Tam Teatromusica: quando il teatro per ragazzi si fa performance multimediale

Un weekend lungo, dal 16 al 19 febbraio, con un palinsesto dedicato ai migliori spettacoli per ragazzi nel loro portfolio: il racconto del TAM dedicato all’infanzia è passato anche per i teatri di Roma, parlando alle famiglie attraverso il linguaggio dell’arte.

Tam Teatromusica: quando il teatro per ragazzi si fa performance multimediale

 

“Picablo”, Alessandro Martinello  (Pic courtesy: Tam Teatro Musica)

Il TAM Teatromusica, compagnia fondata a Padova nel 1980 da Michele Sambin (docente dell’Università di Padova), Pierangela Allegro e Laurent Dupont, è una realtà che ormai ha una storia consolidata alle spalle. Focalizzato su una ricerca sperimentale legata alla performance artistica e ai linguaggi audiovisivi e nato per dialogare in stretta relazione con il proprio territorio d’origine, il progetto del TAM è oggi conosciuto a livello nazionale e raggiunge i teatri di tutta la penisola. Nella capitale, al Teatro Mongiovino sito in Circonvallazione Ostiense e al Teatro Ruota Libera all’interno della Centrale Preneste, i suoi interpreti sono approdati proponendo un teatro per ragazzi che racconta le storie di grandi artisti, come risultato di una poetica complessa addolcitasi negli anni per rivolgersi ai più piccoli. Senza mai rinunciare al proprio marchio di fabbrica: un linguaggio fatto di videoproiezioni, gestualità accentuata e movimenti a tempo di musica.

 

“Anima Blu”, Flavia Bussolotto e Marco Tizianel (Pic courtesy: Tam Teatro Musica)

 

“L’obiettivo è parlare a bambini e genitori insieme attraverso il linguaggio universale, ma personale, dell’emozione, e un modo per farlo è raccontando la storia dell’arte” spiega Flavia Bussolotto, oggi una dei principali interpreti del TAM insieme ad Alessandro Martinello. Gli spettacoli che vengono maggiormente proposti dalla compagnia sono infatti quelli della “Trilogia dei Pittori”, una serie che comprende “Picablo”, “Anima Blu” e “Verso Klee”, tre tributi dedicati rispettivamente a Pablo Picasso, Marc Chagall e Paul Klee. A questi si aggiungono “Ho un punto fra le mani”, dedicato a Vassily Kandinsky, e la più recente “Fiabesca”, piece teatrale che parte dalle illustrazioni di importanti disegnatori contemporanei per raccontare la fiaba intesa come archetipo narrativo. Una scelta, quella di portare l’arte all’attenzione dei più piccoli, che denota coraggio: “non è facile rendere comprensibili i contenuti dell’arte ai bambini, perché non ne hanno la conoscenza degli adulti. Ma nel loro caso c’è una decodificazione di quello che succede attraverso le sensazioni: segmento per segmento vivono l’esperienza artistica d’istinto e la fanno propria, la interiorizzano e la ricordano. Per questo noi la vogliamo proporre come un gioco dal vivo”.

Un gioco reso possibile soprattutto grazie al linguaggio multimediale, che completa una recitazione al limite della parola, fatta di suoni primordiali e pochi verbi essenziali. L’attore-performer si muove sul palcoscenico in una danza costante a tempo di musica e suoni cadenzati, interagendo con le immagini ritagliate dai quadri dei grandi pittori che vengono proiettate come personaggi sul fondale, spoglio e candido come una tela vuota: lo spazio della pittura. Con il proprio corpo i performer imbrattano la scenografia tracciando linee colorate fatte di luce, creando forme che a volte ricordano il figurativo ma che più volentieri sono astratte, libere. Sincronizzandosi con un’articolata strumentazione digitale che diventa così terzo protagonista, gli interpreti non sono più solo attori ma anche tecnici di scena, in una relazione sempre in tempo reale con la tecnologia che li accompagna. “La tavola grafica, per esempio, è uno strumento che utilizziamo spesso. Per noi è come la tavola del pittore: la relazione con il dispositivo avviene dal vivo, è come una marionetta digitale che si muove grazie al nostro tocco. Dobbiamo essere in grado di trovare un equilibrio tra il pathos della recitazione e la freddezza mentale delle manovre tecniche, perciò lo spettacolo non è mai uguale, è un risultato che cambia ogni volta”.

Una trasformazione importante rispetto agli esordi dei fondatori della compagnia, i cui primi spettacoli, dai contenuti e dal linguaggio fortemente concettuali, erano scritti ed eseguiti in prima persona da Michele Sambin e Pierangela Allegro e principalmente rivolti a un pubblico adulto, già “educato” all’arte contemporanea. Il teatro per ragazzi tuttavia è sempre stato una seconda anima per il TAM, oggi punto di arrivo naturale di un’evoluzione lunga trent’anni e di un passaggio graduale di consegne: “per noi il teatro per l’infanzia è prima di tutto condivisione con l’adulto, è un teatro ultra-generazionale dove ognuno vive la propria esperienza dentro lo spettacolo”. E in futuro? Il percorso del TAM non accenna a fermarsi ma continuerà su questa strada, secondo Flavia Bussolotto. “Stiamo coltivando relazioni con altri artisti teatrali come Antonio Panzuto, scenografo artigianale, e Rosanna Sfragara, attrice che lavora molto con la parola, per un progetto ministeriale che si chiama “Bottega d’Arte”. Abbiamo inoltre in cantiere uno spettacolo teatrale dedicato a Leonardo da Vinci per il cinquecentenario dalla morte nel 2019”. Tutto questo senza accantonare i progetti sulla città di Padova, che spaziano dal sociale con il “Teatrocarcere” a collaborazioni con il Comune, come l’ideazione del MMM – Museo Multimediale delle Mura. La propria storia, poi, rimane sempre un punto fermo a cui fare riferimento: i fondatori, nonché primi performer del TAM, ne dirigono ancora i progetti da dietro le quinte e sono disponibili a riproporre gli spettacoli del ricco archivio su richiesta.

 

 

Alice Bortolazzo

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