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Sono stato scritto il 25 aprile 2020

By 26 Aprile 2020 No Comments

Sono stato scritto all’anniversario della Liberazione dell’Italia dal nazifascismo.

Sono stato scritto a Roma durante una pandemia.

Sono stato scritto in quarantena.

Tutto sommato un bel momento per venire al mondo!

Sono entrato nella testa della mia autrice qualche giorno fa, me ne sono stato buono in un cantuccio del suo cervello, non ero altro che un agglomerato di parole sconnesse soffocate da pensieri più grandi e da una spessa coltre di ansia per un futuro incerto.

Questa mattina mi son svegliato!

Non so cosa sia successo, mi sono fatto grande tutto insieme, nella testa non ci stavo più e così sono nato. La mia stesura è stata difficile, il cursore del Pc è andato così tante volte avanti e indietro che non pensavo potessi essere scritto, eppure eccomi qui.

 

Oggi è il 25 aprile, la festa della Liberazione, non della libertà, né “La giornata dei caduti di tutte le guerre” come è stato recentemente proposto.

Oggi è il 25 Aprile è la festa della Resistenza, si celebra il sacrificio di chi ha resistito e combattuto il nazifascismo per restituire alle generazioni future un Paese libero e pluralista, Bella Ciao è il suo canto.

Era il 25 aprile 1945 quando i ragazzi del CLNAI (Comitato Liberazione Nazionale Alta Italia) e del CVL (Corpo Volontari della Libertà) insorsero liberando, progressivamente, il Nord d’Italia.

Sono passati 75 anni da allora, la testimonianza diretta e indiretta di quei giorni è affidata al ricordo dei superstiti. All’epoca dei fatti erano ventenni, adolescenti, o addirittura bambini che, nel rispetto della pluralità di pensiero, scelsero di combattere in difesa della libertà. Una generazione che della resistenza ha fatto la sua missione, costretta com’è a difendersi dagli attacchi di senatori e parlamentari della Repubblica Italiana che vorrebbero riscrivere la storia, mistificarla in favore di una sedicente unità nazionale.

Chissà quanti di quei, ragazzi e ragazze, bambini e bambine, in questi giorni sono morti in silenzio, soffocati dal virus, dall’omertà e dall’indifferenza di un presente ingrato. I nonni se ne sono andati portandosi seco la memoria storica di un passato che, seppur recente, non è mai stato così remoto.

Ci proviamo ma non riusciamo a contarli, non rientrano nei numeri ufficiali, sono stati seppelliti senza che nessuno appurasse la causa della loro morte, sono morti da soli.

Stando ai numeri forniti dall’Istituto Superiore di Sanità dal 1 febbraio al 14 aprile 2020 nelle oramai celebri RSA (Residenze Sanitarie Assistenziali) sono morte 6.773 persone (innanzitutto), anziane (poi), e di queste 2.724, il 40,2 %, a causa del Covid-19. Dati questi che però si riferiscono a un campione di sole 1.082 strutture sulle 4.630 censite in Italia. Una conta alla quale si devono aggiungere i deceduti non sottoposti a tampone e tutti gli anziani morti nelle case di riposo a gestione interamente privata.

Sarà la magistratura a chiarire perché all’interno di strutture, deputate alla cura e all’assistenza di quella che si è sempre saputo essere la fascia di popolazione più esposta al contagio, non siano stai attuati i necessari protocolli di profilassi e contenimento del virus.

Secondo il rapporto Istat nel 2020 gli over 65 rappresentano il 23,1% della popolazione, e, sebbene non siano più una forza produttiva, i “vecchi” sono, con un’incidenza sempre più alta, proporzionalmente all’innalzamento dell’età media della popolazione, la prima e sicuramente la più concreta forma di sostegno al reddito dei “giovani”. In pratica sono loro che pagano il conto a noi che stentiamo ancora a stare in piedi.

In virtù di tutto questo, del rispetto della storia che è conditio sine qua non per qualsivoglia politica culturale, oggi il mio pensiero va a coloro che questo Paese l’hanno fatto, a coloro che sono stati protagonisti e testimoni di un passato duro e vittime di un presente immemore, ai nonni.

Diletta Piermattei

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