Sangue come Colore. Lamette come Pennelli

Corpo a Corpo con l'Arte Vivente di Marina Abramović.

Sangue come Colore. Lamette come Pennelli

Rivoluzionaria, magnetica, commovente, ironica, Marina Abramović è la grande protagonista della prima monumentale retrospettiva italiana dedicata alla sua carriera artistica, e ospitata in Palazzo Strozzi a Firenze fino al 20 gennaio 2019.

“The Cleaner”, questo, il titolo della mostra, si riferisce a tutto ciò che resta dopo aver fatto pulizia nella propria vita, della quale, come in una casa, si toglie il superfluo e si tiene solo quello che serve. Ad accogliere i visitatori non poteva che esserci una lavatrice d’epoca, (The Cleaner, appunto), con la quale si fa pulizia del passato, della memoria, del destino.

Proprio come in una casa, tutti gli spazi espositivi di Palazzo Strozzi, (il Piano Nobile, la Strozzina e il cortile), custodiscono memorie di giovinezza, di relazioni, di ribellioni e di consapevolezze, ma, solo quelle essenziali vengono condivise e rivissute attraverso coloro che sono invitati ad intraprendere questo lungo e appassionante Grand Tour artistico ed esistenziale, fatto di corpi, oggetti ed energie.

Nata a Belgrado, e figlia di eroi di guerra sotto il regime di Tito, la femme balcanique Marina Abramović, è la perfetta incarnazione di una femminilità esotica e pericolosa. Contestata, amata, dibattuta, scomoda, provocatoria e perturbante, l’artista serba ha sempre mostrato senza paura quello che dà più fastidio vedere.

Il suo nome è ormai sinonimo di performance, nella quale ha plasmato la sua vita, e viceversa, e che lei stessa definisce “arte vivente basata sul tempo”. Durante il suo percorso esistenziale e creativo, Marina ha posto le basi per reinventare l’idea stessa di performance, la quale prende corpo intorno, nella e con la sua vita.

Chirurga dell’anima, sacerdotessa, matriarca della performance art, ma soprattutto Artista. Non entertainer, ma Artista dalla genuina empatia, dotata di una capacità extrasensoriale che guida sensi e pance, che strappa il meglio e il peggio delle persone.

Allo spettatore più scettico, il quale fa fatica a riconoscere l’artisticità di questa straordinaria profeta postmoderna, consiglio di cominciare ad esplorare altri modi di comunicare e di veicolare messaggi che le vocalizzazioni della voce non riescono ad esprimere. Marina Abramović ci insegna a non aver paura di sorridere, sospirare, commuoversi, spingersi al limite, anche arrivando a toccare l’orlo del precipizio emotivo.

Marina Abramovic non è Talia Concept, “artista” intervistata dal re dei mondani Jep Gambardella, nel film premio oscar “La grande bellezza”. L’Arte di Marina Abramović non è una scatola vuota, fatta di apparenza e di inganno, un contenitore inutile e che non ha niente da raccontare.

La grande Madre della performance sa benissimo di cosa parla, ed essendo il suo, un approccio viscerale e totale all’arte, è pienamente consapevole di ciò che mette in scena.

Le “vibrazioni”, che Talia Concept non riesce a definire, sono per la Abramović quello scambio di emozioni ed energia con e tra gli individui, con i quali è possibile comunicare anche senza parole. Solo trasmettendo energie, in una profonda coesione di fascino e terrore.

Con la sua presenza disarmante, la Gran Dame della ricerca performativa, riesce ad aprirci uno spiraglio verso la più grande delle rivoluzioni: quella interiore. Marina Abramović ha reso ogni sua opera un evento da raccontare agli altri, come un’avventura, un viaggio nel profondo di se stessi.

Fin dagli esordi, nei primi anni 70, le sue performance continuano a fare rumore, scandalizzano, spesso spaventano per la loro capacità di scavare negli antri più oscuri dell’Io, giocando sul limite tra la vita e la morte. Le sue opere sono rituali catartici, esoterico-misticheggianti, che spingono lo spettatore negli abissi della sua anima per poi riportarlo in superficie, depurato. Forse migliore.

Marina Abramović ha fatto del suo stesso corpo un’opera d’arte, eloquente. La stoica artista serba ritiene fondamentale mantenere il proprio corpo pulito come una casa, affinché sia la dimora del nostro spirito.

“The Cleaner”, mostra una Marina Abramović in vena di pulizie esistenziali, attraverso un percorso che si muove dall’esterno verso l’interno, dal corpo alla mente. Fare pulizia del passato e della memoria implica inevitabilmente una durata e un processo, che rappresentano l’essenza dell’arte vitale e plurale di Marina.

Tutto ciò che ci viene richiesto è il nostro tempo. Penserà poi Lei a trasformarlo in Esperienza.

 

 

Maria Teresa Cafarelli

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