The Sleep_ers: voglio ricordarti così come sei

The Sleep_ers: voglio ricordarti così come sei

Si dice che la memoria sia indelebile e che un ricordo avrà per sempre la stessa intensità, lo stesso colore, come una stampa formato polaroid dell’esatto momento che abbiamo vissuto; possiamo incorniciarla, osservarla tutte le volte che vogliamo, chiuderla a chiave in un cassetto e tirarla fuori quando più ce ne conviene, giorni, mesi, anni dopo, con la piena certezza di trovarla sempre dove e come l’abbiamo vista l’ultima volta.
Ma è davvero così?
La memoria è davvero eternamente immobile nella sua essenza e nel passaggio del tempo?

Queste sono le domande di Antonella di Tillo, fotografa professionista che tre anni fa ha deciso di cominciare a rispondersi. Ogni giorno per due anni ha immortalato i volti fotografati di persone defunte che trovava casualmente durante visite in diversi cimiteri italiani; nessun criterio di selezione, una macchina fotografica, tanto desiderio di risposte. Le foto sono state poi pubblicate sulla sua pagina Instagram, una al giorno, con l’obiettivo di creare un sostenuto archivio della memoria e dare un volto a chi non c’è più, per combattere la caducità e finitezza dell’essere umano.

Nasce così il progetto The Sleep_ers, una riflessione sul processo di metamorfosi e distorsione della memoria. Pensiamo a quante volte siamo tornati indietro a un episodio, magari a distanza di qualche giorno, poi qualche anno. Io per prima non ho la stessa percezione della realtà (né del ricordo) di quando per la prima volta ho pensato al momento più bello della mia vita, o il più brutto.

È perciò il tempo la matrice prima di questa metamorfosi; il tempo, e con esso l’esperienza, filtrano la memoria, invecchiano le immagini e ne accumulano di altre, una sopra l’altra, finché il ricordo di oggi non è più nemmeno come ce lo ricordavamo prima, né uguale alla realtà.

Se le parole sono troppo poco efficaci per spiegarlo, le immagini possono farlo molto meglio. Antonella ha rielaborato le sue fotografie con un sintetizzatore video-analogico per realizzare delle immagini che si allontanano molto dalla realtà, suggerendo così un processo di distruzione e distorsione ad alto impatto visivo molto simile a quello che accade nella nostra mente; lei lo chiama riprogrammazione della realtà.

Questo progetto sarà in esposizione in una video-installazione site specific presso il Cimitero della Certosa a Bologna, in occasione di Arte Fiera-Art City 2019, precisamente venerdì 1 febbraio dalle ore 18:30 alle ore 20:30 e sabato 2 febbraio dalle ore 18:30 alle ore 21:30. L’ingresso è libero e non è necessaria la prenotazione e sarà possibile accedervi ogni 30 minuti in piccoli gruppi. L’installazione è il risultato della somma del lavoro di Antonella con quello del sound artist Marcello Dalcampo, che ha contribuito all’esposizione tramite la programmazione e creazione del suono che sposa perfettamente le fotografie di Antonella. Si tratta di un ticchettio di molteplici orologi, anch’esso distorto e manipolato nel rumore e nel ritmo, per sottolineare l’impatto e il segno, a volte sottovalutati, del tempo sulle nostre vite.

L’esposizione è promossa e sostenuta dall’associazione Amici della Certosa e dal Museo Civico del Risorgimento.
Antonella ha un suo blog personale in cui raccoglie ed espone le fotografie che segnano la sua evoluzione, sia come professionista che come artista. I suoi scatti trasudano una ricerca intima sul tema dell’abbandono, in senso fisico e lato. I soggetti che più le interessano sono i luoghi decadenti e non più utilizzati e utilizzabili, lasciati in balìa degli eventi e dello scorrere del tempo, forse nella speranza un giorno di non ricordarceli più.

Personalmente sono molto curiosa e impaziente di vedere il frutto del lavoro di Antonella dal vivo, soprattutto sapendo essere il coronamento di una lunga ricerca che tocca le corde della soggettività dell’artista stessa. Ho avuto il piacere di conoscere profondamente le motivazioni ancestrali del suo lavoro e ho preso atto di una tematica a cui finora non avevo particolarmente prestato attenzione.

Recentemente ho ripreso in mano il romanzo Norvegian Wood di Murakami, libro a me particolarmente caro, che proprio nelle prime pagine tratta il tema della memoria, con queste parole:
“Il dubbio che tutti i miei ricordi più preziosi, accumulati in qualche zona buia del mio corpo, in una specie di limbo della memoria, si stiano trasformando in una massa fangosa.
Però, comunque siano ridotti, sono l’unica cosa che possiedo.”

Strana cosa le coincidenze.
Ritengo la mia vita scandita da un tempo sufficientemente veloce da non lasciare spazio alla riflessione regolare sul mio passato e vissuto, forse invece è più questione di carattere e sono semplicemente proiettata al futuro.
Ma l’opportunità di scrivere per Antonella riguardo un tema estraneo alla mia quotidianità mi ha portato a fermarmi (e anche a guardare qualche foto di quando ero bambina). Antonella mi ha parlato dell’importanza che dedica al ricordo dei propri cari che non ci sono più e allo sforzo di mantenerne limpido il ricordo; ci rifletto da giorni e tuttora credo di non riuscire a capirne a pieno la difficoltà, ma certamente grazie a lei ora mi è chiara l’importanza.

Ho anche sbirciato in anticipo qualche sua fotografia rielaborata tra quelle esposte nei prossimi giorni al cimitero della Certosa. A primo impatto e con una analisi estremamente superficiale quasi è impercettibile la figura umana, tanto ne è modificato il tratto semantico e il profilo di ogni ritratto.
La scomposizione della fotografia e l’ alterazione dei colori creano uno scenario fantastico, illusorio ed esterno alle misure di spazio e tempo universalmente accettate; sembra davvero derivare da un’altra dimensione. Inoltre, trovo personalmente di estremo gusto estetico la concordanza del bianco e nero delle fotografie originali sovrapposto ai colori accesi – quasi fosforescenti, psichedelici – originati dal sintetizzatore. Credo che l’artista non potesse scegliere supporto migliore della fotografia, che ha plasmato e ordinato nella sua natura a suo piacimento proprio come un creatore di realtà virtuale.

Auguro ad Antonella di trovare quello che sta cercando e di riuscire a trasmettere al pubblico la sua passione e ciò in cui crede, con la stessa intensità e la stessa efficacia con cui l’ha spiegato a me. E auguro a me stessa di “tenere insieme i pezzi”, che non significa vivere nel passato, congelare o mummificare la memoria, ma darle il giusto peso e importanza, avendo sempre in mente che tutto si trasforma inevitabilmente con me, e che l’unica realtà oggettiva è perciò il mio presente.

 

Gaia Bernabè

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