eversioni

SMATH: un nuovo dialogo tra Arte e Impresa

By 11 Maggio 2020 Maggio 12th, 2020 No Comments

L’Italia diventa un laboratorio per l’Europa.

Ogni giorno assistiamo ai rapidi cambiamenti che caratterizzano le odierne strutture economiche e culturali, e sempre più spesso nuove risposte ai bisogni sociali vengono elaborate attraverso molteplici forme d’arte al fine di creare nuove relazioni e nuovi modelli di cooperazione. Le imprese stesse diventano più creative, per coinvolgere i propri target come solo l’arte sa fare, in modo interattivo, dinamico e relazionale. Allo stesso tempo, sempre più spesso viene richiesto agli artisti contemporanei di  dimostrare abilità e competenze tipiche della sfera imprenditoriale.

Due mondi, Arte e Impresa, apparentemente distanti ma uniti da un legame pressoché indissolubile in un contesto culturale del tutto particolare come quello italiano. Spesso, però, a rischio di limitare la loro relazione a modelli tradizionali di collaborazione unilaterale, ricorrendo erroneamente all’uso del termine storico “mecenatismo” per indicare una – tanto auspicata quanto spesso mancata – collaborazione tra arte e impresa che rimane, ahimè, solo su piano teorico e si limita ad una forma di sostegno impersonale che difficilmente può essere collaborativa.

Il progetto SMATH mira a sovvertire radicalmente questo punto di vista, spostando l’attenzione sulla relazione tra arte e impresa – intesa come un insieme di processi continui – piuttosto che sulla creazione di un’opera finita che viene inserita nello spazio aziendale.

La domanda fondamentale a cui SMATH cerca di dare risposta è: cosa succede quando gli artisti entrano in un’azienda e quali cambiamenti generano le loro visioni e modo di pensare?

 

Facciamo un piccolo passo indietro.. che cos’è il progetto SMATH?
SMATH (Smart atmospheres of social and financial innovation for innovative clustering of creative industries in MED area) è un progetto internazionale finanziato dal programma Interreg Med 2014-2020, che vede capofila la Regione Veneto, con il Dipartimento di Management dell’Università Ca’ Foscari Venezia.

Il progetto vede tra i proprio obiettivi anche il “rafforzamento delle connessioni tra i nuclei propulsori della cultura e la creatività, al fine di coltivare al meglio le sinergia tra i valori e il simbolismo tipici della produzione artistica e l’ambiente aziendale – per sfruttarne appieno il potenziale economico.”

SMATH mira ad attuare un processo radicale di re-innovazione attraverso azioni concrete in cui l’artista – che è imprenditore di sé stesso – lavora all’interno della fabbrica insieme ad altri lavoratori e imprenditori, importando l’ideazione artistica all’intero dei processi aziendali.

Grazie a SMATH sei residenze artistiche si stanno svolgendo all’interno di sei diverse aziende sul territorio veneto, favorendo processi di cross-fertilisation tra arte e impresa e portando le aziende italiane a pensare in modo sempre più innovativo.  Un approccio assolutamente pragmatico e dinamico che sta cambiando il modo in cui la parola “creatività” è concepita all’interno dell’ambiente aziendale e dove la parola “collaborazione” sta diventando non solo il mezzo ma anche il fine,  con il grande vantaggio di produrre valore non esclusivamente quantitativo (banalmente detto, denaro) ma anche e soprattutto, qualitativo.

“Si tratta della prima iniziativa in Italia di questo genere, supportata da un finanziamento pubblico. SMATH si inserisce all’interno di un lavoro di ricerca che stiamo portando avanti come Dipartimento di Management di Università  Ca’ Foscari, da cinque anni impegnato a indagare e sperimentare le connessioni tra cultura ed economia, e in particolare tra arte e impresa, rapporto questo che spesso rimane un proclama dalle grandi potenzialità ma dai pochi esempi pratici” – afferma Fabrizio Panozzo, Professore di Management e Responsabile scientifico del progetto SMATH.

Fabrizio Panozzo

 

Sono più di venti le imprese che dalla scorsa primavera hanno lavorato insieme a numerosi artisti, condividendo visioni e punti di vista. Un percorso comune che ha portato alla progressiva definizione di un vero e proprio nido creativo, un ecosistema al cui interno artisti e imprenditori lavorano insieme per definire nuovi prodotti e servizi, al fine di favorire profonde trasformazioni nel complesso sistema di relazioni tra cultura e impresa.

Un percorso dinamico strutturato in diverse fasi, la prima delle quali ha visto lo svolgersi di incontri, workshop in azienda, meeting individuali tra artisti e imprenditori e ha portato alla definizione di quaranta diverse possibilità di collaborazione. Di queste, tredici si sono concretizzate in opportunità progettuali e sei sono state le vincitrici, selezionate per la qualità della proposta e l’originalità espressa dai diversi medium utilizzati, tra cui installazioni, video, soundscaping e data visualisation.
Gli artisti attualmente in residenza sono D20 Art Lab in Electrolux spaKensuke Koike in Contarina spaStudio Tonnato in F/Art srlŠpela Volčič in Villaggio SOS VicenzaAlessio Ballerini e Simona Sala in Cooperativa VerlataTeoria&Preda in Gv3 Venpa spa.

 

Come stanno reagendo le imprese a SMATH?
Ho avuto il piacere di parlarne con Marcello Libralato, Assegnista di ricerca di Universirà Ca’ Foscari incaricato di seguire il progetto. Per dare risposta a questa domanda abbiamo dovuto prima affrontare un argomento più ampio: che cosa ricercano le aziende oggi, di cosa hanno bisogno? Perché stiamo parlando di Art Thinking e per quale motivo è così importante?

“Le aziende si sono dimostrate fin da subito molto disponibili. Inizialmente però, l’artista è stato visto come colui che produce arte, nel modo più tradizionale di concepire lo stesso termine “Arte”, ovvero oggetti che appartengono ad un diverso contesto, che vengono presentati e apprezzati all’interno di istituzioni riconosciute. Tuttavia, è bastato davvero poco tempo alle aziende per rendersi conto che avere un artista all’interno delle proprie mura può rappresentare una forma creativa e costruttiva di messa in discussione, per andare oltre a dogmi prestabiliti e per innovare radicalmente, partendo dall’interno” – racconta Marcello.

In altre parole, artisti e imprese si incontrano per implementare processi creativi su temi fondamentali quali innovazione e sostenibilità, sviluppo aziendale, miglioramento delle competenze interne e gestione delle risorse umane. I manager italiani stanno abbracciando nuovi approcci e si mostrano ora disponibili a sviluppare nuove strategie non convenzionali per far fronte ai cambiamenti frenetici imposti dell’economia contemporanea.

L’artista diventa, dunque, una risorsa dal valore inestimabile, in grado di stimolare creativamente le aziende, intervenendo nei processi organizzativi e incrementandone anche la produttività, oltre che a favorirne il posizionamento d’immagine esterno.

 

Cosa pensano gli artisti di SMATH? Ce lo raccontano D20 Art Lab, Kensuke Koike e Studio Tonnato.

Intervistare 3 dei 6 artisti coinvolti nel progetto è stato davvero interessante e, soprattutto, fondamentale per comprendere quali relazioni si stanno instaurando tra artisti e imprese ora che SMATH è entrato nella sua fase “calda”, ovvero il programma di residenza effettivo.

Ho avuto una prima conversazione al telefono con i D20 Art Lab, che mi hanno raccontato il loro interessante progetto con Electrolux.
D20 Art Lab è un “laboratorio che si occupa di tecnologia, programmazione, design ed arte” di Padova, che ha già sperimentato più volte la collaborazione con diverse aziende.

Nel collaborare con Electrolux, il collettivo ha presentato Data Fountain, un’installazione interattiva permanente che fa suoi i principi dell’arte partecipativa – con coinvolgimento attivo del pubblico nel processo creativo – e della data art.

“A cent anni dalla sua fondazione, Electrolux è ora in transizione verso l’Industria 4.0 e si trova quindi ad affrontare una profonda trasformazione digitale che richiede loro un investimento importante in risorse umane e formazione. L’idea di Data Fountain è nata proprio da qui. L’azione – che è un processo in continuo divenire piuttosto che un’opera finita – sta coinvolgendo lavoratori e manager nella definizione e progettazione di nuovi aree comuni di riposo e “decompressione” all’interno dello stabilimento.  Queste zone saranno permeate dai suoni e dalle immagini generate elaborando i dati digitali della Fabbrica 4.0. Qui l’incrocio con la Data art, con l’obiettivo di creare una rappresentazione estetica e non solo descrittiva del passare del tempo durante la lavorativa. “ – raccontano i D20.

Ho chiesto loro che risultato si aspettano da una sinergia così profonda – “siamo da sempre interessati ad approfondire il potenziale dei processi partecipativi. E’ parte integrante della nostra ricerca artistica e la ragione per cui ci avvaliamo di determinati medium, come ad esempio il suono. Il risultato finale può essere completamente diverso da quello che ci aspettiamo e andrebbe bene comunque. Noi forniamo stimoli, quello che ci interessa è che il processo continui. Parlando di sinergia, per noi è fondamentale l’inclinazione al dialogo e la creazione di un rapporto che si basi sulla fiducia reciproca, e questo è esattamente quello che abbiamo trovato in Electrolux”.

D20 Art Lab in Electrolux

 

Il visual artist Kensuke Koike opera, invece, un’inversione di contesto portando l’operato di Contarina fuori dalle mura aziendali per valorizzarne il sistema virtuoso di raccolta, smaltimento e riciclo dei rifiuti. L’installazione – una montagna di “rifiuti” che riprodurrà anche il movimento meccanico del processo di smaltimento e riciclaggio – verrà posizionata in uno spazio pubblico nel centro della città di Treviso, vicino alla quale l’azienda ha la sua sede.

Kensuke Koike non è nuovo al rapporto con le imprese, anche se è solito lavorare su commissione da parte di aziende medio-grandi. “In questo caso è diverso – mi racconta al telefono dal suo studio vicino Venezia. Non mi è stata commissionata un’opera, mi è stato chiesto di collaborare ad un progetto condiviso. Ho deciso quindi di realizzare qualcosa di leggermente diverso dai miei lavori più conosciuti” – sebbene sempre coerente con la sua teoria del “nulla viene tolto, nulla viene aggiunto”.

“Quando sono andato a visitare Contarina per la prima volta non avevo ancora un’idea precisa ma volevo vedere l’azienda. Poi ho visto questa grande montagna di rifiuti e ho pensato immediatamente che fosse già bellissima così, non c’era bisogno di aggiungere altro! Ciò che doveva cambiare era il contesto; quella montagna doveva uscire dall’azienda e mostrarsi, per sensibilizzare la cittadinanza su temi fondamentali quali la sostenibilità, il sistema di consumo e riciclaggio”.

Proseguendo la nostra conversazione, ho chiesto all’artista come stesse andando la collaborazione con l’azienda e come vedesse il ruolo dell’Università all’interno del progetto – “sono felicemente sorpreso dalla quantità di attori coinvolti che stanno prendendo parte attivamente al progetto: l’azienda, l’artista, l’Università – che gioca un ruolo molto importante, il Comune di Treviso, le Istituzioni culturali e, tra non molto, l’intera cittadinanza diventerà parte attiva. Siamo un grande gruppo eterogeneo che si muove nella stessa direzione.  E’ come se la responsabilità dell’opera finale, che di solito è attribuita esclusivamente all’artista, venga suddivisa tra le diverse parti e quindi all’artista è permesso raggiungere altri obiettivi che magari non potrebbe raggiungere da solo, perlomeno non altrettanto facilmente.  Ad esempio, muovere quest’opera non è semplice logisticamente, anzi è una sfida. Ma ne vale la pena, e sono felice di avere diverse persone che collaborano con me per far si che ciò accada. Spesso gli artisti non hanno molte possibilità quando si tratta di installare all’aperto un’opera di dimensioni considerevoli

Il primo modello di K. Koike per Contarina S.p.A.

 

Ho parlato infine con Studio Tonnato, un collettivo di Venezia composto da due artisti che lavorano solitamente con installazioni ma che nel lavorare con F / Art hanno deciso di adottare una approccio che potremmo definire curatoriale.

Il progetto ha adottato fin da subito una prospettiva più ampia – raccontano. Non una singola opera ma un intero “Museo dell’Accumulo” che si estenda per l’intera area del Terraglio (una via storica del Veneto che collega le città di Mestre e Treviso e che ha contribuito notevolmente allo sviluppo industriale dell’area. L’azienda F / Art ha sede nelle vicinanze). Un vero e proprio Museo a cielo aperto che vuole rilanciare l’area del Terraglio non solo come importante zona industriale ma anche come area culturalmente sviluppata, sede di numerose ville venete di notevole importanza storica. MUTER – questo il nome scelto per il Museo – favorirà una nuova forma di turismo, ponendosi come continuità culturale tra presente e passato, nell’esporre anche le opere che nasceranno dalla collaborazione di F/ Art con diversi artisti.

Spinta dalla curiosità per un progetto così originale, ho chiesto loro come fosse nata l’idea di MUTER. “Siamo soliti intervenire sulla realtà con scenografie con ne alterano la percezione, rendendo uno spazio conosciuto difficile persino da riconoscere, ma senza mai privare ciascun luogo della propria capacità di raccontarsi. Il desiderio espresso da parte dell’azienda di essere più presente sul territorio e, allo stesso tempo, conosciuta all’interno della scena artistica locale – F / Art è solita collaborare con artisti che lavorano con la luce e offre una serie di servizi dedicati al supporto tecnico e assistenza alla realizzazione di opere da parte di artisti e designers affermati o emergenti – ci ha fortemente ispirato e così è nata questa idea di Museo non convenzionale.

Studio Tonnato in F/Art


Pensate che SMATH possa essere il primo passo verso la definizione di un nuovo tipo di relazione tra Arte e Impresa in Italia? Dal vostro punto di vista, quali elementi sono necessari affinché possa diventare un modello codificato e ripetibile?

“Può esserlo, certamente – risponde D20 Art Lab. Tuttavia, questi processi partecipativi su cui siamo focalizzati sono ancora qualcosa di abbastanza nuovo e non del tutto compreso, in Italia. Per far si che questa collaborazione con le imprese diventi un modello ripetibile, servono dei precedenti vincenti e SMATH sta giocando un ruolo fondamentale da questo punto di vista. […]

Da quando la nostra collaborazione con Electrolux è iniziata, abbiamo capito che per far si che questa relazione funzioni al meglio ci deve essere un chiaro desiderio da parte delle aziende di prendere parte attiva nel processo creativo e anche di accettare il rischio che può comportare. Innovare comporta sempre dei rischi. Da parte loro, gli artisti devono essere in grado di cogliere il momento giusto e devono essere flessibili nell’adattarsi ad un ambiente così diverso. Entrambe la parti devono mostrarsi disponibili a sedersi attorno allo stesso tavolo per discutere idee e progetti e anche per riallinearsi, quando necessario. Perché arte e impresa parlano linguaggi differenti, ma sorprendentemente condividono anche valori e obiettivi”.

“Credo che per far si che questo tipo di relazione collaborativa funzioni al meglio, deve trattarsi prima di tutto di un buon match. Non tutti gli artisti o impreso possono – o sono pronti a – collaborare in questo modo. Artista e impresa devono essere in grado di dare l’uno le risposte ai bisogni dell’altro. Dal mio punto di vista, quando un’impresa o un’organizzazione decide di investire in questo tipo di relazione, è soprattutto per comunicare all’esterno il loro lavoro in modo non convenzionale. E’ quindi importante che artista e impresa condividano gli stessi valori […] credo che si possa definire un accordo etico”

“Quello che stiamo adottando ora è un approccio completamente nuovo che non abbiamo mai sperimentato prima. Dalla nostra esperienza, quando gli artisti si rivolgono alle imprese solitamente è perché necessitano di prodotti o servizi. SMATH ha introdotto invece questo nuovo tipo di relazione dove imprese e artisti si ascoltano davvero l’un l’altro e questo può essere un grandissimo vantaggio, soprattutto per artisti emergenti come noi.  Sicuramente alle imprese viene richiesta una certa apertura mentale, soprattutto quando si tratta di arte contemporanea. Da parte loro, gli artisti devono essere in grado di raccontarsi al meglio.

In F / Art abbiamo trovato grande apertura mentale e abbiamo costruito rapidamente una relazione di fiducia e collaborazione” – conclude Studio Tonnato.

In conclusione, risulta evidente come il discorso economico odierno ruoti necessariamente intorno ai concetti chiave di creatività ed innovazione. Sen­za uno spirito imprenditoriale intraprendente, senza un continuo flusso di idee nuove e innovative capaci di affrontare i rapidi cambiamenti dell’economia contemporanea, le imprese troveranno difficoltà a sopravvivere.  Ci troviamo ora all’apice di qualcosa di altro, un nuovo e diverso sistema dove creatività, imprenditorialità e tecnologia insieme hanno il potenziale utile a creare un nuovo senso di comunità e, perché no, un nuovo concetto di impresa.

E’ chiaro, dunque, come SMATH non porti l’Arte nelle imprese come intervento decorativo o esclusivamente comunicativo, ma piuttosto l’“Art thinking” viene utilizzato per indagare il management e supportarlo, aiutando le imprese anche a comprendere e a raccontare le trasformazioni, i cambiamenti esterni e a cogliere nuove possibilità di sviluppo. (Fabrizio Panozzo)

Allo stesso tempo, diverse opportunità si stanno ora aprendo agli artisti in una nuova area di business  – con nuove possibilità che vanno ad aggiungersi alla loro attività di ricerca autonoma – e siamo tutti certamente molto curiosi di vedere quali risultati riusciranno a raggiungere.

Denise Bianco

SMATH project | english version

Questo contributo è stato redatto prima dell’emergenza dovuta alla diffusione del Corona Virus; attualmente l’azienda non svolge alcuna attività, in attesa della riapertura.

CultureFuture

CultureFuture

Tools for Culture è un’organizzazione non profit attiva nel campo della ricerca, della consulenza e della formazione per l’economia, il management e le politiche dell’arte e della cultura. Il suo obiettivo è contribuire a estrarre il valore dalle risorse creative e culturali, rafforzando il loro impatto sulla qualità della vita, stimolando la creazione e il consolidamento di un network di professionisti, imprese e competenze, e fornendo assistenza strategica e tecnica in campo culturale.