tema del recupero urbano del parco Basaglia, ex manicomio di Gorizia.  Questo percorso ha portato adesso alla costituzione di un tavolo tecnico tra Università e Regione Friuli per la definizione di un processo concreto di trasformazione. La libertà come progetto sarà anche la chiave di racconto di una progettazione di Housing ecologico in corso di costruzione nel quartiere Maregrosso di Messina, che nasce e si sviluppa intorno ad un progetto di riparazione sociale che ha accompagnato il percorso di alcune persone “liberate” dalla detenzione nell’Ospedale Giudiziario Psichiatrico di Barcellona. Il progetto a cura della Fondazione di Comunità di Messina sarà raccontato da Giuseppina Sindoni che ha seguito e conosce tutta le gestazioni della progettazione “sociale “, di quella architettonica e anche di quella “umana” per ridare libertà alle persone, racconto di processo ma anche di attuazione e della fase realizzativa in corso.  Le due esperienze saranno tenute insieme da riflessione consapevole su pena e libertà fatte da Lucilla Risicato professore ordinario di diritto penale presso l’Università di Messina.

La terza giornata: Riparare l’urbano per riparare l’umano racconta di due progetti in Sicilia: Roberto Corbìa racconterà a tre anni dal completamento del progetto “Buone azioni per Librino” un’esperienza di urbanistica attiva connessa con le comunità del quartiere catanese. Corbìa ha operato a Catania nell’ambito del programma di ricerca sulle periferie voluto da Renzo Piano appena diventato senatore a vita e che attraverso il gruppo di lavoro G124 ha selezionato dei giovani progettisti per sperimentare attivamente progetti e azioni per il “rammendo delle periferie”. Lo studio AM3 di Palermo presenta il progetto di riparazione di un’opera incompiuta di Pietro Consagra a Gibellina nel Belìce, che attraverso un manufatto vuole mettere riparazione alle identità sfuggenti delle comunità del Belice reinsediate in luoghi che spesso sono rimasti distanti e sconnessi dalle comunità locali. Il progetto Coltivare il Futuro a Gibellina mette in campo non solo una riparazione di un manufatto incompiuto ma anche la riparazione di paesaggio come nuova strategia complessiva per il territorio agricolo della valle. Il progetto Coltivare il futuro è tra progetti selezionati ed esposti alla Biennale di Architettura di Venezia in corso nella sezione Arcipelago Italia

A conclusione di questa sezione su architetture citta e società la quarta giornata Riparare e Documentare mostrerà un docufilm di Mauro Mondello giornalista freelance che converserà con Marco Lo Curzio. Un racconto di persone in transito dalla lontanissima Africa che si sono spostate attraversando i deserti e poi partendo da Tripoli e passando da Lampedusa sono arrivate a Berlino. Quando si fermano a Berlino parlano delle loro vite in una piazza divenuta luogo provvisorio di abitazione. Sotto una tenda arredata da divani e sedie di fortuna costruiscono un loro spazio pubblico, quasi un modo per riportarci al tema iniziale della Maidan Tent: la necessità per gli umani di costruire non solo spazi privati ma anche l’urgenza di costruire anche in maniera precaria spazi pubblici di relazione. L’ultimo paradossale e assoluto riparo degli umani sarà raccontato infine sempre da Mauro Mondello che ci parlerà del suo viaggio in Finlandia per documentare con le parole e le foto la costruzione del deposito mondiale delle scorie nucleari, progettato per resistere 100 mila anni. Gli scarti verranno stoccati a 500 metri di profondità, fino a quando non diventeranno completamente innocui. Un luogo “per riparare l’umanità da sé stessa” e dalle sue stesse invenzioni.

 

 

Luciano Marabello

 

Tools For Culture

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Tools for Culture è un’organizzazione non profit attiva nel campo della ricerca, della consulenza e della formazione per l’economia, il management e le politiche dell’arte e della cultura. Il suo obiettivo è contribuire a estrarre il valore dalle risorse creative e culturali, rafforzando il loro impatto sulla qualità della vita, stimolando la creazione e il consolidamento di un network di professionisti, imprese e competenze, e fornendo assistenza strategica e tecnica in campo culturale.

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