Di sassi, Odradek e un nuovo libro

Di sassi, Odradek e un nuovo libro

Era l’estate del 2011 e un’amica, C.V., mi raccontò una storia: era la storia di un sasso che le si fermava fra lo stomaco e il cuore ogni volta che si trovava a staccarsi dalle sue cose. Aveva voglia di guarire da quel sasso, dalla sensazione di pesantezza che portava con sé e allora scelse di crearlo davvero, con tanti fili colorati, di tenerlo fra le mani per rendersi conto di quanto fosse, in realtà, morbido e leggero; lo pose in una scatola per conservarlo e, al contempo, per sentirsi libera di lasciarlo a casa ogni tanto.

In quell’estate imparai che perdere e ricevere sono verbi inseparabili e mi resi conto che la storia di C.V. parlava anche di me. Fu così che decisi di scegliere un piccolo sasso: aveva un lato grigio chiaro e l’altro bianco con piccole macchie color mattone e una sottile linea irregolare che lo percorreva nel mezzo; lo strinsi nella mano e lo misi in tasca. A settembre saltò nella tasca stretta stretta di una giacca di pelle nera, nell’inverno mi girava fra le dita nelle tasche calde dei cappotti e in primavera lo accolse la seta liscia e morbida di un trench beige. In un giorno piovoso del maggio 2012, in piedi al binario di una stazione milanese, nell’attimo in cui ricevere e perdere sanno stare miracolosamente insieme, misi la mano in tasca e lo trovai, quasi sorpresa. Lo tirai fuori e chi da quel binario stava per partire disse: “perché hai un sasso in tasca?” Gettai uno sguardo complice sul sasso che stava nella mia mano e guardai i suoi occhi verdi: gli raccontai la storia del sasso e il suo ascoltarmi attento, sorridente e curioso mi fece capire che era venuto il momento di lasciare il sasso a casa perché fra cuore e stomaco sarebbero arrivate le farfalle.

Poco più di un mese fa ho incontrato Maurizio Cilli, un architetto torinese che stava preparando un progetto da realizzare in occasione della mostra 999 domande sull’abitare contemporaneo a La Triennale di Milano e della sua permanenza alla residenza per artisti di BASE. Fra un po’ di diffidenza e molta generosità Maurizio mi ha raccontato Senza casa, senza cosa?, il suo poetico modo di affrontare un tema dedicato e fragile come la perdita della casa. La frequenza e la disarmante facilità con cui nel mondo contemporaneo può essere facile perdere la casa ha spinto Maurizio a immaginare che la domesticità non sia una caratteristica dei luoghi, ma degli oggetti che scegliamo di portare ogni giorno con noi, in ogni casa, reale o immaginaria. Senza casa, senza cosa? è una collezione di oggetti raccolti in tanti modi: donati, comprati, trovati per caso o avuti da sempre, ognuno di essi custodisce una storia e, nei giorni in cui gli oggetti sono stati esposti in mostra, sono stati grimaldelli di nuove storie e hanno trovato un nome. La colta intuizione di Antonio Scarponi ha definito quegli oggetti degli Odradek.

Che cos’è un Odradek? È un essere immaginario descritto nel racconto di Franz Kafka, Il cruccio del padre di famiglia del 1917 e, qualche anno dopo, citato anche da Jorge Luis Borges nel Manuale di zoologia fantastica.

L’ Odradek può manifestarsi in molti modi: un cruccio ricorrente o una cosa che si tiene sempre in tasca o in borsa, come un amuleto.

Così ho ripensato a quel sasso che ho tenuto fra le dita per tre stagioni e sono andata a cercarlo. L’ho ritrovato lì, forse dove lo avevo lasciato, in una delle tante scatole piene di cianfrusaglie emotive che da sempre mi porto dietro. L’ho ripreso in mano e ho sorriso ripensando alle farfalle che ormai sono volate via e a come sia cambiato lo spazio fra stomaco e cuore da cui avevo “preso” quel sasso. Ho ripensato al procedere parallelo e inesorabile del ricevere e del perdere che in quell’estate mi fece capire di essere diventata adulta e che, proprio come accade nel mondo dei grandi, riguarda ogni dettaglio della vita quotidiana e può, inaspettatamente, stravolgere anche la certezza di avere una casa.

Dall’incontro con Maurizio è nato un nuovo progetto: Senza casa, senza cosa? IL LIBRO, una pubblicazione che sarà edita da Boîte Editions e racconterà il visionario sguardo di Maurizio Cilli in merito al tema della domesticità.  Per concretizzare il libro abbiamo avviato una campagna di crowdfunding e una pagina Facebook sulla quale abbiamo lanciato il Gioco dell’Odradek, una grande narrazione collettiva sul potere magico degli oggetti.

Qual è il tuo Odradek? A quale Odradek appartieni? Hai un essere immaginario o un oggetto da cui non ti separi mai?

 

 

Federica Boragina

 

 

Photo credit: Un dettaglio di “senza casa, senza cosa?”, Maurizio Cilli.
Tools For Culture

Tools For Culture

Tools for Culture è un’organizzazione non profit attiva nel campo della ricerca, della consulenza e della formazione per l’economia, il management e le politiche dell’arte e della cultura. Il suo obiettivo è contribuire a estrarre il valore dalle risorse creative e culturali, rafforzando il loro impatto sulla qualità della vita, stimolando la creazione e il consolidamento di un network di professionisti, imprese e competenze, e fornendo assistenza strategica e tecnica in campo culturale.

RELATED ARTICLES

Miglia da fare e promesse da mantenere. Chi era Robert Francis Kennedy

Miglia da fare e promesse da mantenere. Chi era Robert Francis Kennedy

Robert Kennedy durante la campagna presidenziale del 1968. Ho scritto e cancellato questo pezzo decine di volte pri

LEGGI TUTTO
Time is out of Joint – GAM is out of time

Time is out of Joint – GAM is out of time

Alla Galleria Nazionale di Arte Moderna di Roma sono approdata questo maggio per la prima volta dopo tanto tempo

LEGGI TUTTO
Opera di Bologna e nuovi pubblici

Opera di Bologna e nuovi pubblici

“La cultura è un bene comune primario come l’acqua; i teatri, le biblioteche, i cinema sono come tanti acquedo

LEGGI TUTTO

Lascia un Commento